IRAN. ESECUZIONE FERMATA DA CAPO MAGISTRATURA
E’ stata fermata in Iran l’esecuzione di un giovane gay accusato di diversi stupri che avrebbe
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E’ stata fermata in Iran l’esecuzione di un giovane gay accusato di diversi stupri che avrebbe commesso all’età di 13 anni. Lo rende noto il Comitato internazionale diritti umani Gay e Lesbiche (IGLRC), con sede a New York, precisando che la condanna a morte di Makvan Mouloodzadeh, oggi 21enne, è stata annullata dal capo della magistratura iraniana, Ayatollah Seyed Mahmoud Hashemi Shahrudi, che l’ha ritenuta contraria ai precetti islamici, ai decreti di eminenti religiosi sciiti e alle leggi in vigore nel paese.
L’Ayatollah Shahrudi ha quindi ordinato la ripetizione del processo.
“Si tratta di una affermazione dei diritti umani, grazie all’efficacia della protesta internazionale”, ha detto Paula Ettelbrick, direttore esecutivo di IGLHRC, che il 5 novembre scorso ha inoltrato una lettera alle autorità di Teheran chiedendo di fermare l’esecuzione.
Secondo l’Organizzazione, il caso di Mouloodzadeh presenta numerosi dubbi: nonostante nessuno lo abbia mai accusato di stupro, il tribunale ha deciso diversamente; tutti i soggetti coinvolti nel caso hanno detto in tribunale che quanto da loro dichiarato nel corso delle indagini è stato estorto o non corrisponde al vero; anche le indagini risultano piene di irregolarità procedurali.
Considerando che in questo caso la condanna a morte ha violato sia il diritto internazionale che il codice penale della Repubblica Islamica, il IGLHRC ha preso l’iniziativa in favore del giovane omosessuale.
L’Ayatollah Shahrudi ha quindi ordinato la ripetizione del processo.
“Si tratta di una affermazione dei diritti umani, grazie all’efficacia della protesta internazionale”, ha detto Paula Ettelbrick, direttore esecutivo di IGLHRC, che il 5 novembre scorso ha inoltrato una lettera alle autorità di Teheran chiedendo di fermare l’esecuzione.
Secondo l’Organizzazione, il caso di Mouloodzadeh presenta numerosi dubbi: nonostante nessuno lo abbia mai accusato di stupro, il tribunale ha deciso diversamente; tutti i soggetti coinvolti nel caso hanno detto in tribunale che quanto da loro dichiarato nel corso delle indagini è stato estorto o non corrisponde al vero; anche le indagini risultano piene di irregolarità procedurali.
Considerando che in questo caso la condanna a morte ha violato sia il diritto internazionale che il codice penale della Repubblica Islamica, il IGLHRC ha preso l’iniziativa in favore del giovane omosessuale.
— FONTI
- (Fonti: UKgaynews.org, 14/11/2007)
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