ANALISI DEI DATI DEL RAPPORTO 2015 E OBIETTIVI DI NESSUNO TOCCHI CAINO
Il lieve aumento delle esecuzioni nel 2014 rispetto al 2013 si giustifica con l’incremento registrato in Iran e in
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Il lieve aumento delle esecuzioni nel 2014 rispetto al 2013 si giustifica con l’incremento registrato in Iran e in Arabia Saudita. Invece, se si dovesse confermare il trend dei primi sei mesi del 2015, registreremmo un numero record di esecuzioni alla fine dell’anno. Ciò è dovuto in particolare all’escalation registrata in Arabia Saudita, in Egitto e ancora una volta in Iran e alla ripresa delle esecuzioni in Giordania, Pakistan e Indonesia. La “guerra alla droga” e la “guerra al terrorismo” hanno dato un contributo consistente all’escalation della pratica della pena di morte anche nel 2014 e nei primi sei mesi del 2015.
In Iran, l’elezione di Hassan Rouhani come Presidente della Repubblica Islamica, salutata imprudentemente da molti osservatori come una svolta nel regime iraniano, non ha portato nulla di nuovo per quanto riguarda l’applicazione della pena di morte; anzi, il tasso di esecuzioni è nettamente aumentato. Da quando Rouhani è entrato in carica nel giugno 2013, quasi 2.000 prigionieri sono stati giustiziati in Iran. Il 46% delle persone giustiziate nel 2014 è stato impiccato per casi relativi alla droga e questa percentuale è schizzata al 70% nel 2015, al 30 giugno.
La campagna di Nessuno tocchi Caino per l’abolizione della pena di morte nel mondo non può non includere quella per l’abolizione della pena fino alla morte e cioè dell’ergastolo.
Quella sull’ergastolo è una battaglia storica del Partito Radicale che ha avuto un’eco prodigiosa il 23 ottobre scorso quando Papa Francesco, parlando ai delegati dell’Associazione Internazionale di Diritto Penale, l’ha definito “una pena di morte mascherata” che dovrebbe essere abolita insieme alla pena capitale.
La questione dell’ergastolo sarà al centro del prossimo Congresso di Nessuno tocchi Caino che si terrà entro l’anno in un penitenziario italiano dove c’è un’alta concentrazione di ergastolani, dove far confluire il maggior numero di condannati all’ergastolo, a partire dagli iscritti all’Associazione.
Il progetto di Nessuno tocchi Caino sull’ergastolo si articola su due piani.
Il primo, a livello scientifico, è volto a documentare gli effetti sullo stato psico-fisico del detenuto della lunga permanenza in condizioni di isolamento in attesa di un “fine pena: mai”, analogamente a quanto la letteratura scientifica ha già ampiamente documentato nel caso dei condannati a morte (il cosiddetto “fenomeno del braccio della morte”).
Come scrive Papa Francesco, “la mancanza di stimoli sensoriali, la completa impossibilità di comunicazione e la mancanza di contatti con altri esseri umani, provocano sofferenze psichiche e fisiche come la paranoia, l’ansietà, la depressione e la perdita di peso e incrementano sensibilmente la tendenza al suicidio”.
Il secondo, a livello giurisdizionale, mira a presentare, a partire da casi concreti, ricorsi nazionali – Corte Costituzionale – e sovranazionali – Corte Europea dei Diritti dell’Uomo e Comitato Diritti Umani dell’ ONU – volti a superare l’ergastolo, quantomeno nei suoi aspetti più duri: il cosiddetto “ergastolo ostativo” (sui 1.576 condannati a vita ben 1.162 sono ostativi, cioè esclusi per legge dai benefici carcerari) e l’isolamento in regime di 41 bis (circa 700 detenuti).
Il progetto di Nessuno tocchi Caino sull’ergastolo si svolgerà in collaborazione con il Prof. Davide Galliani della Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Milano, coordinatore del progetto europeo “Right to Hope”, e con il Prof. Umberto Veronesi, da sempre contrario all’ergastolo proprio a partire dai suoi studi sulla plasticità del cervello.
In Iran, l’elezione di Hassan Rouhani come Presidente della Repubblica Islamica, salutata imprudentemente da molti osservatori come una svolta nel regime iraniano, non ha portato nulla di nuovo per quanto riguarda l’applicazione della pena di morte; anzi, il tasso di esecuzioni è nettamente aumentato. Da quando Rouhani è entrato in carica nel giugno 2013, quasi 2.000 prigionieri sono stati giustiziati in Iran. Il 46% delle persone giustiziate nel 2014 è stato impiccato per casi relativi alla droga e questa percentuale è schizzata al 70% nel 2015, al 30 giugno.
La campagna di Nessuno tocchi Caino per l’abolizione della pena di morte nel mondo non può non includere quella per l’abolizione della pena fino alla morte e cioè dell’ergastolo.
Quella sull’ergastolo è una battaglia storica del Partito Radicale che ha avuto un’eco prodigiosa il 23 ottobre scorso quando Papa Francesco, parlando ai delegati dell’Associazione Internazionale di Diritto Penale, l’ha definito “una pena di morte mascherata” che dovrebbe essere abolita insieme alla pena capitale.
La questione dell’ergastolo sarà al centro del prossimo Congresso di Nessuno tocchi Caino che si terrà entro l’anno in un penitenziario italiano dove c’è un’alta concentrazione di ergastolani, dove far confluire il maggior numero di condannati all’ergastolo, a partire dagli iscritti all’Associazione.
Il progetto di Nessuno tocchi Caino sull’ergastolo si articola su due piani.
Il primo, a livello scientifico, è volto a documentare gli effetti sullo stato psico-fisico del detenuto della lunga permanenza in condizioni di isolamento in attesa di un “fine pena: mai”, analogamente a quanto la letteratura scientifica ha già ampiamente documentato nel caso dei condannati a morte (il cosiddetto “fenomeno del braccio della morte”).
Come scrive Papa Francesco, “la mancanza di stimoli sensoriali, la completa impossibilità di comunicazione e la mancanza di contatti con altri esseri umani, provocano sofferenze psichiche e fisiche come la paranoia, l’ansietà, la depressione e la perdita di peso e incrementano sensibilmente la tendenza al suicidio”.
Il secondo, a livello giurisdizionale, mira a presentare, a partire da casi concreti, ricorsi nazionali – Corte Costituzionale – e sovranazionali – Corte Europea dei Diritti dell’Uomo e Comitato Diritti Umani dell’ ONU – volti a superare l’ergastolo, quantomeno nei suoi aspetti più duri: il cosiddetto “ergastolo ostativo” (sui 1.576 condannati a vita ben 1.162 sono ostativi, cioè esclusi per legge dai benefici carcerari) e l’isolamento in regime di 41 bis (circa 700 detenuti).
Il progetto di Nessuno tocchi Caino sull’ergastolo si svolgerà in collaborazione con il Prof. Davide Galliani della Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Milano, coordinatore del progetto europeo “Right to Hope”, e con il Prof. Umberto Veronesi, da sempre contrario all’ergastolo proprio a partire dai suoi studi sulla plasticità del cervello.
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