Il sistema giuridico in Giordania si basa sulla legge islamica sia in materia civile che penale...
Il sistema giuridico in Giordania si basa sulla legge islamica sia in materia civile che penale...
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Il sistema giuridico in Giordania si basa sulla legge islamica sia in materia civile che penale, eccezion fatta per
i membri delle comunità non musulmane.
Il 21 dicembre 2014, la Giordania ha ripreso le esecuzioni dopo otto anni di moratoria di fatto.
La pena di morte è prevista in 38 casi da cinque leggi del Paese: il Codice Penale, il Codice Penale Militare, la Legge su Armi e Munizioni, la Legge sui Segreti di Stato e la Legge sulla Droga.
Comunque, nell’agosto 2006 la Giordania ha abolito la pena capitale per una serie di reati legati a droga, armi ed esplosivi e non ha effettuato esecuzioni grazie soprattutto al volere di Re Abdullah e non per una presa di posizione ufficiale. L'articolo 93 della Costituzione recita che "nessuna condanna a morte può essere effettuata se non ratificata dal Re. Ogni sentenza capitale gli viene inoltrata dal Consiglio dei Ministri accompagnata dal parere del Consiglio su di essa."
La riduzione del numero di reati capitali è tra le proposte avanzate da una Commissione istituita dal Ministero della Giustizia al fine di aggiornare il codice penale del Paese. Composta da avvocati, magistrati e giuristi, la Commissione ha cominciato a riunirsi nell’agosto 2008.
Nel 2010, emendamenti al Codice Penale della Giordania hanno eliminato la pena di morte, sostituendola con la pena massima di 30 anni di reclusione, per i reati di ribellione armata contro gli organi costituzionali (art. 137/1) e di incendio dalle conseguenze mortali (art. 372).
Il 4 marzo 2010, il Ministro della Giustizia Ayman Odeh ha dichiarato che “prossimamente” verrà sottoposto al Consiglio dei Ministri un nuovo emendamento al Codice Penale per sostituire con l’ergastolo la pena di morte per furto.
Il 16-17 giugno 2012, esperti di diritti umani e giuristi di tutto il mondo si sono riuniti ad Amman in occasione del 10° meeting annuale della “Coalizione mondiale contro la pena di morte” per discutere della "universalità" della lotta contro la pena capitale. Il segretario generale del Ministero della Giustizia giordano, Mustafa Assaf, ha osservato che una moratoria sulle esecuzioni imposta in Giordania nel 2006 era un indicatore di una forte volontà politica di abolire la pena di morte.
Nel 2010, il Comitato per i diritti umani ha raccomandato alla Giordania di aderire al Secondo Protocollo facoltativo al Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici. Il Comitato ha inoltre apprezzato il fatto che la Giordania stia rispettando una moratoria di fatto sulla pena di morte dal 2007.
Il 22 aprile 2014, la Camera dei Deputati ha approvato in un solo giorno una legge anti-terrorismo che mantiene la pena di morte per chi commette crimini che provocano la morte di persone innocenti, danneggiamento parziale o totale di strutture ed edifici, con l’uso di esplosivi, veleni, sostanze chimiche, biochimiche o materiali radioattivi. Un articolo stabilisce che ogni attentato alla vita del Re, della Regina e del Principe Ereditario o qualsiasi atto che comporti insurrezione armata contro le autorità legittime, rientrano tra i crimini terroristici.
Il Ministro degli Interni Hussein Majali ha detto che la legge considera come crimini terroristici solo le azioni ostili contro le autorità legittime, “ma non quelle contro le autorità illegittime”. Le sue precisazioni sono giunte in risposta alle osservazioni di parecchi parlamentari sull’esclusione da questa legge delle azioni di resistenza contro le autorità israeliane. “L’occupazione [israeliana] non è un’autorità legittima”, quindi la resistenza non è considerata un atto di terrorismo, ha spiegato Majali.
Secondo i dati rilasciati dalle autorità, dall’inizio del 2000 sono state giustiziate in Giordania 41 persone, tutte per omicidio, terrorismo e violenza sessuale. Nel 2004 vi è stata almeno una esecuzione. Erano state almeno 7 nel 2003 e 14 nel 2002. Almeno 15 persone sono state giustiziate nel 2005, secondo fonti della polizia giordana.
Il 21 dicembre 2014, la Giordania ha ripreso le esecuzioni dopo otto anni di moratoria di fatto. Undici uomini condannati a morte in diversi casi di omicidio sono stati impiccati, ha annunciato il Ministero dell'Interno. Sono stati giustiziati all'alba nel Centro di Correzione e Riabilitazione di Swaqa, una prigione a circa 70 chilometri dalla capitale Amman, ha reso noto il portavoce del Ministero Ziyad Zoobi tramite l'agenzia di stampa ufficiale Petra. Le autorità hanno detto che gli uomini, per lo più quarantenni, erano tutti cittadini giordani condannati per omicidio nel 2005 e nel 2006. "Alcuni dei prigionieri hanno chiesto di consegnare un loro ultimo messaggio alle loro famiglie, altri solo di fumare una sigaretta", ha riferito una fonte interna al carcere.
Prima delle esecuzioni del dicembre 2014, l’ultima risaliva al marzo 2006, quando un fabbro di 41 anni, condannato per aver ucciso la moglie e il figlioletto di sette mesi, è stato impiccato nel carcere di Swaqa. Da allora, 122 persone sono state condannate a morte e sono in carcere per vari reati, tra cui omicidio, stupro di minori e spionaggio, ma le loro sentenze non sono state eseguite.
All’inizio del 2014, alcuni legislatori giordani avevano chiesto di tornare a implementare la pena capitale al fine di porre un freno al crescente aumento dei tassi di criminalità. L'8 novembre 2014, il Ministro dell'Interno Hussein Majali ha detto che il Governo aveva formato un comitato per decidere se ripristinare o meno le esecuzioni in Giordania, lasciando intendere che la moratoria poteva finire, perché "l'opinione pubblica ritiene che l'aumento della criminalità è stato il risultato della mancata applicazione" della pena capitale.
Almeno 13 condanne a morte sono state comminate nel 2013, ha reso noto Penal Reform International sulla base di dati forniti dall’amministrazione penitenziaria giordana. Secondo informazioni governative, cinque condanne a morte sono state pronunciate, tutte nei confronti di uomini, nel 2014.
Alla fine del 2014, vi erano almeno 113 persone nel braccio della morte.
Il 23 dicembre 2014, è stato reso pubblico un sondaggio d'opinione secondo il quale più di due terzi dei giordani sono a favore della pena capitale. L'indagine, condotta tra il 23 novembre e il 5 dicembre dal Centro di Studi Strategici (CSS) dell'Università di Giordania, ha mostrato che l'81 per cento dei giordani sostiene la pena di morte mentre il 17 per cento si è detto contrario. Il CSS ha intervistato 1.200 giordani maggiorenni e un piccolo gruppo di 700 "opinion leader", tra cui esponenti politici, accademici e giornalisti. Secondo il sondaggio, l'80 per cento degli opinion leader si è espresso a favore della pena di morte e il 18 per cento contro. Tra gli oppositori della pena capitale, il 28 per cento del campione nazionale e il 18 per cento degli opinion leader hanno detto che sono contro perché la ritengono "inumana, essendo la vita e la morte solo nelle mani di Dio". Mentre il 22 per cento del campione nazionale che si oppone e il 21 per cento degli opinion leader hanno detto che il loro rifiuto è legato al timore che alcuni dei condannati e giustiziati possano in effetti risultare innocenti. L’indagine ha inoltre misurato i pareri in materia di sanzioni alternative e la possibilità di sostituire l'esecuzione con l'ergastolo. I risultati hanno mostrato che la grande maggioranza è contro questa soluzione – il 74 per cento del campione nazionale e il 79 per cento degli opinion leader.
Il 24 ottobre 2013, la Giordania è stata esaminata nell’ambito della Revisione Periodica Universale del Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite. Le raccomandazioni volte a stabilire una moratoria ufficiale sulle esecuzioni in vista dell’abolizione della pena di morte e aderire al Secondo Protocollo Opzionale al Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici non hanno incontrato il favore della Giordania.
Il 18 dicembre 2014, la Giordania si è astenuta sulla Risoluzione per una moratoria sull'uso della pena di morte all'Assemblea generale delle Nazioni Unite.
Il 21 dicembre 2014, la Giordania ha ripreso le esecuzioni dopo otto anni di moratoria di fatto.
La pena di morte è prevista in 38 casi da cinque leggi del Paese: il Codice Penale, il Codice Penale Militare, la Legge su Armi e Munizioni, la Legge sui Segreti di Stato e la Legge sulla Droga.
Comunque, nell’agosto 2006 la Giordania ha abolito la pena capitale per una serie di reati legati a droga, armi ed esplosivi e non ha effettuato esecuzioni grazie soprattutto al volere di Re Abdullah e non per una presa di posizione ufficiale. L'articolo 93 della Costituzione recita che "nessuna condanna a morte può essere effettuata se non ratificata dal Re. Ogni sentenza capitale gli viene inoltrata dal Consiglio dei Ministri accompagnata dal parere del Consiglio su di essa."
La riduzione del numero di reati capitali è tra le proposte avanzate da una Commissione istituita dal Ministero della Giustizia al fine di aggiornare il codice penale del Paese. Composta da avvocati, magistrati e giuristi, la Commissione ha cominciato a riunirsi nell’agosto 2008.
Nel 2010, emendamenti al Codice Penale della Giordania hanno eliminato la pena di morte, sostituendola con la pena massima di 30 anni di reclusione, per i reati di ribellione armata contro gli organi costituzionali (art. 137/1) e di incendio dalle conseguenze mortali (art. 372).
Il 4 marzo 2010, il Ministro della Giustizia Ayman Odeh ha dichiarato che “prossimamente” verrà sottoposto al Consiglio dei Ministri un nuovo emendamento al Codice Penale per sostituire con l’ergastolo la pena di morte per furto.
Il 16-17 giugno 2012, esperti di diritti umani e giuristi di tutto il mondo si sono riuniti ad Amman in occasione del 10° meeting annuale della “Coalizione mondiale contro la pena di morte” per discutere della "universalità" della lotta contro la pena capitale. Il segretario generale del Ministero della Giustizia giordano, Mustafa Assaf, ha osservato che una moratoria sulle esecuzioni imposta in Giordania nel 2006 era un indicatore di una forte volontà politica di abolire la pena di morte.
Nel 2010, il Comitato per i diritti umani ha raccomandato alla Giordania di aderire al Secondo Protocollo facoltativo al Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici. Il Comitato ha inoltre apprezzato il fatto che la Giordania stia rispettando una moratoria di fatto sulla pena di morte dal 2007.
Il 22 aprile 2014, la Camera dei Deputati ha approvato in un solo giorno una legge anti-terrorismo che mantiene la pena di morte per chi commette crimini che provocano la morte di persone innocenti, danneggiamento parziale o totale di strutture ed edifici, con l’uso di esplosivi, veleni, sostanze chimiche, biochimiche o materiali radioattivi. Un articolo stabilisce che ogni attentato alla vita del Re, della Regina e del Principe Ereditario o qualsiasi atto che comporti insurrezione armata contro le autorità legittime, rientrano tra i crimini terroristici.
Il Ministro degli Interni Hussein Majali ha detto che la legge considera come crimini terroristici solo le azioni ostili contro le autorità legittime, “ma non quelle contro le autorità illegittime”. Le sue precisazioni sono giunte in risposta alle osservazioni di parecchi parlamentari sull’esclusione da questa legge delle azioni di resistenza contro le autorità israeliane. “L’occupazione [israeliana] non è un’autorità legittima”, quindi la resistenza non è considerata un atto di terrorismo, ha spiegato Majali.
Secondo i dati rilasciati dalle autorità, dall’inizio del 2000 sono state giustiziate in Giordania 41 persone, tutte per omicidio, terrorismo e violenza sessuale. Nel 2004 vi è stata almeno una esecuzione. Erano state almeno 7 nel 2003 e 14 nel 2002. Almeno 15 persone sono state giustiziate nel 2005, secondo fonti della polizia giordana.
Il 21 dicembre 2014, la Giordania ha ripreso le esecuzioni dopo otto anni di moratoria di fatto. Undici uomini condannati a morte in diversi casi di omicidio sono stati impiccati, ha annunciato il Ministero dell'Interno. Sono stati giustiziati all'alba nel Centro di Correzione e Riabilitazione di Swaqa, una prigione a circa 70 chilometri dalla capitale Amman, ha reso noto il portavoce del Ministero Ziyad Zoobi tramite l'agenzia di stampa ufficiale Petra. Le autorità hanno detto che gli uomini, per lo più quarantenni, erano tutti cittadini giordani condannati per omicidio nel 2005 e nel 2006. "Alcuni dei prigionieri hanno chiesto di consegnare un loro ultimo messaggio alle loro famiglie, altri solo di fumare una sigaretta", ha riferito una fonte interna al carcere.
Prima delle esecuzioni del dicembre 2014, l’ultima risaliva al marzo 2006, quando un fabbro di 41 anni, condannato per aver ucciso la moglie e il figlioletto di sette mesi, è stato impiccato nel carcere di Swaqa. Da allora, 122 persone sono state condannate a morte e sono in carcere per vari reati, tra cui omicidio, stupro di minori e spionaggio, ma le loro sentenze non sono state eseguite.
All’inizio del 2014, alcuni legislatori giordani avevano chiesto di tornare a implementare la pena capitale al fine di porre un freno al crescente aumento dei tassi di criminalità. L'8 novembre 2014, il Ministro dell'Interno Hussein Majali ha detto che il Governo aveva formato un comitato per decidere se ripristinare o meno le esecuzioni in Giordania, lasciando intendere che la moratoria poteva finire, perché "l'opinione pubblica ritiene che l'aumento della criminalità è stato il risultato della mancata applicazione" della pena capitale.
Almeno 13 condanne a morte sono state comminate nel 2013, ha reso noto Penal Reform International sulla base di dati forniti dall’amministrazione penitenziaria giordana. Secondo informazioni governative, cinque condanne a morte sono state pronunciate, tutte nei confronti di uomini, nel 2014.
Alla fine del 2014, vi erano almeno 113 persone nel braccio della morte.
Il 23 dicembre 2014, è stato reso pubblico un sondaggio d'opinione secondo il quale più di due terzi dei giordani sono a favore della pena capitale. L'indagine, condotta tra il 23 novembre e il 5 dicembre dal Centro di Studi Strategici (CSS) dell'Università di Giordania, ha mostrato che l'81 per cento dei giordani sostiene la pena di morte mentre il 17 per cento si è detto contrario. Il CSS ha intervistato 1.200 giordani maggiorenni e un piccolo gruppo di 700 "opinion leader", tra cui esponenti politici, accademici e giornalisti. Secondo il sondaggio, l'80 per cento degli opinion leader si è espresso a favore della pena di morte e il 18 per cento contro. Tra gli oppositori della pena capitale, il 28 per cento del campione nazionale e il 18 per cento degli opinion leader hanno detto che sono contro perché la ritengono "inumana, essendo la vita e la morte solo nelle mani di Dio". Mentre il 22 per cento del campione nazionale che si oppone e il 21 per cento degli opinion leader hanno detto che il loro rifiuto è legato al timore che alcuni dei condannati e giustiziati possano in effetti risultare innocenti. L’indagine ha inoltre misurato i pareri in materia di sanzioni alternative e la possibilità di sostituire l'esecuzione con l'ergastolo. I risultati hanno mostrato che la grande maggioranza è contro questa soluzione – il 74 per cento del campione nazionale e il 79 per cento degli opinion leader.
Il 24 ottobre 2013, la Giordania è stata esaminata nell’ambito della Revisione Periodica Universale del Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite. Le raccomandazioni volte a stabilire una moratoria ufficiale sulle esecuzioni in vista dell’abolizione della pena di morte e aderire al Secondo Protocollo Opzionale al Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici non hanno incontrato il favore della Giordania.
Il 18 dicembre 2014, la Giordania si è astenuta sulla Risoluzione per una moratoria sull'uso della pena di morte all'Assemblea generale delle Nazioni Unite.
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