Human Rights Watch e Amnesty International hanno preso posizione...
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Human Rights Watch e Amnesty International hanno preso posizione contro la decisione del governo conservatore del Canada di non battersi più contro l’esecuzione di propri connazionali negli Stati Uniti. La polemica si è sviluppata nelle scorse settimane, attorno al caso del canadese Ronald Smith, 50 anni, in attesa di esecuzione in Montana con l’accusa di aver ucciso 2 uomini.
Dopo alcune dichiarazioni del governatore del Montana che segnalava come in passato avesse ricevuto molte più prossioni sul caso di Smith, mentre ultimamente queste pressioni da parte del Canada sembravano diminuite, la scorsa settimana l’agenzia giornalistica CanWest News Service aveva rivelato che il governo intendeva interrompere una consuetudine di decenni, ossia chiedere, e spesso ottenere, il trasferimento in Canada dei propri cittadini condannati a morte negli Usa. Il nuovo governo conservatore ha invece deciso “di non sollecitare provvedimenti di clemenza per persone condannate in paesi democratici, come gli Stati Uniti, dove comunque l’imputato ha avuto un equo processo”. La scorsa settimana il Primo Ministro Stephen Harper aveva detto che un forte impegno del Canada per ottenere il rimpatrio di una persona condannata per reati così gravi si avrebbe mandato alla popolazione un segnale sbagliato, troppo in controtendenza rispetto alle forti iniziative del governo per combattere la violenza.
In una lettere aperta ad Harper, David Fathi, direttore della sezione statunitense di Human Rights Watch, ha esortato il governo canadese a non abbandonare l’antica consuetudine di impedire le esecuzioni di suoi cittadini negli Usa. Ieri Amnesty International si era rivolta allo stesso Harper esprimendo “profonda preoccupazione per la brusca inversione in politica estera”. La lettera di Amnesty ha criticato anche la decisione del Canada, per la prima volta in dieci anni, di non co-firmare la mozione per la moratoria presentata all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.
Dopo alcune dichiarazioni del governatore del Montana che segnalava come in passato avesse ricevuto molte più prossioni sul caso di Smith, mentre ultimamente queste pressioni da parte del Canada sembravano diminuite, la scorsa settimana l’agenzia giornalistica CanWest News Service aveva rivelato che il governo intendeva interrompere una consuetudine di decenni, ossia chiedere, e spesso ottenere, il trasferimento in Canada dei propri cittadini condannati a morte negli Usa. Il nuovo governo conservatore ha invece deciso “di non sollecitare provvedimenti di clemenza per persone condannate in paesi democratici, come gli Stati Uniti, dove comunque l’imputato ha avuto un equo processo”. La scorsa settimana il Primo Ministro Stephen Harper aveva detto che un forte impegno del Canada per ottenere il rimpatrio di una persona condannata per reati così gravi si avrebbe mandato alla popolazione un segnale sbagliato, troppo in controtendenza rispetto alle forti iniziative del governo per combattere la violenza.
In una lettere aperta ad Harper, David Fathi, direttore della sezione statunitense di Human Rights Watch, ha esortato il governo canadese a non abbandonare l’antica consuetudine di impedire le esecuzioni di suoi cittadini negli Usa. Ieri Amnesty International si era rivolta allo stesso Harper esprimendo “profonda preoccupazione per la brusca inversione in politica estera”. La lettera di Amnesty ha criticato anche la decisione del Canada, per la prima volta in dieci anni, di non co-firmare la mozione per la moratoria presentata all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.
— FONTI
- (Fonti: Reuters, CanWest News Service, 07/11/2007)
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