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In Ciad sono considerati reati capitali l’omicidio aggravato e altri reati

In Ciad sono considerati reati capitali l’omicidio aggravato e altri reati

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In Ciad sono considerati reati capitali l’omicidio aggravato e altri reati con conseguenze mortali, atti legati al terrorismo, tradimento, spionaggio, reati militari e altri reati che non provochino la morte.
La Costituzione del 1996 non fa alcun riferimento alla pena di morte. Tuttavia, l’articolo 17, come modificato nel luglio 2005, prevede che “la persona umana è sacra e inviolabile. Ogni persona ha il diritto alla vita, all’integrità fisica, alla sicurezza, alla libertà e alla protezione della sua vita e proprietà privata”, il che implica che la pena di morte può essere messa in discussione come incostituzionale. Ai sensi dell’articolo 222 della Costituzione, i trattati legalmente ratificati e pubblicati, a condizione che siano rispettati dall’altra parte, prevalgono sulla legislazione nazionale.
Dal 2003 non sono state segnalate altre esecuzioni, anche se i tribunali del Ciad hanno continuato a emettere condanne a morte.
Nel 2012, due uomini sono stati condannati a morte per omicidio, secondo Amnesty International.
Secondo alcuni rapporti ci sono almeno 35 persone nel braccio della morte in Ciad.
Dopo la fine della Corte Militare nel 1991, una moratoria di fatto è stata in vigore in Ciad fino al 2003. Nel giugno 2003, “Consultazioni a livello nazionale in materia di giustizia” si sono tenute a N’Djamena. Uno dei comitati, dopo lunghe discussioni, ha raccomandato al governo di abolire la pena di morte. Ma pochi mesi dopo, nel novembre 2003, nove uomini sono stati giustiziati nel giro di quattro giorni, anche se non avevano esaurito i loro appelli. Due settimane prima, quattro di loro erano stati giudicati colpevoli dell’assassinio di un politico e uomo d’affari sudanese. Gli altri cinque giustiziati erano stati condannati per omicidio in casi distinti.
Nel suo rapporto del giugno 2008 al Comitato Diritti Umani delle Nazioni Unite, il governo del Ciad ha dichiarato che, a seguito delle “aspre critiche e censure” generate dalle esecuzioni del 2003, “tutte le condanne a morte sono state commutate in ergastolo”. Il Governo del Ciad ha inoltre affermato che “stava preparando la popolazione ad accettare l’abolizione della pena di morte”.
Nel 2009, nell’ambito della Revisione Periodica Universale da parte del Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite, il Ciad ha accolto la raccomandazione di ratificare il Secondo Protocollo Opzionale al Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici (ICCPR), ma non ha accettato la proposta di ripristinare una moratoria sulla pena di morte.
Il 20 dicembre 2012, il Ciad ha votato a favore della Risoluzione per una Moratoria sull’Uso della Pena di Morte all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Nel 2007, aveva votato contro la Risoluzione, mentre nel 2008 e nel 2010 era assente al momento della votazione. Inoltre, aveva firmato la Nota verbale di dissociazione, registrando la sua opposizione formale alle Risoluzioni ONU pro moratoria.
Nel novembre 2012, il Ciad era stato obiettivo di una missione di Nessuno tocchi Caino e del Partito Radicale volta a sostenere il processo abolizionista sul piano interno e a ottenere il voto favorevole sulla Risoluzione ONU pro moratoria.