GIAPPONE: CONDANNATA ALL’IMPICCAGIONE PER OMICIDI TRE UOMINI
la Corte Distrettuale di Saitama, in Giappone, ha condannato a morte una donna 37enne
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la Corte Distrettuale di Saitama, in Giappone, ha condannato a morte una donna 37enne per gli omicidi di tre uomini.
Nel condannare a morte Kanae Kijima per gli omicidi dei tre amici avvenuti nel 2009, il giudice Kazuyuki Okuma ha detto: “non c’è possibilità di clemenza dal momento che l’imputato ha agito per il proprio tornaconto e in aula non ha mostrato alcun rimorso”.
Kijima avrebbe tentato di far apparire gli omicidi di Takao Terada, 53 anni, Kenzo Ando, 80, e Yoshiyuki Oide, 41, come incidenti o addirittura suicidi da monossido di carbonio.
La donna, che si dichiara innocente, avrebbe commesso i crimini per non restituire i soldi che si era fatta prestare dai tre per condurre una vita agiata.
Accogliendo la tesi della pubblica accusa, il giudice Okuma ha detto: “l’imputato ha commesso gli omicidi in modo da conservare il proprio elevato stile di vita”.
Per la difesa “gli elementi presentati dall’accusa non dimostrano a sufficienza che l’imputato abbia ucciso i tre uomini”.
La giuria popolare è stata impegnata per 100 giorni, il periodo più lungo da quando nel 2009 è stato introdotto in Giappone il sistema delle giurie, incontrando grosse difficoltà nel raggiungere una decisione, considerata la mancanza di prove schiaccianti.
Nel condannare a morte Kanae Kijima per gli omicidi dei tre amici avvenuti nel 2009, il giudice Kazuyuki Okuma ha detto: “non c’è possibilità di clemenza dal momento che l’imputato ha agito per il proprio tornaconto e in aula non ha mostrato alcun rimorso”.
Kijima avrebbe tentato di far apparire gli omicidi di Takao Terada, 53 anni, Kenzo Ando, 80, e Yoshiyuki Oide, 41, come incidenti o addirittura suicidi da monossido di carbonio.
La donna, che si dichiara innocente, avrebbe commesso i crimini per non restituire i soldi che si era fatta prestare dai tre per condurre una vita agiata.
Accogliendo la tesi della pubblica accusa, il giudice Okuma ha detto: “l’imputato ha commesso gli omicidi in modo da conservare il proprio elevato stile di vita”.
Per la difesa “gli elementi presentati dall’accusa non dimostrano a sufficienza che l’imputato abbia ucciso i tre uomini”.
La giuria popolare è stata impegnata per 100 giorni, il periodo più lungo da quando nel 2009 è stato introdotto in Giappone il sistema delle giurie, incontrando grosse difficoltà nel raggiungere una decisione, considerata la mancanza di prove schiaccianti.
— FONTI
- (Fonti: Kyodo, 13/04/2012)
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