Condanne a morte ed esecuzioni in Uzbekistan hanno...
Condanne a morte ed esecuzioni in Uzbekistan hanno raggiunto un numero allarmante in seguito alle esplosioni dinamitarde del febbraio 1999 a Tashkent, che il Governo ha sostenuto essere attentati alla vita del Presidente Islam Karimov
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Condanne a morte ed esecuzioni in Uzbekistan hanno raggiunto un numero allarmante in seguito alle esplosioni dinamitarde del febbraio 1999 a Tashkent, che il Governo ha sostenuto essere attentati alla vita del Presidente Islam Karimov.
Nel luglio 2000 la Procura Generale ha confermato che 19 condanne a morte correlate agli attentati dinamitardi del 1999 erano state eseguite.
Non sono disponibili dati ufficiali su sentenze ed esecuzioni capitali in Uzbekistan. Molti casi, infatti, soprattutto quelli che vengono ritenuti collegati alla sicurezza dello stato, sono vincolati alla Legge sui Segreti di Stato e gestiti direttamente dai servizi di sicurezza, che ne rendono conto solo al Capo dello Stato.
Le esecuzioni non sono pubbliche e solitamente hanno luogo con plotone di esecuzione. Il corpo del giustiziato non viene restituito ai familiari e il luogo della sepoltura non è reso noto.
Lo Special Rapporteur dell'Onu sulla tortura, dopo una visita compiuta in novembre e dicembre del 2002, ha dichiarato che la pratica della tortura in Uzbekistan è "sistematica" e che "molte confessioni ottenute sotto tortura e altri sistemi illegali vengono poi usate come prove nei processi, compresi quelli che portano alla pena di morte e altre pene durissime".
Nel settembre 2001, il Presidente Karimov ha pubblicamente dichiarato che circa 100 persone vengono giustiziate ogni anno.
Amnesty International è venuta a conoscenza di almeno 22 sentenze capitali e 11 esecuzioni in Uzbekistan nel 2002.
Nel 2003, le esecuzioni sono state almeno 12, ma il numero reale potrebbe essere molto più alto.
Nel luglio 2000 la Procura Generale ha confermato che 19 condanne a morte correlate agli attentati dinamitardi del 1999 erano state eseguite.
Non sono disponibili dati ufficiali su sentenze ed esecuzioni capitali in Uzbekistan. Molti casi, infatti, soprattutto quelli che vengono ritenuti collegati alla sicurezza dello stato, sono vincolati alla Legge sui Segreti di Stato e gestiti direttamente dai servizi di sicurezza, che ne rendono conto solo al Capo dello Stato.
Le esecuzioni non sono pubbliche e solitamente hanno luogo con plotone di esecuzione. Il corpo del giustiziato non viene restituito ai familiari e il luogo della sepoltura non è reso noto.
Lo Special Rapporteur dell'Onu sulla tortura, dopo una visita compiuta in novembre e dicembre del 2002, ha dichiarato che la pratica della tortura in Uzbekistan è "sistematica" e che "molte confessioni ottenute sotto tortura e altri sistemi illegali vengono poi usate come prove nei processi, compresi quelli che portano alla pena di morte e altre pene durissime".
Nel settembre 2001, il Presidente Karimov ha pubblicamente dichiarato che circa 100 persone vengono giustiziate ogni anno.
Amnesty International è venuta a conoscenza di almeno 22 sentenze capitali e 11 esecuzioni in Uzbekistan nel 2002.
Nel 2003, le esecuzioni sono state almeno 12, ma il numero reale potrebbe essere molto più alto.
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