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GUATEMALA

Il Codice Penale del 1973 prevede la pena di morte...

Il Codice Penale del 1973 prevede la pena di morte per parricidio...

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Il Codice Penale del 1973 prevede la pena di morte per parricidio, omicidio aggravato e assassinio del Presidente e del Vice Presidente.
Rapimento ed esecuzioni extragiudiziarie erano diventati reati capitali nel 1996, ma è stato impossibile per il Guatemala applicare la pena di morte in questi casi dato che nel 1978 il paese aveva ratificato la Convenzione Americana sui Diritti Umani, che la vieta per fattispecie introdotte successivamente alla ratifica. Su questo presupposto è intervenuta la Corte Costituzionale, che ha invalidato la legge.
Il 15 settembre 2005, la Corte Inter-Americana per i diritti umani, pronunciandosi sul ricorso di Ronald Ernesto Raxcacot Reyes condannato a morte per rapimento, ha ordinato al Guatemala di non giustiziare nessuna persona che sia stata condannata a morte per sequestro di persona.
In base alla Costituzione del 1986, la pena di morte non può essere imposta alle donne, agli ultrasessantenni, ai colpevoli di delitti politici o relativi crimini comuni e nei confronti di persone estradate a condizione che la pena capitale non sia applicata.
Le concessioni di grazia ai condannati non competono più al Presidente ma alla Corte Suprema.
Il Guatemala, emerso da una guerra civile durata 36 anni, ha visto il tasso di criminalità crescere vertiginosamente, provocando la reazione della gente, specie nelle zone rurali, dove sono stati registrati numerosi linciaggi.
Dopo una sospensione di fatto delle esecuzioni durata 13 anni, il 13 settembre 1996, sono stati fucilati tramite plotone Pedro Castillo e Roberto Giron, due contadini accusati di aver rapito, stuprato e ucciso una bambina di 4 anni. L’esecuzione tramite plotone è fallita e i due condannati sono stati finiti con un colpo di pistola alla tempia, una scena raccapricciante trasmessa centinaia di volte dalla televisione.
A seguito di questa vicenda è stato introdotto il metodo dell’iniezione letale, applicata la prima volta il 10 febbraio 1998 nei confronti di un contadino, Manuel Martínez, giustiziato con un cocktail mortale di farmaci per aver ammazzato sette componenti della stessa famiglia.
L’ultima esecuzione in Guatemala risale al 29 giugno 2000, quando Luis Amilcar Cetin e Tomas Cerrat sono stati giustiziati per il sequestro e l’assassinio della donna d’affari Isabel de Botran, la cui famiglia è proprietaria della più grande fabbrica di bevande alcoliche del paese.
Il Guatemala è uno degli ultimi due paesi dell’America Latina dove vige la pena di morte. Il 27 luglio 2002, accogliendo un appello di Papa Giovanni Paolo II prima del suo arrivo, l’allora Presidente Alfonso Portillo ha introdotto una moratoria legale delle esecuzioni per tutta la durata del suo mandato che è scaduto nel 2004. Aveva anche chiesto all’Assemblea Nazionale di abolire la pena di morte, ma finora non è accaduto nulla.
Il 3 maggio 2005, è stata presentata al Congresso una proposta di legge per l’abolizione della pena di morte. La Commissione parlamentare per le questioni legislative ed istituzionali ha avuto 45 giorni di tempo per esprimere un parere. Dopo sette mesi, e nonostante le pressioni internazionali, il parere non è stato espresso.
Già nel 2003, la Corte Suprema, che ha la facoltà di proporre leggi in Guatemala, aveva inviato una proposta di abolizione al parlamento, ma la legge non è mai stata calendarizzata.
Il Guatemala si è astenuto sulla risoluzione per l’abolizione della pena di morte approvata dalla Commissione Onu per i Diritti Umani il 20 aprile 2005.