CORTE SUPREMA CINESE RIPRENDE POTERE ESCLUSIVO DI CONFERMA DELLE CONDANNE CAPITALI
La Corte Suprema del Popolo cinese ha deciso di riprendersi il potere esclusivo di confermare le condanne a morte, come è stato fino al 1983, quando il potere di emettere gli ordini di esecuzione è stato concesso anche alle Alte Corti delle Province, che
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la Corte Suprema del Popolo cinese ha deciso di riprendersi il potere esclusivo di confermare le condanne a morte, come è stato fino al 1983, quando il potere di emettere gli ordini di esecuzione è stato concesso anche alle Alte Corti delle Province, che sono 300 in tutto il paese. Lo rende noto il 'Quotidiano della Gioventu' Cinese', citando un autorevole esperto di diritto penale, Chen Ruihua, che ha affermato nel corso di un convegno che il massimo organo della magistratura cinese avrebbe già preso la decisione. La misura – ha spiegato Chen - era stata chiesta da ''autorevoli voci'', aggiungendo che non si tratta di una riforma vera e propria, ma del ristabilimento di una situazione esistita fino al 1983. La restituzione alla Corte Suprema di questo potere, dovrebbe portare ad una notevole riduzione del numero di esecuzioni praticate nel Paese. L'Ufficio stampa della Corte dichiara di ''non essere autorizzato'' a confermare la notizia, che tuttavia non ha smentito. Mo Shaoping, avvocato di alcuni dei piu' noti dissidenti cinesi come Yang Jianli, Jiang Lijun e Xu Wei, ha detto che ''se la notizia sara' confermatà' sara' la ''benvenuta''. ''Gli standard sulla base dei quali operano le Corti provinciali - spiega - sono diversi e meno rigorosi di quelli usati dalla Corte Suprema. Il fatto che le Corti Intermedie del Popolo emettano le condanne in primo grado e che in secondo grado tocchi alle Alte Corti fa in modo che tutto avvenga nei tribunali della stessa provincia, falsando il significato dell'appello. La Corte Suprema sara' piu' rigorosa e piu' attenta nel riesaminare tutto l'iter processuale''. Un altro avvocato, Tian Wenchang, dello studio di Pechino 'King and Capital', si dichiara d'accordo col suo collega. Secondo Tian la restituzione alla Corte Suprema del potere esclusivo di confermare le condanne a morte Eè la strada maestra per ridurre il numero delle esecuzioni. ''In Cina - sostiene - c' Eè un pensiero tradizionale secondo il quale chi ha ucciso deve essere ucciso, ed i cittadini non capirebbero se la pena di morte venisse abolita da un giorno allé altro''. Il prossimo passo, affermano gli avvocati, dovrebbe essere quello di ridurre il numero dei reati per i quali Eè prevista la pena di morte, che oggi sono sessantotto. ''I crimini economici legati alla corruzione - dice Mo Shaoping - non dovrebbero essere puniti con la pena di morte che, come in altri paesi, dovrebbe essere riservata ai reati di sangue''.
— FONTI
- (Fonti: Ansa, 18/11/04;)
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