ARABIA SAUDITA: 15 CONDANNATI A MORTE PER SPIONAGGIO PRO IRAN
un tribunale nella capitale saudita Riad ha condannato a morte 15 imputati riconosciuti colpevoli di spionaggio pro Iran.
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un tribunale nella capitale saudita Riad ha condannato a morte 15 imputati riconosciuti colpevoli di spionaggio pro Iran.
La cellula di spionaggio sarebbe legata ai servizi segreti iraniani e composta da 30 cittadini sauditi, un iraniano e un afghano.
Due membri sono stati assolti, mentre i restanti sono stati condannati a pene detentive comprese tra sei mesi e 25 anni, ha riportato il sito di notizie saudita Sabq.
Il pubblico ministero aveva chiesto la pena di morte per 25 imputati e lunghe pene detentive per i restanti sette.
Nel mese di giugno l'Arabia Saudita aveva reso noto di aver arrestato 32 spie legate all’Iran, mettendole sotto processo.
Le accuse da parte del pubblico ministero includevano la formazione di una cellula di spionaggio in contatto con elementi dell’intelligence iraniana per fornire informazioni segrete e sensibili relative alle forze militari, mettendo in pericolo la sicurezza nazionale, l'unità territoriale e l'integrità dell’Arabia Saudita e le sue forze armate.
I sospetti sono stati anche accusati di aver incontrato il leader supremo iraniano Ali Khamenei, coordinandosi con agenti di intelligence iraniana.
Altre imputazioni includevano tentativi di compiere atti di sabotaggio contro gli interessi economici e le installazioni vitali in Arabia Saudita, per minare la pace sociale e l'ordine pubblico, diffondere il caos, incitare il conflitto settario, e compiere atti ostili contro il Regno.
Gli imputati sono stati accusati anche di alto tradimento del loro Paese e del Re, e di aver tentato di reclutare personale interno alle agenzie statali per compiere atti di spionaggio per il servizio di intelligence iraniana.
Secondo l'accusa, la maggior parte dei sospetti hanno viaggiato in Iran e in Libano dove sono stati addestrati nelle tecniche di spionaggio, compreso l’uso di messaggi in codice.
Alcuni dei sospetti avrebbero violato computer per ottenere informazioni sensibili relative alla sicurezza interna ed esterna e all'economia nazionale dell'Arabia Saudita.
Altre accuse riguardavano il sostegno a rivolte e manifestazioni a Qatif, nella parte orientale dell'Arabia Saudita, possesso di armi, falsificazione di documenti e ricezione di tangenti.
La cellula di spionaggio sarebbe legata ai servizi segreti iraniani e composta da 30 cittadini sauditi, un iraniano e un afghano.
Due membri sono stati assolti, mentre i restanti sono stati condannati a pene detentive comprese tra sei mesi e 25 anni, ha riportato il sito di notizie saudita Sabq.
Il pubblico ministero aveva chiesto la pena di morte per 25 imputati e lunghe pene detentive per i restanti sette.
Nel mese di giugno l'Arabia Saudita aveva reso noto di aver arrestato 32 spie legate all’Iran, mettendole sotto processo.
Le accuse da parte del pubblico ministero includevano la formazione di una cellula di spionaggio in contatto con elementi dell’intelligence iraniana per fornire informazioni segrete e sensibili relative alle forze militari, mettendo in pericolo la sicurezza nazionale, l'unità territoriale e l'integrità dell’Arabia Saudita e le sue forze armate.
I sospetti sono stati anche accusati di aver incontrato il leader supremo iraniano Ali Khamenei, coordinandosi con agenti di intelligence iraniana.
Altre imputazioni includevano tentativi di compiere atti di sabotaggio contro gli interessi economici e le installazioni vitali in Arabia Saudita, per minare la pace sociale e l'ordine pubblico, diffondere il caos, incitare il conflitto settario, e compiere atti ostili contro il Regno.
Gli imputati sono stati accusati anche di alto tradimento del loro Paese e del Re, e di aver tentato di reclutare personale interno alle agenzie statali per compiere atti di spionaggio per il servizio di intelligence iraniana.
Secondo l'accusa, la maggior parte dei sospetti hanno viaggiato in Iran e in Libano dove sono stati addestrati nelle tecniche di spionaggio, compreso l’uso di messaggi in codice.
Alcuni dei sospetti avrebbero violato computer per ottenere informazioni sensibili relative alla sicurezza interna ed esterna e all'economia nazionale dell'Arabia Saudita.
Altre accuse riguardavano il sostegno a rivolte e manifestazioni a Qatif, nella parte orientale dell'Arabia Saudita, possesso di armi, falsificazione di documenti e ricezione di tangenti.
— FONTI
- (Fonti: gulfnews.com, 06/12/2016)
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