ARABIA SAUDITA. VEDOVA PARTORISCE, PER IL GIUDICE VA LAPIDATA
una vedova di 39 anni è stata condannata alla lapidazione per adulterio nella città saudita di Hail, riporta il quotidiano locale al Watan.
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una vedova di 39 anni è stata condannata alla lapidazione per adulterio nella città saudita di Hail, riporta il quotidiano locale al Watan.
La donna avrebbe partorito un figlio sei anni dopo la morte del marito. Non essendo sposata, per il giudice ha "portato avanti una gravidanza illegittima".
Convinta di aver commesso un grave peccato, la donna non vorrebbe presentare ricorso, desiderando di "purificarsi l'anima e conquistare il paradiso".
Secondo i codici in vigore nel paese, il reato commesso consiste nell’aver avuto rapporti sessuali senza matrimonio con il proprio partner.
Nel caso in questione, la donna non avrebbe comunque potuto sposarsi, non essendoci alcun 'tutore' (padre, fratello maggiore o cugino) che potesse firmare per lei un eventuale contratto di matrimonio.
"Di origini non arabe né saudite", la protagonista della vicenda avrebbe acquisito la cittadinanza saudita da 18 anni e avrebbe altri tre figli dal defunto marito.
Il quotidiano cita gli abitanti del suo quartiere, secondo i quali "dopo la morte del marito, la donna viveva in condizioni misere in una capanna di fango presso una moschea, offertale da un benefattore".
I quattro figli sono stati accolti in un riformatorio, conclude al Watan.
La donna avrebbe partorito un figlio sei anni dopo la morte del marito. Non essendo sposata, per il giudice ha "portato avanti una gravidanza illegittima".
Convinta di aver commesso un grave peccato, la donna non vorrebbe presentare ricorso, desiderando di "purificarsi l'anima e conquistare il paradiso".
Secondo i codici in vigore nel paese, il reato commesso consiste nell’aver avuto rapporti sessuali senza matrimonio con il proprio partner.
Nel caso in questione, la donna non avrebbe comunque potuto sposarsi, non essendoci alcun 'tutore' (padre, fratello maggiore o cugino) che potesse firmare per lei un eventuale contratto di matrimonio.
"Di origini non arabe né saudite", la protagonista della vicenda avrebbe acquisito la cittadinanza saudita da 18 anni e avrebbe altri tre figli dal defunto marito.
Il quotidiano cita gli abitanti del suo quartiere, secondo i quali "dopo la morte del marito, la donna viveva in condizioni misere in una capanna di fango presso una moschea, offertale da un benefattore".
I quattro figli sono stati accolti in un riformatorio, conclude al Watan.
— FONTI
- (Fonti: Apcom, 17/11/2006)
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