GIAPPONE. GIUDICE PENTITO CHIEDE RIAPERTURA PROCESSO
Per la prima volta in Giappone un giudice si e' pubblicamente pentito per avere condannato
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Per la prima volta in Giappone un giudice si e' pubblicamente pentito per avere condannato a morte un uomo e, in preda ai rimorsi di coscienza, ha presentato un'istanza alla Corte Suprema affinche' il caso venga ridiscusso.
Ne da' notizia l'agenzia nipponica Kyodo, precisando che Norimichi Kumamoto, di 69 anni, era uno dei tre giudici che 1968 condannarono in primo grado Iwao Hakamada, 71 anni, accusato di aver ucciso un'intera famiglia.
Nell'istanza Kumamoto svela i retroscena del processo tenutosi nella citta' centromeridionale di Shizuoka: spiega di averlo ritenuto innocente, ma di non essere riuscito a persuadere gli altri due giudici e di non avere quindi potuto impedire che il verdetto di colpevolezza venisse pronunciato.
Il magistrato si dimise dalla carica l'anno successivo in preda a una crisi di coscienza e ha rivelato ora ai giornalisti di avere ripetutamente tentato di togliersi la vita. 'Ero convinto che non ci fossero prove della sua colpevolezza e non avrei mai voluto condannarlo alla pena capitale', ha detto.
Dichiarazioni come questa sono senza precedenti in Giappone, poiché la legge vieta di rendere pubblici i dettagli dei processi in cui la sentenza e' stesa da piu' di un magistrato.
La condanna di Hakamada e' stata resa definitiva dalla Corte Suprema nel 1980, ma l'uomo non si e' mai arreso, continuando a presentare richieste per una revisione processuale.
Ora tale revisione appare piu' probabile grazie all'intervento di Kumamoto, che ha parlato di un' 'ultima possibilita' di ottenere giustizia' e di avere deciso infine di denunciare pubblicamente la vicenda nonostante il vespaio di polemiche che appare destinata a provocare.
Ne da' notizia l'agenzia nipponica Kyodo, precisando che Norimichi Kumamoto, di 69 anni, era uno dei tre giudici che 1968 condannarono in primo grado Iwao Hakamada, 71 anni, accusato di aver ucciso un'intera famiglia.
Nell'istanza Kumamoto svela i retroscena del processo tenutosi nella citta' centromeridionale di Shizuoka: spiega di averlo ritenuto innocente, ma di non essere riuscito a persuadere gli altri due giudici e di non avere quindi potuto impedire che il verdetto di colpevolezza venisse pronunciato.
Il magistrato si dimise dalla carica l'anno successivo in preda a una crisi di coscienza e ha rivelato ora ai giornalisti di avere ripetutamente tentato di togliersi la vita. 'Ero convinto che non ci fossero prove della sua colpevolezza e non avrei mai voluto condannarlo alla pena capitale', ha detto.
Dichiarazioni come questa sono senza precedenti in Giappone, poiché la legge vieta di rendere pubblici i dettagli dei processi in cui la sentenza e' stesa da piu' di un magistrato.
La condanna di Hakamada e' stata resa definitiva dalla Corte Suprema nel 1980, ma l'uomo non si e' mai arreso, continuando a presentare richieste per una revisione processuale.
Ora tale revisione appare piu' probabile grazie all'intervento di Kumamoto, che ha parlato di un' 'ultima possibilita' di ottenere giustizia' e di avere deciso infine di denunciare pubblicamente la vicenda nonostante il vespaio di polemiche che appare destinata a provocare.
— FONTI
- (Fonti: ANSA, 25/06/2007)
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