COREA DEL NORD: COMMISSIONE ONU DOCUMENTA CRIMINI CONTRO L'UMANITA' IN CORSO
la Commissione d'inchiesta dell'ONU sui diritti umani nella Repubblica Popolare Democratica di Corea ha pubblicato il suo Rapporto, che ha documentato con dovizia di particolari le "indicibili atrocità" commesse nel Paese, alcune delle quali configurano
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la Commissione d'inchiesta dell'ONU sui diritti umani nella Repubblica Popolare Democratica di Corea ha pubblicato il suo Rapporto, che ha documentato con dovizia di particolari le "indicibili atrocità" commesse nel Paese, alcune delle quali configurano probabilmente crimini contro l'umanità.
Mentre la Corea del Nord nega pure l’esistenza del sistema dei cosiddetti kwanliso, cioè i campi di prigionia segreti, il Rapporto presenta invece prove schiaccianti attraverso testimonianze di sopravvissuti e guardie, supportate da immagini satellitari. Si stima che tra 80.000 e 120.000 prigionieri politici sono ancora detenuti nei campi, molti dei quali "scomparsi", cioè senza che le loro famiglie sappiano mai dove siano finiti, cosa accadrà loro in futuro o se siano morti in stato di detenzione.
In un dossier di 400 pagine di notizie collegate e documenti di supporto, sulla base di testimonianze di prima mano da parte delle vittime e dei testimoni, la Commissione d'inchiesta dell'ONU descrive un regime brutale e disumano nei campi, fatto di tortura sistematica, esecuzioni, stupri e "diritti riproduttivi negati attraverso la punizione, l’aborto forzato e l'infanticidio". Fatto sta che – conclude il Rapporto – sono centinaia di migliaia le persone che si ritiene siano morte nei campi nel corso dei decenni. "Le atrocità indicibili che vengono commesse contro i detenuti dei campi di prigionia politici kwanliso ricordano gli orrori dei campi che gli Stati totalitari hanno stabilito nel corso del ventesimo secolo. Istituzioni e funzionari coinvolti non sono ritenuti responsabili. L'impunità regna sovrana.”
Il rapporto include una lettera inviata dai Commissari al Supremo Leader, Kim Jong-un, nella quale lo si avverte che rischia di essere processato presso il Tribunale Penale Internazionale per crimini contro l'umanità.
Mentre la Corea del Nord nega pure l’esistenza del sistema dei cosiddetti kwanliso, cioè i campi di prigionia segreti, il Rapporto presenta invece prove schiaccianti attraverso testimonianze di sopravvissuti e guardie, supportate da immagini satellitari. Si stima che tra 80.000 e 120.000 prigionieri politici sono ancora detenuti nei campi, molti dei quali "scomparsi", cioè senza che le loro famiglie sappiano mai dove siano finiti, cosa accadrà loro in futuro o se siano morti in stato di detenzione.
In un dossier di 400 pagine di notizie collegate e documenti di supporto, sulla base di testimonianze di prima mano da parte delle vittime e dei testimoni, la Commissione d'inchiesta dell'ONU descrive un regime brutale e disumano nei campi, fatto di tortura sistematica, esecuzioni, stupri e "diritti riproduttivi negati attraverso la punizione, l’aborto forzato e l'infanticidio". Fatto sta che – conclude il Rapporto – sono centinaia di migliaia le persone che si ritiene siano morte nei campi nel corso dei decenni. "Le atrocità indicibili che vengono commesse contro i detenuti dei campi di prigionia politici kwanliso ricordano gli orrori dei campi che gli Stati totalitari hanno stabilito nel corso del ventesimo secolo. Istituzioni e funzionari coinvolti non sono ritenuti responsabili. L'impunità regna sovrana.”
Il rapporto include una lettera inviata dai Commissari al Supremo Leader, Kim Jong-un, nella quale lo si avverte che rischia di essere processato presso il Tribunale Penale Internazionale per crimini contro l'umanità.
— FONTI
- (Fonti: ohchr.org, 17/02/2014)
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