IRAQ: NESSUNO TOCCHI CAINO, NON DEPORTARE I RIFUGIATI IRANIANI DI ASHRAF
Il segretario dell'associazione radicale Nessuno tocchi Caino ha inviato al Primo Ministro iracheno, Nouri
1 MIN DI LETTURA

Il segretario dell'associazione radicale Nessuno tocchi Caino ha inviato al Primo Ministro iracheno, Nouri al-Maliki, una lettera-appello nella quale si dice "molto preoccupato" dal progetto del governo iracheno di smantellamento del campo di Ashraf dove sono rifugiati circa 3.500 Mojahedin del Popolo Iraniano e di una loro probabile deportazione in Iran.
Secondo Nessuno tocchi Caino, le intenzioni del Governo iracheno sarebbero state chiaramente manifestate una settimana fa dal Consigliere per la Sicurezza Nazionale, Mouwaffaq Al-Rubaie, il quale dopo una visita a Camp Ashraf avrebbe dichiarato pubblicamente che il governo iracheno 'continua a perseguire il suo piano di chiusura del campo e deportazione dei residenti nel proprio paese o in un paese terzo.'
"La realizzazione di un tale proposito comporterebbe una catastrofe umanitaria, dal momento che i membri dell'opposizione iraniana, se rimpatriati, rischierebbero la tortura e l'esecuzione ad opera del regime dei mullah," scrive D'Elia ad al-Maliki nella lettera in cui si ricorda anche come la protezione di Ashraf è oggi assicurata, secondo la Quarta Convenzione di Ginevra, dalle forze americane in Iraq.
"I residenti di Ashraf – continua D'Elia - devono continuare a ricevere la protezione dei militari americani finchè essi rimarranno in Iraq e, poi, devono essere effettivamente protetti dal governo iracheno."
"Questo è anche quanto – ricorda D'Elia – hanno sottolineato autorevoli organismi internazionali come l'Alto Commissario Onu per i Rifugiati, l'Alto Commissario Onu per i Diritti Umani e la stessa Croce Rossa Internazionale."
Secondo Nessuno tocchi Caino, le intenzioni del Governo iracheno sarebbero state chiaramente manifestate una settimana fa dal Consigliere per la Sicurezza Nazionale, Mouwaffaq Al-Rubaie, il quale dopo una visita a Camp Ashraf avrebbe dichiarato pubblicamente che il governo iracheno 'continua a perseguire il suo piano di chiusura del campo e deportazione dei residenti nel proprio paese o in un paese terzo.'
"La realizzazione di un tale proposito comporterebbe una catastrofe umanitaria, dal momento che i membri dell'opposizione iraniana, se rimpatriati, rischierebbero la tortura e l'esecuzione ad opera del regime dei mullah," scrive D'Elia ad al-Maliki nella lettera in cui si ricorda anche come la protezione di Ashraf è oggi assicurata, secondo la Quarta Convenzione di Ginevra, dalle forze americane in Iraq.
"I residenti di Ashraf – continua D'Elia - devono continuare a ricevere la protezione dei militari americani finchè essi rimarranno in Iraq e, poi, devono essere effettivamente protetti dal governo iracheno."
"Questo è anche quanto – ricorda D'Elia – hanno sottolineato autorevoli organismi internazionali come l'Alto Commissario Onu per i Rifugiati, l'Alto Commissario Onu per i Diritti Umani e la stessa Croce Rossa Internazionale."
— FONTI
- (Fonti: NtC, 29/12/2008)
CONTINUA A LEGGERE
TUTTE LE NOTIZIE · PENA DI MORTE Sullo stesso fronte

PENA DI MORTE12 AGOSTO 2026
Iraq: 14 donne nel braccio della morte di Al-Sulaymaniyah

PENA DI MORTE11 AGOSTO 2026
Siria: ex presidente Assad condannato a morte in contumacia

PENA DI MORTE11 AGOSTO 2026
Il Libano diventa il primo Paese del Medio Oriente ad abolire la pena di morte

PENA DI MORTE11 AGOSTO 2026
Cina: ex alto funzionario condannato a morte con pena sospesa

PENA DI MORTE10 AGOSTO 2026
USA - La pena di morte è ora sostenuta dal 66% degli americani

PENA DI MORTE9 AGOSTO 2026
