Amina Lawal dovrà aspettare ancora un mese per conoscere...
Amina Lawal dovrà aspettare ancora un mese per conoscere quale sarà la sua sorte
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Amina Lawal dovrà aspettare ancora un mese per conoscere quale sarà la sua sorte. La corte d'appello dello stato nigeriano di Katsina ha rimandato ogni decisione al 25 settembre.
La donna aveva presentato appello contro la condanna alla lapidazione per adulterio, emessa nei suoi confronti l'anno scorso da un tribunale della Sharia.
Secondo la Sharia, una persona divorziata che abbia rapporti sessuali prima di risposarsi può essere condannata per adulterio e quindi alla morte.
L'anno scorso Amina era stata denunciata da abitanti del suo villaggio dopo aver dato alla luce Wasila, più di due anni dopo la separazione da suo marito.
Il Gran Khadi Aminu Ibrahim, la massima autorità giuridica islamica del Katsina, aveva sostenuto in apertura di seduta l'esigenza di far presto, che "è giusto che Amina conosca la sua sorte".
"Sara' lapidata o sara' lasciata libera", aveva affermato, "non è bene far durare ancora l'attesa."
Nel corso dell'udienza gli avvocati della donna avevano cercato di convincere la corte che, nel quadro dell'applicazione della legge islamica, erano stati commessi errori di fondo e procedurali che avevano condotto ad una ingiusta condanna.
Il Governo federale nigeriano è comunque contrario alla applicazione della Sharia e alle condanne alla lapidazione. Se la Corte d'Appello dovesse confermare la sentenza, la Corte Suprema della Nigeria dichiarerebbe la condanna alla lapidazione e la Sharia incostituzionali.
Nel corso di una recente missione di Nessuno tocchi Caino in Nigeria, il presidente Olusegun Obasanjo ha dichiarato al parlamentare europeo e membro del Consiglio Direttivo di NtC Marco Cappato di essere personalmente favorevole all'abolizione della pena capitale.
"Per quel che riguarda la risoluzione all'Onu per la moratoria delle esecuzioni è un'idea buona e valida e me ne occuperò. Sono personalmente favorevole dell'iniziativa e come presidente ritengo di avere la responsabilità di provocare su questo un dibattito", ha detto Obasanjo.
La donna aveva presentato appello contro la condanna alla lapidazione per adulterio, emessa nei suoi confronti l'anno scorso da un tribunale della Sharia.
Secondo la Sharia, una persona divorziata che abbia rapporti sessuali prima di risposarsi può essere condannata per adulterio e quindi alla morte.
L'anno scorso Amina era stata denunciata da abitanti del suo villaggio dopo aver dato alla luce Wasila, più di due anni dopo la separazione da suo marito.
Il Gran Khadi Aminu Ibrahim, la massima autorità giuridica islamica del Katsina, aveva sostenuto in apertura di seduta l'esigenza di far presto, che "è giusto che Amina conosca la sua sorte".
"Sara' lapidata o sara' lasciata libera", aveva affermato, "non è bene far durare ancora l'attesa."
Nel corso dell'udienza gli avvocati della donna avevano cercato di convincere la corte che, nel quadro dell'applicazione della legge islamica, erano stati commessi errori di fondo e procedurali che avevano condotto ad una ingiusta condanna.
Il Governo federale nigeriano è comunque contrario alla applicazione della Sharia e alle condanne alla lapidazione. Se la Corte d'Appello dovesse confermare la sentenza, la Corte Suprema della Nigeria dichiarerebbe la condanna alla lapidazione e la Sharia incostituzionali.
Nel corso di una recente missione di Nessuno tocchi Caino in Nigeria, il presidente Olusegun Obasanjo ha dichiarato al parlamentare europeo e membro del Consiglio Direttivo di NtC Marco Cappato di essere personalmente favorevole all'abolizione della pena capitale.
"Per quel che riguarda la risoluzione all'Onu per la moratoria delle esecuzioni è un'idea buona e valida e me ne occuperò. Sono personalmente favorevole dell'iniziativa e come presidente ritengo di avere la responsabilità di provocare su questo un dibattito", ha detto Obasanjo.
— FONTI
- (Fonti: Agence France Presse, 27/08/2003)
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