ARABIA SAUDITA. ALMENO DUE ESECUZIONI A SETTIMANA
“Le autorità saudite continuano a giustiziare persone ad una media di più di due a settimana”, denuncia
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"Le autorità saudite continuano a giustiziare persone ad una media di più di due a settimana”, denuncia Amnesty International in un rapporto appena pubblicato, sottolineando che per quasi la metà si tratta di lavoratori stranieri provenienti da paesi poveri o in via di sviluppo.
Per Malcolm Smart, direttore per il Medio Oriente e Nord Africa di Amnesty, “stiamo assistendo ad un netto aumento delle esecuzioni di prigionieri condannati in processi prevalentemente segreti ed iniqui, il che rende più urgente che mai l’introduzione di una moratoria”.
“Nel Paese la pena di morte viene applicata in modo sproporzionato e discriminatorio sulla base della nazionalità e dell’etnia, ai danni di lavoratori stranieri poveri e di cittadini sauditi che non hanno alle spalle una famiglia o delle conoscenze che li aiutino, nei casi fortunati, a salvarsi dall’esecuzione”, ha dichiarato Smart.
Amnesty denuncia che gli imputati, sopratutto nel caso di lavoratori poveri immigrati da paesi africani e asiatici in via di sviluppo, spesso non dispongono di un avvocato difensore e non sono in grado di seguire il procedimento, che si svolge in lingua araba.
“Il processo capitale è in Arabia Saudita particolarmente severo, opaco ed iniquo”, aggiunge l’esponente di AI.
“I giudici dispongono di ampio potere discrezionale e possono emettere condanne a morte sulla base di accuse espresse in modo vago e per reati non-violenti”.
Per Malcolm Smart, direttore per il Medio Oriente e Nord Africa di Amnesty, “stiamo assistendo ad un netto aumento delle esecuzioni di prigionieri condannati in processi prevalentemente segreti ed iniqui, il che rende più urgente che mai l’introduzione di una moratoria”.
“Nel Paese la pena di morte viene applicata in modo sproporzionato e discriminatorio sulla base della nazionalità e dell’etnia, ai danni di lavoratori stranieri poveri e di cittadini sauditi che non hanno alle spalle una famiglia o delle conoscenze che li aiutino, nei casi fortunati, a salvarsi dall’esecuzione”, ha dichiarato Smart.
Amnesty denuncia che gli imputati, sopratutto nel caso di lavoratori poveri immigrati da paesi africani e asiatici in via di sviluppo, spesso non dispongono di un avvocato difensore e non sono in grado di seguire il procedimento, che si svolge in lingua araba.
“Il processo capitale è in Arabia Saudita particolarmente severo, opaco ed iniquo”, aggiunge l’esponente di AI.
“I giudici dispongono di ampio potere discrezionale e possono emettere condanne a morte sulla base di accuse espresse in modo vago e per reati non-violenti”.
— FONTI
- (Fonti: The Australian, 14/10/2008)
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