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GIORDANIA

Il sistema giuridico in Giordania si basa sulla legge islamica sia in materia civile che penale...

Il sistema giuridico in Giordania si basa sulla legge islamica sia in materia civile che penale...

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Il sistema giuridico in Giordania si basa sulla legge islamica sia in materia civile che penale, eccezion fatta per i membri delle comunità non musulmane.
La pena capitale non viene praticata dal 2006, il che fa pensare che il Regno Hashemita stia andando verso la sua abolizione.
La pena di morte è prevista in 38 casi da cinque leggi del Paese: il Codice Penale, il Codice Penale Militare, la Legge su Armi e Munizioni, la Legge sui Segreti di Stato e la Legge sulla Droga.
Comunque, nell’agosto 2006 la Giordania ha abolito la pena capitale per una serie di reati legati a droga, armi ed esplosivi e non sta effettuando esecuzioni grazie soprattutto al volere di Re Abdullah e non per una presa di posizione ufficiale. L'articolo 93 della Costituzione recita che "nessuna condanna a morte può essere effettuata se non ratificata dal Re. Ogni sentenza capitale gli viene inoltrata dal Consiglio dei Ministri accompagnata dal parere del Consiglio su di essa".
La riduzione del numero di reati capitali è tra le proposte avanzate da una Commissione istituita dal Ministero della Giustizia al fine di aggiornare il codice penale del Paese. Composta da avvocati, magistrati e giuristi, la Commissione ha cominciato a riunirsi nell’agosto 2008.
Nel 2010, emendamenti al Codice Penale della Giordania hanno eliminato la pena di morte, sostituendola con la pena massima di 30 anni di reclusione, per i reati di ribellione armata contro gli organi costituzionali (art. 137/1) e di incendio dalle conseguenze mortali (art. 372).
Il 4 marzo 2010, il Ministro della Giustizia Ayman Odeh ha dichiarato che “prossimamente” verrà sottoposto al Consiglio dei Ministri un nuovo emendamento al Codice Penale per sostituire con l’ergastolo la pena di morte per furto.
Il 16-17 giugno 2012, esperti di diritti umani e giuristi di tutto il mondo si sono riuniti ad Amman in occasione del 10° meeting annuale della “Coalizione mondiale contro la pena di morte” per discutere della "universalità" della lotta contro la pena capitale. Il segretario generale del Ministero della Giustizia giordano, Mustafa Assaf, ha osservato che una moratoria sulle esecuzioni imposta in Giordania nel 2006 era un indicatore di una forte volontà politica di abolire la pena di morte.
Nel 2010, il Comitato per i diritti umani ha raccomandato alla Giordania di aderire al Secondo Protocollo facoltativo al Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici. Il Comitato ha inoltre apprezzato il fatto che la Giordania stia rispettando una moratoria di fatto sulla pena di morte dal 2007.
Secondo i dati rilasciati dalle autorità, dall’inizio del 2000 sono state giustiziate in Giordania 41 persone, tutte per omicidio, terrorismo e violenza sessuale. Nel 2004 vi è stata almeno una esecuzione. Erano state almeno 7 nel 2003 e 14 nel 2002. Almeno 15 persone sono state giustiziate nel 2005, secondo fonti della polizia giordana.
L’ultima esecuzione in Giordania risale al marzo 2006, quando un fabbro di 41 anni, condannato per aver ucciso la moglie e il figlioletto di sette mesi, è stato impiccato nel carcere di Swaqa.
Il Governo giordano ha confermato che alla fine del 2010 la condanna a morte pendeva su 46 persone, tra cui 4 donne. Almeno 15 condanne a morte sono state comminate nel 2011, secondo Amnesty International e almeno 16 nel 2012.
All’inizio di ottobre 2012, vi erano 94 persone, tra cui sette donne, in attesa di essere giustiziate in Giordania, secondo Penal Reform International (PRI).
Il 20 dicembre 2012, la Giordania si è astenuta sulla risoluzione per una moratoria delle esecuzioni capitali all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.