In Ciad sono considerati reati capitali l’omicidio aggravato e altri reati
In Ciad sono considerati reati capitali l’omicidio aggravato e altri reati
3 MIN DI LETTURA
In Ciad sono considerati reati capitali l’omicidio
aggravato e altri reati con conseguenze mortali, atti legati al terrorismo,
tradimento, spionaggio, reati militari e altri reati che non provochino la
morte.
La Costituzione del 1996 non fa alcun riferimento alla pena di morte. Tuttavia, l’articolo 17, come modificato nel luglio 2005, prevede che “la persona umana è sacra e inviolabile. Ogni persona ha il diritto alla vita, all’integrità fisica, alla sicurezza, alla libertà e alla protezione della sua vita e proprietà privata”, il che implica che la pena di morte può essere messa in discussione come incostituzionale. Ai sensi dell’articolo 222 della Costituzione, i trattati legalmente ratificati e pubblicati, a condizione che siano rispettati dall’altra parte, prevalgono sulla legislazione nazionale.
Dal 2003 non sono state segnalate altre esecuzioni, anche se i tribunali del Ciad hanno continuato a emettere condanne a morte. Nel 2013, nessuna condanna a morte è stata comminata in Ciad, mentre due uomini sono stati condannati a morte per omicidio nel 2012.
Secondo alcuni rapporti ci sono almeno 35 persone nel braccio della morte in Ciad.
Dopo la fine della Corte Militare nel 1991, una moratoria di fatto è stata in vigore in Ciad fino al novembre 2003, quando nove uomini sono stati giustiziati nel giro di quattro giorni, anche se non avevano esaurito i loro appelli. Due settimane prima, quattro di loro erano stati giudicati colpevoli dell’assassinio di un politico e uomo d’affari sudanese. Gli altri cinque giustiziati erano stati condannati per omicidio in casi distinti. Nel suo rapporto del giugno 2008 al Comitato Diritti Umani delle Nazioni Unite, il governo del Ciad ha dichiarato che, a seguito delle “aspre critiche e censure” generate dalle esecuzioni del 2003, “tutte le condanne a morte sono state commutate in ergastolo.”
Il 5 settembre 2014, il Governo del Ciad ha adottato un codice penale inteso ad abolire la pena di morte, ha annunciato il Ministro della Comunicazione e portavoce del Governo, Hassan Sylla Bakari, dopo una riunione interministeriale tenutasi a N'Djamena il 9 settembre. Bakari ha detto che "la pena di morte sarà sostituita con l'ergastolo senza possibilità di libertà condizionale". Bakari ha aggiunto che l’abolizione era necessaria per il Paese per modernizzare le sue leggi in ambito politico, sociale, culturale, economico e diplomatico.
Il 29 ottobre 2013, il Ciad è stato esaminato nell’ambito della Revisione Periodica Universale del Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite. Il 20 marzo 2014, nella sua risposta orale alle raccomandazioni ricevute, il Governo ha accettato le seguenti: ratificare il Secondo Protocollo Opzionale al Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici;prendere le misure appropriate per abolire la pena di morte per tutti i reati previsti dal sistema di giustizia penale; promuovere una moratoria ufficiale delle esecuzioni e commutare le condanne a morte in reclusione.
Nel novembre 2012, il Ciad era stato obiettivo di una missione di Nessuno tocchi Caino e del Partito Radicale volta a sostenere il processo abolizionista sul piano interno e a ottenere il voto favorevole sulla Risoluzione ONU pro moratoria.
Il 18 dicembre 2014, il Ciad ha votato a favore della Risoluzione per una Moratoria sull’Uso della Pena di Morte all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, come nel 2012. Nel 2007, aveva votato contro la Risoluzione, mentre nel 2008 e nel 2010 era assente al momento della votazione. Inoltre, aveva firmato la Nota verbale di dissociazione, registrando la sua opposizione formale alle Risoluzioni ONU pro moratoria.
La Costituzione del 1996 non fa alcun riferimento alla pena di morte. Tuttavia, l’articolo 17, come modificato nel luglio 2005, prevede che “la persona umana è sacra e inviolabile. Ogni persona ha il diritto alla vita, all’integrità fisica, alla sicurezza, alla libertà e alla protezione della sua vita e proprietà privata”, il che implica che la pena di morte può essere messa in discussione come incostituzionale. Ai sensi dell’articolo 222 della Costituzione, i trattati legalmente ratificati e pubblicati, a condizione che siano rispettati dall’altra parte, prevalgono sulla legislazione nazionale.
Dal 2003 non sono state segnalate altre esecuzioni, anche se i tribunali del Ciad hanno continuato a emettere condanne a morte. Nel 2013, nessuna condanna a morte è stata comminata in Ciad, mentre due uomini sono stati condannati a morte per omicidio nel 2012.
Secondo alcuni rapporti ci sono almeno 35 persone nel braccio della morte in Ciad.
Dopo la fine della Corte Militare nel 1991, una moratoria di fatto è stata in vigore in Ciad fino al novembre 2003, quando nove uomini sono stati giustiziati nel giro di quattro giorni, anche se non avevano esaurito i loro appelli. Due settimane prima, quattro di loro erano stati giudicati colpevoli dell’assassinio di un politico e uomo d’affari sudanese. Gli altri cinque giustiziati erano stati condannati per omicidio in casi distinti. Nel suo rapporto del giugno 2008 al Comitato Diritti Umani delle Nazioni Unite, il governo del Ciad ha dichiarato che, a seguito delle “aspre critiche e censure” generate dalle esecuzioni del 2003, “tutte le condanne a morte sono state commutate in ergastolo.”
Il 5 settembre 2014, il Governo del Ciad ha adottato un codice penale inteso ad abolire la pena di morte, ha annunciato il Ministro della Comunicazione e portavoce del Governo, Hassan Sylla Bakari, dopo una riunione interministeriale tenutasi a N'Djamena il 9 settembre. Bakari ha detto che "la pena di morte sarà sostituita con l'ergastolo senza possibilità di libertà condizionale". Bakari ha aggiunto che l’abolizione era necessaria per il Paese per modernizzare le sue leggi in ambito politico, sociale, culturale, economico e diplomatico.
Il 29 ottobre 2013, il Ciad è stato esaminato nell’ambito della Revisione Periodica Universale del Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite. Il 20 marzo 2014, nella sua risposta orale alle raccomandazioni ricevute, il Governo ha accettato le seguenti: ratificare il Secondo Protocollo Opzionale al Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici;prendere le misure appropriate per abolire la pena di morte per tutti i reati previsti dal sistema di giustizia penale; promuovere una moratoria ufficiale delle esecuzioni e commutare le condanne a morte in reclusione.
Nel novembre 2012, il Ciad era stato obiettivo di una missione di Nessuno tocchi Caino e del Partito Radicale volta a sostenere il processo abolizionista sul piano interno e a ottenere il voto favorevole sulla Risoluzione ONU pro moratoria.
Il 18 dicembre 2014, il Ciad ha votato a favore della Risoluzione per una Moratoria sull’Uso della Pena di Morte all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, come nel 2012. Nel 2007, aveva votato contro la Risoluzione, mentre nel 2008 e nel 2010 era assente al momento della votazione. Inoltre, aveva firmato la Nota verbale di dissociazione, registrando la sua opposizione formale alle Risoluzioni ONU pro moratoria.
CONTINUA A LEGGERE
TUTTE LE NOTIZIE · PENA DI MORTE Sullo stesso fronte

PENA DI MORTE29 GIUGNO 2026
USA - Premiati i migliori studi legali che hanno difeso “pro bono”

PENA DI MORTE28 GIUGNO 2026
INDIA: DUE CONDANNE A MORTE COMMUTATE IN 30 ANNI DI CARCERE

PENA DI MORTE28 GIUGNO 2026
USA - Florida. Ex direttore di prigione esorta il personale penitenziario a non partecipare alle esecuzioni

PENA DI MORTE27 GIUGNO 2026
LETTERE DALL’INFERNO A SUOR GERVASIA, LA RINASCITA DI DOMENICO PAPALIA

PENA DI MORTE26 GIUGNO 2026
IRAN - Issa Rahmani impiccato a Zahedan il 21 giugno

PENA DI MORTE26 GIUGNO 2026
