IRAN. PRESTO GIUSTIZIATA PER OMICIDIO COMMESSO A 13 ANNI
una donna sta per essere impiccata in Iran per un omicidio che avrebbe commesso all’età
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una donna sta per essere impiccata in Iran per un omicidio che avrebbe commesso all’età di 13 anni.
Si tratta di Soghra Molaii Najafpour, oggi 31enne, condannata a morte per aver ucciso il piccolo figlio di quello che all’epoca era il suo datore di lavoro.
All’età di nove anni, Soghra era stata mandata a lavorare come domestica nella città settentrionale di Rasht, sul Mar Caspio. In un primo momento la ragazza avrebbe ammesso l’omicidio di Amir, di otto anni, ritirando in seguito la sua confessione.
In carcere ormai da 18 anni, Soghra si trova in isolamento dall’età di 17 anni.
Si è salvata una prima volta dall’esecuzione poiché la madre di Amir, non potendo assistere all’esecuzione, ne ha chiesto il rinvio.
Secondo il sito web SaveDelara.com, attivo nella difesa dei diritti umani, la ragazza sarebbe stata liberata da un tribunale di Rasht su cauzione pari a circa 6.000 dollari. Appresa questa notizia, i parenti della vittima hanno subito inoltrato richiesta di applicazione della condanna a morte.
Sempre secondo SaveDelara.com, all’epoca in cui Soghra prestava servizio come cameriera a Rasht, sarebbe stata più volte violentata dal padre di Amir. Il giorno della morte del bambino, Soghra, allora 13 enne, stava subendo l’ennesimo stupro da parte dell’uomo, quando sulla scena sarebbe arrivato all’improvviso Amir.
Per cacciare via il figlio, l’uomo lo avrebbe spinto facendogli battere violentemente il capo contro il muro.
Si tratta di Soghra Molaii Najafpour, oggi 31enne, condannata a morte per aver ucciso il piccolo figlio di quello che all’epoca era il suo datore di lavoro.
All’età di nove anni, Soghra era stata mandata a lavorare come domestica nella città settentrionale di Rasht, sul Mar Caspio. In un primo momento la ragazza avrebbe ammesso l’omicidio di Amir, di otto anni, ritirando in seguito la sua confessione.
In carcere ormai da 18 anni, Soghra si trova in isolamento dall’età di 17 anni.
Si è salvata una prima volta dall’esecuzione poiché la madre di Amir, non potendo assistere all’esecuzione, ne ha chiesto il rinvio.
Secondo il sito web SaveDelara.com, attivo nella difesa dei diritti umani, la ragazza sarebbe stata liberata da un tribunale di Rasht su cauzione pari a circa 6.000 dollari. Appresa questa notizia, i parenti della vittima hanno subito inoltrato richiesta di applicazione della condanna a morte.
Sempre secondo SaveDelara.com, all’epoca in cui Soghra prestava servizio come cameriera a Rasht, sarebbe stata più volte violentata dal padre di Amir. Il giorno della morte del bambino, Soghra, allora 13 enne, stava subendo l’ennesimo stupro da parte dell’uomo, quando sulla scena sarebbe arrivato all’improvviso Amir.
Per cacciare via il figlio, l’uomo lo avrebbe spinto facendogli battere violentemente il capo contro il muro.
— FONTI
- (Fonti: AKI, 16/07/2008)
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