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NUOVA ZELANDA

Il parlamento della Nuova Zelanda ha approvato all'unanimità...

Il parlamento della Nuova Zelanda ha approvato all'unanimità una mozione che condanna la condanna a morte per lapidazione emessa contro una donna nigeriana colpevole di aver avuto rapporti sessuali extraconiugali

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Il parlamento della Nuova Zelanda ha approvato all'unanimit� una mozione che condanna la condanna a morte per lapidazione emessa contro una donna nigeriana colpevole di aver avuto rapporti sessuali extraconiugali.
La mozione presentata dalla parlamentare Sandra Goudie chiede al presidente della Nigeria Olusegun Obasanjo "di intervenire e salvare la vita di questa donna ingiustificatamente perseguitata" � stata accolta senza dibattito.
Amina Lawal, una trentenne madre di tre bambini, � la seconda donna nigeriana a essere stata condannata a morte per lapidazione per adulterio da quando la rigida legge islamica della Sharia � rientrata in vigore in alcuni stati nigeriani negli ultimi due anni. La Lawal, che si era risposata dopo il primo matrimonio avvenuto quando aveva 14 anni, � la pi� giovane dei 13 figli di un contadino. Aveva divorziato per la seconda volta nel giugno del 2000. Dopo il suo secondo divorzio, aveva intrapreso una relazione con un uomo nel dicembre di quell'anno che era finita nel novembre 2001, quando ha dato alla luce una bambina.
Secondo la legge della Sharia, che vige in una dozzina di stati nigeriani, una donna che ha divorziato e in seguito ha avuto una relazione con un altro uomo � colpevole di adulterio, anche se l'uomo non � sposato.
La pena per l'adulterio prevista dalla Sharia � la lapidazione a morte.
Il generale Obasanjo ha detto che nessuno � mai stato lapidato a morte nel suo paese e che spera che la Lawal non sar� la prima vittima di questa condanna.
"Per fortuna il sistema giudiziario della Nigeria prevede il diritto di appello e Amina Lawal � ricorsa in appello", ha detto.
"Nessuno nella nostra storia � mai stato lapidato a morte, e io spero che nessuno verr� mai lapidato a morte", ha detto.
FONTI
  • (Fonti New Zealand Press Association, 17/10/2002)