IRAN. APOSTASIA, VERSO LA PENA DI MORTE OBBLIGATORIA
il Parlamento iraniano si è espresso a larghissima maggioranza in favore del nuovo codice penale che, tra le altre cose, rende obbligatoria la pena di morte per gli apostati.
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il Parlamento iraniano si è espresso a larghissima maggioranza in favore del nuovo codice penale che, tra le altre cose, rende obbligatoria la pena di morte per gli apostati. Sebbene la Sharia punisse già con la morte l'apostasia, la legge iraniana non aveva ancora stabilito la condanna a morte per questo tipo di 'reato', lasciando tuttavia questo tipo di condanna alla discrezionalità del giudice. Da questo punto di vista, quindi, la nuova norma metterebbe i codici iraniani in linea con la legge islamica.
Il testo, approvato con 196 voti a favore, 7 contro e 2 astensioni, presenta una lista di reati già punibili con la pena di morte, tra cui stupro, rapina a mano armata e apostasia, aggiungendo a questi la "creazione di siti internet e blog che promuovono corruzione, prostituzione e apostasia." Tra le altre fattispecie considerate reati capitali dalla nuova legge figurano anche la stregoneria, l'eresia e la chiromanzia, che prima erano proibiti ma non considerati reati.
Chi viene riconosciuto colpevole di questi 'crimini' - dice il testo - "deve essere punito in quanto 'mohareb' (nemico di Dio) e 'corrotto sulla Terra'," casi per i quali la legge iraniana prevede in genere "l'impiccagione, l'amputazione della mano destra e del piede sinistro, oltre all'esilio." La proposta di legge, inviata alla commissione parlamentare competente per ulteriori considerazioni per poi approdare nuovamente in aula per l’approvazione definitiva, prevede che le punizioni stabilite per tutti questi 'reati' "non possono essere commutate, sospese o cambiate".
E' significativo il fatto che la notizia dell'approvazione della legge sia stata cancellata dal sito web del Parlamento iraniano dopo poche ore dalla sua pubblicazione. Comunque, era stata già resa pubblica dalle agenzie di stampa del regime, tra cui la IRINN (Islamic Republic of Iran News Network), da quotidiani iraniani come Resalat e dal sito web di Radio Farda.
Le autorità iraniane controllano l'uso di internet e di migliaia di siti a carattere sessuale e pornografico ma anche siti politici o giudiziari che "insultano i valori religiosi." L'Iran fa parte dei paesi in cui i giovani fanno un largo uso di blog oltre che per parlare di fatti privati anche per criticare il regime politico.
Il testo, approvato con 196 voti a favore, 7 contro e 2 astensioni, presenta una lista di reati già punibili con la pena di morte, tra cui stupro, rapina a mano armata e apostasia, aggiungendo a questi la "creazione di siti internet e blog che promuovono corruzione, prostituzione e apostasia." Tra le altre fattispecie considerate reati capitali dalla nuova legge figurano anche la stregoneria, l'eresia e la chiromanzia, che prima erano proibiti ma non considerati reati.
Chi viene riconosciuto colpevole di questi 'crimini' - dice il testo - "deve essere punito in quanto 'mohareb' (nemico di Dio) e 'corrotto sulla Terra'," casi per i quali la legge iraniana prevede in genere "l'impiccagione, l'amputazione della mano destra e del piede sinistro, oltre all'esilio." La proposta di legge, inviata alla commissione parlamentare competente per ulteriori considerazioni per poi approdare nuovamente in aula per l’approvazione definitiva, prevede che le punizioni stabilite per tutti questi 'reati' "non possono essere commutate, sospese o cambiate".
E' significativo il fatto che la notizia dell'approvazione della legge sia stata cancellata dal sito web del Parlamento iraniano dopo poche ore dalla sua pubblicazione. Comunque, era stata già resa pubblica dalle agenzie di stampa del regime, tra cui la IRINN (Islamic Republic of Iran News Network), da quotidiani iraniani come Resalat e dal sito web di Radio Farda.
Le autorità iraniane controllano l'uso di internet e di migliaia di siti a carattere sessuale e pornografico ma anche siti politici o giudiziari che "insultano i valori religiosi." L'Iran fa parte dei paesi in cui i giovani fanno un largo uso di blog oltre che per parlare di fatti privati anche per criticare il regime politico.
— FONTI
- (Fonti: Compass Direct News, 10/09/2008; Aina.org, 11/09/2008)
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