IRAN: IMPICCATA PER OMICIDIO RIVALE IN AMORE
una donna di 35 anni, Shahla Jahed, è stata impiccata in Iran dopo essere stata
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una donna di 35 anni, Shahla Jahed, è stata impiccata in Iran dopo essere stata riconosciuta colpevole dell’omicidio di una rivale in amore.
L’esecuzione è avvenuta alle 5 di mattina nel carcere di Evin a Teheran, dove la donna era rinchiusa da otto anni.
Nel 2004 Shahla, che era la «moglie a tempo» di un famoso ex calciatore iraniano, Nasser Mohammad Khani, era stata condannata a morte per aver ucciso con un coltello Laleh Saharkhizan, moglie “permanente” dell’ex attaccante della nazionale.
Il «matrimonio temporaneo» è un tipo di unione prevista dal diritto islamico sciita che dura per un certo periodo di tempo (da poche ore a decenni), spesso usata per evitare l’accusa di adulterio.
Il giorno prima dell’esecuzione, Amnesty International aveva chiesto alle autorità iraniane di fermare l’esecuzione, considerati i “motivi validi che suggeriscono una possibile errata condanna della donna”.
Amnesty ha fatto presente che nel 2008 la magistratura aveva annullato il verdetto e disposto nuove indagini, citando “errori procedurali”. Tuttavia nel febbraio 2009 Shahla era stata nuovamente condannata a morte.
Testimoni riferiscono che Shahla abbia pianto mentre veniva portata al patibolo. L’esecuzione sarebbe stata effettuata dagli stessi familiari della donna uccisa.
L’esecuzione è avvenuta alle 5 di mattina nel carcere di Evin a Teheran, dove la donna era rinchiusa da otto anni.
Nel 2004 Shahla, che era la «moglie a tempo» di un famoso ex calciatore iraniano, Nasser Mohammad Khani, era stata condannata a morte per aver ucciso con un coltello Laleh Saharkhizan, moglie “permanente” dell’ex attaccante della nazionale.
Il «matrimonio temporaneo» è un tipo di unione prevista dal diritto islamico sciita che dura per un certo periodo di tempo (da poche ore a decenni), spesso usata per evitare l’accusa di adulterio.
Il giorno prima dell’esecuzione, Amnesty International aveva chiesto alle autorità iraniane di fermare l’esecuzione, considerati i “motivi validi che suggeriscono una possibile errata condanna della donna”.
Amnesty ha fatto presente che nel 2008 la magistratura aveva annullato il verdetto e disposto nuove indagini, citando “errori procedurali”. Tuttavia nel febbraio 2009 Shahla era stata nuovamente condannata a morte.
Testimoni riferiscono che Shahla abbia pianto mentre veniva portata al patibolo. L’esecuzione sarebbe stata effettuata dagli stessi familiari della donna uccisa.
— FONTI
- (Fonti: Afp, IHR, 01/12/2010)
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