IRAQ. PROCESSO SADDAM, PER EX GIUDICE CONDANNE A MORTE ‘IN ACCORDO CON LA LEGGE’
Awad al-Bandar, capo del Tribunale Rivoluzionario nel regime di Saddam Hussein, ha riconosciuto di aver emesso le condanne a morte nei confronti dei 148 sciiti del villaggio di Dujail.
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Awad al-Bandar, capo del Tribunale Rivoluzionario nel regime di Saddam Hussein, ha riconosciuto di aver emesso le condanne a morte nei confronti dei 148 sciiti del villaggio di Dujail.
Sostiene che gli imputati avessero ricevuto un processo “in accordo con la legge” e confessato il tentativo di uccidere Saddam.
L’ex dittatore iracheno e altri sette gerarchi sono attualmente sotto processo per l’omicidio dei 148 sciiti e per la detenzione illegale e la tortura di centinaia di altre persone, a seguito del fallito attentato. Se riconosciuti colpevoli, gli otto imputati potrebbero essere condannati all’impiccagione.
In occasione del processo del 1984 - ha detto l’ex capo del Tribunale Rivoluzionario - gli imputati sciiti erano tutti presenti con i loro avvocati difensori. “Eravamo in guerra contro l’Iran, ha detto al-Bandar, ed hanno confessato di aver eseguito ordini provenienti dall’Iran”.
La pubblica accusa ha presentato documenti dei servizi segreti dell’epoca secondo i quali diversi dei 148 imputati morirono nel corso degli interrogatori, prima di poter essere processati.
Sostiene che gli imputati avessero ricevuto un processo “in accordo con la legge” e confessato il tentativo di uccidere Saddam.
L’ex dittatore iracheno e altri sette gerarchi sono attualmente sotto processo per l’omicidio dei 148 sciiti e per la detenzione illegale e la tortura di centinaia di altre persone, a seguito del fallito attentato. Se riconosciuti colpevoli, gli otto imputati potrebbero essere condannati all’impiccagione.
In occasione del processo del 1984 - ha detto l’ex capo del Tribunale Rivoluzionario - gli imputati sciiti erano tutti presenti con i loro avvocati difensori. “Eravamo in guerra contro l’Iran, ha detto al-Bandar, ed hanno confessato di aver eseguito ordini provenienti dall’Iran”.
La pubblica accusa ha presentato documenti dei servizi segreti dell’epoca secondo i quali diversi dei 148 imputati morirono nel corso degli interrogatori, prima di poter essere processati.
— FONTI
- (Fonti: AP, 13/03/2006)
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