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VIETNAM

Il codice penale vietnamita, che considera la pena capitale...

Il codice penale vietnamita, che considera la pena capitale...

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Il codice penale vietnamita, che considera la pena capitale “una sanzione speciale applicabile a crimini estremamente gravi”, è stato modificato nel 1999 con la riduzione dei reati capitali da 44 a 29.
Nel gennaio 2010 è entrata in vigore una legge che elimina la pena di morte per altri otto reati, quindi nei codici vi sono ancora 21 reati passibili di pena di morte.
La pena capitale rimane in vigore per reati come omicidio, rapina a mano armata, traffico di droga, abuso sessuale di minori, produzione e vendita di cibo, generi alimentari e farmaceutici nocivi. E’ prevista la pena di morte anche per 7 atti di natura politica avvertiti come “minacce alla sicurezza nazionale”.
La definizione di reati relativi alla “sicurezza nazionale” è molto ampia e le Nazioni Unite hanno spesso manifestato preoccupazione che i dissidenti vietnamiti possano essere condannati a morte in base a tali previsioni per colpire in realtà l’esercizio pacifico del diritto di espressione. Il Gruppo di lavoro sulla detenzione arbitraria delle Nazioni Unite (UN Working Group on Arbitrary Detention) ha in particolare chiesto al Vietnam di rivedere l’Articolo 79 del codice sulle “attività finalizzate a rovesciare il governo popolare”, che non fa nessuna distinzione tra atti violenti come terrorismo e atti non violenti.
A seguito della riforma del 2010, la pena capitale non sarà più comminata ai condannati per i seguenti reati: stupro; truffa; contrabbando; contraffazione e spaccio di banconote, assegni e titoli governativi; consumo illegale di droghe; corruzione; dirottamento o pirateria; distruzione di mezzi militari. L’Assemblea Nazionale ha rimosso il semplice uso illegale di droga dalla lista dei reati capitali, ma ne ha mantenuto il traffico.
Quelli già condannati o in attesa di condanna a morte per questi reati avranno la loro pena commutata in ergastolo.
Per evitare le critiche delle organizzazioni umanitarie e dei governi occidentali, nel 2003 il Vietnam ha posto il segreto di stato sulla pena di morte. Il 5 gennaio 2004, il governo vietnamita ha stabilito anche essere un reato diffondere informazioni sulla pena di morte. Prima di questa decisione, il capo della Corte Suprema del Popolo presentava il numero delle condanne a morte emesse nel Paese in un rapporto annuale all’Assemblea Nazionale, evento trasmesso sulla televisione nazionale.
>In base alla legge vietnamita, una volta respinta la domanda di grazia, lo stato è tenuto a eseguire la sentenza il più presto possibile. Ma i condannati a morte in Vietnam generalmente attendono in carcere almeno un anno prima di essere giustiziati. Gli imputati raramente possono scegliersi un avvocato, il quale peraltro ha un minimo accesso al suo cliente. Secondo un esperto citato dal Dipartimento di Stato americano più del 95% delle persone portate in tribunale sono riconosciute colpevoli. Nelle zone rurali del Vietnam, le persone vengono a volte processate da tribunali “ambulanti” in caso di prove schiaccianti che indichino la loro colpevolezza. I processi sono presieduti da funzionari giudiziari locali e spesso si svolgono all’aperto. In questi procedimenti gli imputati non godono di garanzie adeguate.
Le condizioni nel braccio della morte sono particolarmente disumane, con 3-4 detenuti per cella, in un ambiente estremamente carente dal punto di vista igienico, con un secchio nel quale fare i propri bisogni e nessuna ventilazione. Ai prigionieri non è consentito uscire dalle celle se non per le visite coi familiari, peraltro molto rare. Con le gambe incatenate a un lungo palo, sono generalmente messi in fila in ordine di esecuzione, con il primo da giustiziare più vicino alla porta. A volte, per “ragioni umanitarie”, è consentito ai prigionieri di cambiare posto nella fila.
Le esecuzioni avvengono di solito alle quattro di mattina. Siccome non sono informati in anticipo della data dell’esecuzione, stanno svegli per paura di essere chiamati, iniziando a dormire alle sei, una volta certi che non è arrivato il loro turno. I loro familiari non sono avvisati dell’esecuzione, che avviene tramite plotone, se non dopo che è stata effettuata. La procedura di esecuzione è descritta dall’organo ufficiale delle polizia “Cong An” in questi termini. I condannati sono portati prima dell’alba in un posto isolato, viene letto loro il verdetto del tribunale, gli viene offerta una scodella di zuppa e una sigaretta e gli si concede di scrivere l’ultima lettera ai parenti. Poi, vengono legati a un palo di legno, imbavagliati con un limone in bocca, bendati e fucilati da un plotone di cinque poliziotti. Il comandante spara poi il “colpo di grazia” all’orecchio del condannato. Secondo i resoconti della stampa ufficiale, molti poliziotti rimarrebbero traumatizzati dopo aver fatto i “boia”. I familiari non sono informati in anticipo, ma gli viene chiesto di andare a prendere gli effetti personali dei giustiziati due o tre giorni dopo l’esecuzione. Secondo le pratiche vigenti, i corpi dei giustiziati sono tenuti per tre anni prima di essere consegnati alle famiglie per i funerali, anche se alcune foto pubblicate da organi di stampa ufficiali mostrano tombe scavate lungo i campi d’esecuzione, il che fa pensare che i corpi dei giustiziati non siano sempre restituiti ai parenti.
In Vietnam si sono registrate anche esecuzioni extragiudiziali, spesso legate a persecuzioni religiose.
Nel 2004, l’Assemblea Nazionale Vietnamita ha emanato la Direttiva 21/2004/PL–UBTVQH11 per normare le attività religiose ma che contiene numerosi articoli che interferiscono seriamente con la libertà religiosa e impongono un pesante controllo governativo sulle attività religiose. Un manuale governativo reca istruzioni per i funzionari del regime al fine di controllare la pratica religiosa, di impedire a “forze nemiche” di “abusare della religione” per mettere a repentaglio il governo vietnamita e di “contrastare la crescita straordinaria del Protestantesimo”.
Il governo riconosce ufficialmente alcuni gruppi buddisti, cattolici, protestanti, Hao Hao, Cao Dai e alcune organizzazioni religiose musulmane. I leader, i credenti o le organizzazioni di religioni diverse da buddismo, protestantesimo, Hao Hao, Cao Dai non rientrano nelle associazioni religiose approvate dal governo, come le congregazioni individuali o indipendenti createsi all’interno di ognuno di questi gruppi.
La Chiesa Buddista Unificata del Vietnam (UBCV), i Buddisti Hao Hao e gruppi Cao Dai continuano a subire abusi ingiustificati, mentre si registrano arresti e detenzioni di singoli membri di queste comunità per i loro tentativi di organizzarsi in maniera indipendente dal governo.
I Protestanti continuano a essere vittime di pestaggi e altri maltrattamenti, tormentati, multati, minacciati e obbligati a rinunciare alla propria fede.
Particolarmente dura è continuata a essere la repressione nei confronti dei Montagnard, la minoranza etnica di religione cristiana che abita gli altipiani centrali. Il governo vietnamita cerca di reprimere in modo particolare questa minoranza etnica, accusata di credere in una “religione americanista” e di avere cooperato con le truppe statunitensi durante la guerra in Vietnam. Secondo i dati della Fondazione Montagnard, che opera da anni per la libertà religiosa della “popolazione degli altipiani” e ne segue costantemente la situazione, sono “centinaia” i cristiani Montagnard di etnia Degar che si trovano tuttora in prigione, i quali possono scegliere se rinnegare la fede o emigrare in Cambogia. Secondo Human Rights Watch, sono 355 i Montagnard Protestanti che sono ancora in prigione, arrestati dopo le manifestazioni del 2001 e del 2004 per il diritto alla terra e alla libertà religiosa negli Altopiani Centrali.
Nonostante alcuni piccoli segnali di miglioramento della situazione, il governo vietnamita ha continuato la sua campagna contro attivisti pro democrazia, giornalisti, difensori dei diritti umani, cyber-dissidenti e appartenenti a movimenti religiosi non riconosciuti dallo Stato.
Fino al 2004, il Vietnam era ritenuto uno dei Paesi che faceva maggior ricorso alla pena capitale: le esecuzioni si aggiravano tra le 80 e le 100 per anno, molte delle quali per reati legati alla droga. Negli anni successivi sono apparentemente diminuite.
Nel 2007, il numero di esecuzioni di cui si è avuta notizia si è ridotto ad almeno 25, dalle 82 del 2004. Nel 2008, si sarebbe verificata una ulteriore riduzione con le almeno 19 esecuzioni di cui si è saputo. Nel 2009, notizie riportate dai giornali indicavano che almeno 9 persone erano state giustiziate, anche se il numero dovrebbe essere più alto. Nel 2010, organi di informazione legati al governo hanno dato conto di 80 condanne a morte e di 4 esecuzioni.
Nel 2011, i dati sulla pena di morte sono rimasti coperti dal segreto di Stato, anche se il governo ha sostenuto che tutte le condanne a morte sono state riportate dai media vietnamiti. Secondo il Rapporto 2011 del Foreign Office britannico sui Diritti Umani e la Democrazia nel mondo, pubblicato nell’aprile 2012, nel corso del 2011 “fonti di informazione controllate dallo Stato avevano riferito che almeno 117 persone erano state condannate a morte e 17 erano state giustiziate, un dato in crescita rispetto alle cifre registrate nel 2010, anche se il numero effettivo di condanne ed esecuzioni potrebbe essere stato superiore. Secondo le notizie dei media vietnamiti, tutte queste persone erano state condannate per omicidio o traffico di droga”.
Il 1° luglio 2011 è entrata in vigore la Legge sulla Esecuzione delle Condanne Penali che introduce l’iniezione letale come metodo d’esecuzione al posto del plotone. Questo nuovo metodo consentirebbe la restituzione dei corpi dei giustiziati saranno alle rispettive famiglie contrariamente al passato La nuova legge prevede anche specifici regolamenti relativi a premi e punizioni per i detenuti che mantengono una buona condotta o violano le disposizioni carcerarie.
L’obiettivo del governo per le esecuzioni tramite iniezione letale era quello di costruire strutture, fornire attrezzature e formare il personale per 66 centri di esecuzione, di cui 63 gestiti da dipartimenti di polizia locale, mentre gli altri 3 sarebbero sotto il controllo del Ministero della Difesa.
Il 1° novembre 2012, di fronte al fatto che la difficoltà nel reperire le sostanze necessarie all’iniezione letale hanno bloccato le esecuzioni, molti deputati dell'Assemblea Nazionale vietnamita hanno criticato la scelta del Governo di passare al nuovo metodo. Il deputato Pham Van Ha ha chiesto al Governo di chiarire e riferire all'Assemblea Nazionale sulle responsabilità dei ministeri per l'attuazione della legge sulle esecuzioni. Il deputato Huynh Nghia, ha ricordato che, in base ai dati della Procura, c’erano 508 prigionieri nel braccio della morte, le cui condanne erano state legalmente convalidate ma non potevano essere eseguite. Tre di loro sono deceduti a causa di malattie, tre si sono suicidati e alcuni hanno chiesto l’esecuzione immediata a causa dello stress psicologico. Nghia ha anche proposto l'esecuzione temporanea della pena di morte mediante fucilazione, in attesa delle sostanze per le iniezioni. Il Ministro della Salute, Nguyen Thi Kim Tien, citato dal Giornale dei Lavoratori, ha detto che le autorità vietnamite non riescono a giustiziare i condannati a morte perché l’Unione Europea – principale produttrice delle sostanze – si rifiuta di esportare le sostanze necessarie per effettuare le iniezioni. Il Vice Presidente dell’Assemblea Nazionale, Huynh Ngoc Son, ha aggiunto che la UE sta cercando di effettuare pressioni sul Vietnam per indurlo ad abbandonare la pena capitale.
All’inizio del 2013, secondo il Ministero della Pubblica Sicurezza, i preparativi per l'applicazione dell'iniezione letale erano stati completati, con la costruzione e installazione di apparecchiature e l’addestramento del personale, in soli cinque centri di detenzione ad Hanoi, Ho Chi Minh City, Son La, Nghe An e Dak Lak. Il piano del governo dovrebbe essere completato nel 2015.
Comunque, le esecuzioni con il nuovo metodo non sono ancora iniziate per la carenza delle sostanze letali.
Al 23 gennaio 2013, erano 532 i detenuti nel braccio della morte in attesa di esecuzione.
Il 20 dicembre 2012, il Vietnam si è astenuto sulla risoluzione per una moratoria delle esecuzioni capitali all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.