CINA. CONDANNE CAPITALI APPROVATE SOLO DALLA CORTE SUPREMA
la Corte Suprema del Popolo si riapproprierà del potere esclusivo di approvare le condanne a morte, come è stato fino al 1983, quando il potere di emettere gli ordini di esecuzione è stato concesso anche alle Alte Corti delle Province.
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la Corte Suprema del Popolo si riapproprierà del potere esclusivo di approvare le condanne a morte, come è stato fino al 1983, quando il potere di emettere gli ordini di esecuzione è stato concesso anche alle Alte Corti delle Province. Lo scrive il China Youth Daily dello scorso 26 settembre, aggiungendo che la stessa Corte Suprema sta istituendo tre nuovi tribunali per procedere alla revisione delle condanne capitali in maniera “realmente imparziale”.
Secondo gli esperti, la restituzione alla Corte Suprema di questo potere esclusivo potrebbe portare ad una riduzione delle esecuzioni del 30 %, considerato che, con l’attuale situazione, i giudici delle corti provinciali confermano condanne capitali a ritmo serrato.
E’ la stessa stampa di stato a chiedere l’approccio del “Giustiziare meno, giustiziare con attenzione”, sin dal prossimo anno; inoltre il Partito Comunista ritiene che un sistema giudiziario credibile spingerà i cittadini ad esprimere le proprie istanze nei tribunali, piuttosto che in dimostrazioni pubbliche.
In Cina, le cifre complessive relative alla pena capitale restano un segreto di stato, sebbene i tribunali locali diano notizia di esecuzioni, qualora risulti funzionale ad un certo obiettivo politico.
Generalmente le esecuzioni diventano più frequenti alla vigilia di importanti meeting del Partito Comunista, della Giornata Onu anti-droga, di operazioni anti-crimine e festività di fine anno. In questo ultimo caso, la stampa di stato presenta le esecuzioni come un contributo per un “sicuro, gioioso e felice nuovo anno”.
I reati capitali sono 68, molti dei quali non violenti, inclusi evasione fiscale, corruzione, traffico di droga, “minaccia alla sicurezza nazionale” e separatismo, comprendenti a loro volta il sostegno alle cause indipendentiste del Tibet e di Taiwan.
Per giustiziare un prigioniero, la Cina spende 87 dollari, compresi trasporto, cremazione, pallottole e notificazione della morte, in base ad un rapporto pubblicato nel 2003 sul sito web Xinhuanet.
Secondo gli esperti, la restituzione alla Corte Suprema di questo potere esclusivo potrebbe portare ad una riduzione delle esecuzioni del 30 %, considerato che, con l’attuale situazione, i giudici delle corti provinciali confermano condanne capitali a ritmo serrato.
E’ la stessa stampa di stato a chiedere l’approccio del “Giustiziare meno, giustiziare con attenzione”, sin dal prossimo anno; inoltre il Partito Comunista ritiene che un sistema giudiziario credibile spingerà i cittadini ad esprimere le proprie istanze nei tribunali, piuttosto che in dimostrazioni pubbliche.
In Cina, le cifre complessive relative alla pena capitale restano un segreto di stato, sebbene i tribunali locali diano notizia di esecuzioni, qualora risulti funzionale ad un certo obiettivo politico.
Generalmente le esecuzioni diventano più frequenti alla vigilia di importanti meeting del Partito Comunista, della Giornata Onu anti-droga, di operazioni anti-crimine e festività di fine anno. In questo ultimo caso, la stampa di stato presenta le esecuzioni come un contributo per un “sicuro, gioioso e felice nuovo anno”.
I reati capitali sono 68, molti dei quali non violenti, inclusi evasione fiscale, corruzione, traffico di droga, “minaccia alla sicurezza nazionale” e separatismo, comprendenti a loro volta il sostegno alle cause indipendentiste del Tibet e di Taiwan.
Per giustiziare un prigioniero, la Cina spende 87 dollari, compresi trasporto, cremazione, pallottole e notificazione della morte, in base ad un rapporto pubblicato nel 2003 sul sito web Xinhuanet.
— FONTI
- (Fonti: Los Angeles Times, 28/09/2005)
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