AUSTRALIA. SITUAZIONE DI STALLO PER PENA DI MORTE IN CINA
sembra che un uomo sospettato di aver assassinato una studentessa cinese e di aver lasciato il cadavere in putrefazione in un appartamento di Canberra potrebbe restare impunito, per il rifiuto delle autorità australiane di collaborare alle indagini nel
sembra che un uomo sospettato di aver assassinato una studentessa cinese e di aver lasciato il cadavere in putrefazione in un appartamento di
Canberra potrebbe restare impunito, per il rifiuto delle autorità australiane di collaborare alle indagini nel timore che possa venire condannato a morte. I genitori della venticinquenne Zhang Hongjie avevano richiesto al Governo di Howard di cooperare con la Cina affinché il killer della figlia venisse punito.
"Chiedo che i due Governi collaborino e garantiscano la giusta punizione," ha detto il padre della ragazza Zhang Defa, in occasione dell’anniversario della morte della figlia. "Non dovrebbero perdere tempo con i dettagli, evitando di risolvere il problema."
L’avvocato del Signor Zhang, Chris Zhu, ha dichiarato: "Sia la Legge sia la tradizione cinesi dicono che l’assassino deve pagare con la vita."
L’Australia aveva già escluso il tentativo di riportare in Australia il principale sospettato, il ventiquattrenne Zhang Long, compagno di studi e fidanzato della ragazza, perché "è chiaro che (la Cina) sicuramente non cederebbe alla richiesta ", ha detto un portavoce del Ministro della giustizia Chris Ellison.
Si pensa che trattative segrete tra i due governi sul caso siano attualmente in stallo.
Il portavoce del Ministro ha affermato che sebbene l’Australia sia disposta a fare “tutto quello che è in suo potere” perché venga fatta giustizia, “l’assistenza che il governo australiano può fornire è limitata, a meno che la Cina non sia in grado di provare che non applicherà la pena capitale. Finora non si è avuta alcuna promessa in merito. A causa della sua opposizione alla pena di morte, l’Australia non ha un trattato di estradizione con la Cina. Di solito offre collaborazione nel rimpatrio di persone accusate di gravi crimini solo previa garanzia scritta della Cina che non verranno giustiziate.
Il corpo di Zhang Hongjie, studentessa in scienza della comunicazione all’Università di Canberra in Australia dal 2000, è rimasto per sei mesi nell’appartamento di Belconnen, dove aveva vissuto col fidanzato fino a gennaio 2005, quando dei vicini chiamarono la polizia a causa del cattivo odore. Il Signor Zhang ha detto che l’assassino aveva cosparso il corpo di profumo e insetticida e lo aveva avvolto in un panno prima di chiudere a chiave l’appartamento e fuggire in Cina. Sembra che si sia poi costituito alla polizia dopo le insistenze della famiglia, nella sua città natale di Dalian, un porto nella Cina del nord, il 3 marzo, dopo che la polizia australiana aveva emesso un mandato di cattura internazionale per il suo arresto.
Canberra potrebbe restare impunito, per il rifiuto delle autorità australiane di collaborare alle indagini nel timore che possa venire condannato a morte. I genitori della venticinquenne Zhang Hongjie avevano richiesto al Governo di Howard di cooperare con la Cina affinché il killer della figlia venisse punito.
"Chiedo che i due Governi collaborino e garantiscano la giusta punizione," ha detto il padre della ragazza Zhang Defa, in occasione dell’anniversario della morte della figlia. "Non dovrebbero perdere tempo con i dettagli, evitando di risolvere il problema."
L’avvocato del Signor Zhang, Chris Zhu, ha dichiarato: "Sia la Legge sia la tradizione cinesi dicono che l’assassino deve pagare con la vita."
L’Australia aveva già escluso il tentativo di riportare in Australia il principale sospettato, il ventiquattrenne Zhang Long, compagno di studi e fidanzato della ragazza, perché "è chiaro che (la Cina) sicuramente non cederebbe alla richiesta ", ha detto un portavoce del Ministro della giustizia Chris Ellison.
Si pensa che trattative segrete tra i due governi sul caso siano attualmente in stallo.
Il portavoce del Ministro ha affermato che sebbene l’Australia sia disposta a fare “tutto quello che è in suo potere” perché venga fatta giustizia, “l’assistenza che il governo australiano può fornire è limitata, a meno che la Cina non sia in grado di provare che non applicherà la pena capitale. Finora non si è avuta alcuna promessa in merito. A causa della sua opposizione alla pena di morte, l’Australia non ha un trattato di estradizione con la Cina. Di solito offre collaborazione nel rimpatrio di persone accusate di gravi crimini solo previa garanzia scritta della Cina che non verranno giustiziate.
Il corpo di Zhang Hongjie, studentessa in scienza della comunicazione all’Università di Canberra in Australia dal 2000, è rimasto per sei mesi nell’appartamento di Belconnen, dove aveva vissuto col fidanzato fino a gennaio 2005, quando dei vicini chiamarono la polizia a causa del cattivo odore. Il Signor Zhang ha detto che l’assassino aveva cosparso il corpo di profumo e insetticida e lo aveva avvolto in un panno prima di chiudere a chiave l’appartamento e fuggire in Cina. Sembra che si sia poi costituito alla polizia dopo le insistenze della famiglia, nella sua città natale di Dalian, un porto nella Cina del nord, il 3 marzo, dopo che la polizia australiana aveva emesso un mandato di cattura internazionale per il suo arresto.
— FONTI
- (Fonti: The Australian, 21/06/2005)
