IRAN. GIOVANE GAY CONDANNATO A MORTE
un giovane gay iraniano è stato condannato a morte per il reato di "lavat" (letteralmente, sodomia), per aver
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un giovane gay iraniano è stato condannato a morte per il reato di "lavat" (letteralmente, sodomia), per aver intrattenuto, all'età di 13 anni, rapporti sessuali con un altro ragazzo. Lo denuncia il Gruppo EveryOne, secondo cui la condanna a morte nei confronti di Makwan Moloudzadeh, che oggi ha 21 anni, è stata emessa presso il carcere della città di Kermanshah, dove il giovane è detenuto da tempo.
"Da oggi, ogni giorno potrebbe essere l'ultimo per Makwan, dal momento che i giudici iraniani comunicano alla famiglia il luogo e il momento dell’esecuzione solo la sera prima della stessa", avvertono gli esponenti di EveryOne.
"E' necessaria un'azione internazionale di protesta immediata, che coinvolga il Governo Italiano, il Parlamento Europeo e tutta la società civile. Dobbiamo far sentire in Iran le nostre voci e chiedere che Makwan viva. Makwan è innocente e la colpa per cui è stato condannato è la sua omosessualità", continua EveryOne.
Il 15 novembre scorso, il giovane aveva ottenuto la sospensione della sentenza di morte dal capo del Dipartimento di Giustizia iraniano, l'Ayatollah Seyed Mahmoud Hashemi Shahrudi. Il giudice aveva definito la sentenza – emessa in prima istanza il 7 giugno scorso dalla prima camera del tribunale penale di Kermanshah e successivamente confermata l'1 agosto – "una violazione dei precetti islamici e delle leggi morali terrene". Shahrudi aveva quindi ordinato il riesame del caso, conclusosi oggi con la condanna capitale.
"Abbiamo sperato che l'Iran mostrasse compassione per Makwan", continua EveryOne, "ma la campagna per la vita di Makwan condotta da migliaia di attivisti GLBT in tutto il mondo è rimasta inascoltata”.
Il Gruppo EveryOne (www.everyonegroup.com) chiede a tutti di inviare al Ministro della Giustizia e al Presidente dell'Iran cartoline, lettere ed e-mail con la scritta “noi amiamo Makwan. Makwan e' innocente”, affinche' le autorità iraniane “sappiano che uccidono un innocente”.
"Da oggi, ogni giorno potrebbe essere l'ultimo per Makwan, dal momento che i giudici iraniani comunicano alla famiglia il luogo e il momento dell’esecuzione solo la sera prima della stessa", avvertono gli esponenti di EveryOne.
"E' necessaria un'azione internazionale di protesta immediata, che coinvolga il Governo Italiano, il Parlamento Europeo e tutta la società civile. Dobbiamo far sentire in Iran le nostre voci e chiedere che Makwan viva. Makwan è innocente e la colpa per cui è stato condannato è la sua omosessualità", continua EveryOne.
Il 15 novembre scorso, il giovane aveva ottenuto la sospensione della sentenza di morte dal capo del Dipartimento di Giustizia iraniano, l'Ayatollah Seyed Mahmoud Hashemi Shahrudi. Il giudice aveva definito la sentenza – emessa in prima istanza il 7 giugno scorso dalla prima camera del tribunale penale di Kermanshah e successivamente confermata l'1 agosto – "una violazione dei precetti islamici e delle leggi morali terrene". Shahrudi aveva quindi ordinato il riesame del caso, conclusosi oggi con la condanna capitale.
"Abbiamo sperato che l'Iran mostrasse compassione per Makwan", continua EveryOne, "ma la campagna per la vita di Makwan condotta da migliaia di attivisti GLBT in tutto il mondo è rimasta inascoltata”.
Il Gruppo EveryOne (www.everyonegroup.com) chiede a tutti di inviare al Ministro della Giustizia e al Presidente dell'Iran cartoline, lettere ed e-mail con la scritta “noi amiamo Makwan. Makwan e' innocente”, affinche' le autorità iraniane “sappiano che uccidono un innocente”.
— FONTI
- (Fonti: everyonegroup.com, Aki, 04/12/2007)
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