ISLAM. LEADER MODERATO CHIEDE MORATORIA SU PENA DI MORTE E PUNIZIONI CORPORALI
in nome dei principi dell'Islam, i musulmani moderati hanno lanciato un ''appello per una moratoria immediata nel mondo musulmano'' sulla pena di morte e sulle punizioni corporali inflitte in base alla sharia.
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in nome dei principi dell'Islam, i musulmani moderati hanno lanciato un ''appello per una moratoria immediata nel mondo musulmano'' sulla pena di morte e sulle punizioni corporali inflitte in base alla sharia.
L'appello, scritto dall'islamista Tariq Ramadan, docente universitario svizzero e presidente dell'European muslim network, e' stato pubblicato da numerosi quotidiani europei e americani, oltre che dai giornali arabi al-Hayat e al-Ahram.
Ramadan si rivolge direttamente agli ulema - i dottori in teologia e diritto - e ai musulmani occidentali e dei paesi islamici affinché si apra una riflessione ''a partire dai propri riferimenti e dalle dinamiche endogene alle societa' stesse'', sull'uso violento della 'sharia' contro i piu' deboli.
Questa applicazione violenta della legge islamica, sottolinea l'appello, e' fonte di condanne totali da parte dell'Occidente, ma divide anche il mondo musulmano e gli stessi ulema, che della sharia sono i depositari e gli interpreti.
''L'applicazione della sharia - scrive Ramadan - e' strumentalizzata oggi da poteri repressivi che se la prendono con le donne, con i poveri e con i loro oppositori politici, in un vuoto giuridico quasi totale in cui si moltiplicano le esecuzione sommarie di accusati senza difesa, senza avvocati e di cui non si rispetta la dignita' umana''.
La coscienza musulmana contemporanea non puo' accettare, aggiunge, ''questa denegata giustizia''. Nella comunita' degli ulema, sottolinea Ramadan, non c'e' accordo ''circa il contenuto dei testi che si riferiscono a queste pratiche''; e tra le popolazioni musulmane che spesso non hanno accesso ai testi, la fedelta' all'islam e' identificata con le rigorose pene corporali.
L'appello ad una moratoria dunque vuole avere il doppio vantaggio di far cessare subito queste pratiche violente ''in nome dell'esigenza di giustizia propria dell'Islam'' e di iniziare ''una riflessione
di fondo sul senso e le condizioni della sharia oggi''.
Non si tratta di negare, scrive ancora Ramadan, l'esistenza delle fonti scritturali islamiche che riguardano la svaria, ma di discuterne dall'interno e capire ''cio' che oggi puo' ancora venire applicato o invece deve cessare di esserlo''.
''L'evoluzione della mentalita' nel mondo musulmano non si fara' che grazie a tale dibattito''.
L'appello, scritto dall'islamista Tariq Ramadan, docente universitario svizzero e presidente dell'European muslim network, e' stato pubblicato da numerosi quotidiani europei e americani, oltre che dai giornali arabi al-Hayat e al-Ahram.
Ramadan si rivolge direttamente agli ulema - i dottori in teologia e diritto - e ai musulmani occidentali e dei paesi islamici affinché si apra una riflessione ''a partire dai propri riferimenti e dalle dinamiche endogene alle societa' stesse'', sull'uso violento della 'sharia' contro i piu' deboli.
Questa applicazione violenta della legge islamica, sottolinea l'appello, e' fonte di condanne totali da parte dell'Occidente, ma divide anche il mondo musulmano e gli stessi ulema, che della sharia sono i depositari e gli interpreti.
''L'applicazione della sharia - scrive Ramadan - e' strumentalizzata oggi da poteri repressivi che se la prendono con le donne, con i poveri e con i loro oppositori politici, in un vuoto giuridico quasi totale in cui si moltiplicano le esecuzione sommarie di accusati senza difesa, senza avvocati e di cui non si rispetta la dignita' umana''.
La coscienza musulmana contemporanea non puo' accettare, aggiunge, ''questa denegata giustizia''. Nella comunita' degli ulema, sottolinea Ramadan, non c'e' accordo ''circa il contenuto dei testi che si riferiscono a queste pratiche''; e tra le popolazioni musulmane che spesso non hanno accesso ai testi, la fedelta' all'islam e' identificata con le rigorose pene corporali.
L'appello ad una moratoria dunque vuole avere il doppio vantaggio di far cessare subito queste pratiche violente ''in nome dell'esigenza di giustizia propria dell'Islam'' e di iniziare ''una riflessione
di fondo sul senso e le condizioni della sharia oggi''.
Non si tratta di negare, scrive ancora Ramadan, l'esistenza delle fonti scritturali islamiche che riguardano la svaria, ma di discuterne dall'interno e capire ''cio' che oggi puo' ancora venire applicato o invece deve cessare di esserlo''.
''L'evoluzione della mentalita' nel mondo musulmano non si fara' che grazie a tale dibattito''.
— FONTI
- (Fonti: ANSAmed, 30 marzo 2005)
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