CINA. “STOP ALL’USO DELLA TORTURA PER ESTORCERE CONFESSIONI”
La polizia cinese deve cessare l’uso di metodi illegali per costringere i sospettati a confessare, ha detto il vice-direttore della Procura Suprema del Popolo, Qiu Xueqiang, in occasione del meeting nazionale dei procuratori, tenutosi a Pechino.
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La polizia cinese deve cessare l’uso di metodi illegali per costringere i sospettati a confessare, ha detto il vice-direttore della Procura Suprema del Popolo, Qiu Xueqiang, in occasione del meeting nazionale dei procuratori, tenutosi a Pechino.
Ricordando che le uniche prove ammesse sono quelle ottenute nel rispetto delle leggi, l’alto dirigente ha detto che l’impiego di torture, minacce ed inganni per ottenere prove ed estorcere confessioni deve essere fermato.
L’intervento di Qiu Xueqiang giunge dopo che diversi casi di abusi da parte della polizia sono venuti alla luce, provocando l’indignazione dell’opinione pubblica cinese.
Sempre il 26 maggio, sette poliziotti sono stati riconosciuti colpevoli nella provincia dell’Hebei di aver torturato un sospetto, costringendolo a confessare un crimine che non aveva commesso.
Dopo essere stato costretto ad ingerire liquidi, aver subito scariche elettriche e schiaffi, l’uomo aveva dichiarato di essere l’autore di una rapina a mano armata – avvenuta nel 2002 – ai danni di una coppia. Sulla base di questa ammissione, nel 2003 era stato condannato a morte con sospensione della pena per due anni dal Tribunale Intermedio del Popolo di Tangshan.
Nel 2004, l’Alta Corte provinciale ha annullato il giudizio di colpevolezza per insufficienza di prove, inoltre un altro uomo ha confessato di essere il vero autore della rapina.
Tra i sette poliziotti – tutti condannati a pene detentive – figurano il direttore ed il vice-direttore di una stazione di polizia di Tangshan.
Ricordando che le uniche prove ammesse sono quelle ottenute nel rispetto delle leggi, l’alto dirigente ha detto che l’impiego di torture, minacce ed inganni per ottenere prove ed estorcere confessioni deve essere fermato.
L’intervento di Qiu Xueqiang giunge dopo che diversi casi di abusi da parte della polizia sono venuti alla luce, provocando l’indignazione dell’opinione pubblica cinese.
Sempre il 26 maggio, sette poliziotti sono stati riconosciuti colpevoli nella provincia dell’Hebei di aver torturato un sospetto, costringendolo a confessare un crimine che non aveva commesso.
Dopo essere stato costretto ad ingerire liquidi, aver subito scariche elettriche e schiaffi, l’uomo aveva dichiarato di essere l’autore di una rapina a mano armata – avvenuta nel 2002 – ai danni di una coppia. Sulla base di questa ammissione, nel 2003 era stato condannato a morte con sospensione della pena per due anni dal Tribunale Intermedio del Popolo di Tangshan.
Nel 2004, l’Alta Corte provinciale ha annullato il giudizio di colpevolezza per insufficienza di prove, inoltre un altro uomo ha confessato di essere il vero autore della rapina.
Tra i sette poliziotti – tutti condannati a pene detentive – figurano il direttore ed il vice-direttore di una stazione di polizia di Tangshan.
— FONTI
- (Fonti: Afp, 28/05/2005)
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