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IRAQ

IRAQ: CONFERMATA LA CONDANNA A MORTE CONTRO IL ‘BOIA DELL'ANFAL’ AL-TIKRITI

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La Corte Federale di Cassazione irachena il 2 luglio 2026 ha confermato la condanna all’impiccagione di Ajaj Ahmed Hardan al-Tikriti per genocidio e crimini contro i detenuti curdi, avvenuti nel carcere di Nugra al-Salman durante la campagna di “Anfal”.

Il presidente della Corte, il giudice Saad al-Lami, ha dichiarato all'Agenzia di Stampa Irachena che la condanna è stata confermata in quanto è stata accertata la responsabilità di al-Tikriti per il genocidio ai danni di civili curdi disarmati. Ha aggiunto che il fascicolo sarà trasmesso alla Presidenza per un decreto di approvazione dell'esecuzione.

Al-Lami ha affermato che al-Tikriti ha commesso gravi crimini contro i detenuti di Nugra al-Salman, tra cui privazione di cibo, privazione di acqua, torture e stupri di diverse donne, che hanno costituito la base della condanna.

Per molti sopravvissuti, al-Tikriti rappresenta i crimini che sono stati commessi dal regime baathista contro la popolazione curda. L'ex funzionario era uno dei più noti responsabili del carcere di Nugra al-Salman, nella provincia meridionale irachena di Muthanna.

Il carcere, situato nel deserto, rimane per i sopravvissuti sinonimo di torture sistematiche, fame, isolamento ed esecuzioni extragiudiziali. Molti curdi deportati durante la cosiddetta campagna di Anfal sono scomparsi lì o sono stati sottoposti a gravi abusi. I sopravvissuti descrivono percosse quotidiane, umiliazioni e violenze psicologiche all'interno del complesso carcerario.

Dopo la caduta del regime baathista, al-Tikriti è riuscito a rimanere nascosto per anni. Solo dopo lunghe indagini è stato arrestato lo scorso anno dalle forze di sicurezza irachene.

Già all'apertura del processo, lo scorso maggio, decine di testimoni e parenti hanno deposto davanti alla corte. Molti si sono recati a Baghdad da diverse parti del Kurdistan per testimoniare contro l'ex funzionario. Il procedimento è stato seguito con attenzione da numerosi media e organizzazioni per i diritti umani ed è considerato uno dei processi più significativi degli ultimi tempi per affrontare i crimini dell'Operazione Anfal attraverso mezzi legali.

L'"Operazione Anfal" è considerata uno dei più grandi crimini contro l'umanità dalla Seconda Guerra Mondiale. Con questo nome, il regime di Saddam Hussein ha condotto campagne genocidarie contro la popolazione curda e le minoranze cristiane nel Kurdistan meridionale (Iraq settentrionale) tra il 1986 e il 1989, in otto fasi.

"Anfal", che significa "bottino di guerra", si riferisce all'ottava sura del Corano, che tratta della guerra contro gli "infedeli". L'operazione raggiunse il suo apice nel 1988. In soli sei mesi, circa 182.000 persone furono uccise con il pretesto della "contro-insurrezione". Milioni di altre persone furono ferite, sfollate o deportate nei campi, dove molte morirono di fame, malattie e mancanza di beni di prima necessità.

Migliaia di donne e ragazze furono rapite. Oltre 4.000 villaggi, 1.800 scuole, 300 ospedali, 3.000 moschee e 27 chiese furono distrutti. L'uso di armi chimiche è stato documentato in almeno 42 casi.

L'attenzione internazionale si è concentrata in particolare sull'attacco chimico avvenuto ad Halabja il 16 marzo 1988, in cui più di 5.000 persone furono uccise in un solo giorno. In questo contesto, anche l'attacco a Sardasht, nel Kurdistan orientale, dove il 28 giugno 1987 fu lanciato “gas mostarda” (iprite) su aree residenziali, divenne ampiamente noto.

Per molti sopravvissuti e familiari, la sentenza contro al-Tikriti rappresenta un raro momento di giustizia. Numerosi responsabili dei crimini di Anfal sono riusciti a sottrarsi al processo per decenni.

Per molti la condanna a morte non è intesa solo come punizione per un singolo colpevole, ma anche come riconoscimento della sofferenza patita da migliaia di famiglie curde. Molte famiglie colpite sperano che vengano identificati e portati davanti alla giustizia altri individui coinvolti nel genocidio.

 

FONTI
  • (Fonte: ANF, 02/07/2026)