VIRGINIA (USA): GIUDICE ANNULLA CONDANNA CAPITALE MA ORDINA RIENTRO NEL BRACCIO DELLA MORTE
un giudice, che a luglio aveva annullato una condanna a morte in Virginia, ordina che l’imputato
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un giudice, che a luglio aveva annullato una condanna a morte in Virginia, ordina che l’imputato venga riportato nel braccio della morte per “migliori condizioni carcerarie”.
A emettere la strana ordinanza è stato il giudice federale Raymond A. Jackson, che il 12 luglio 2011 aveva annullato il verdetto di colpevolezza e la relativa condanna a morte di Justin Wolfe, 30 anni, bianco, citando una serie di gravissime irregolarità della pubblica accusa che potevano far pensare che Wolfe fosse stato “incastrato”.
Wolfe era stato condannato a morte nella William County con l’accusa di aver fatto uccidere, il 15 marzo 2001, Daniel Petrole Jr., 21 anni, uno spacciatore di marijuana con cui avrebbe avuto un debito.
Contro di lui testimoniò Owen Barber, che confessò di aver sparato lui a Petrole, e in cambio di questa testimonianza ottenne una condanna a 38 anni. In seguito Barber ha ritrattato la sua deposizione.
A luglio il giudice Jackson aveva stabilito che i due rappresentanti della pubblica accusa, Paul Ebert e Richard Conway hanno ignorato e/o nascosto elementi cruciali che avrebbero aiutato Wolfe nella sua difesa. Il giudice ha scritto: “Le azioni di Ebert e Conway erano volte a privare Wolfe di ogni possibile difesa, in un caso in cui la vita dell’imputato dipendeva dal verdetto della giuria. La Corte trova che queste azioni non siano solo incostituzionali in quanto non hanno garantito un equo processo all’imputato, ma anche odiose”.
Jackson aveva dato 120 giorni di tempo alla Pubblica Accusa per ripetere il processo, ma l’accusa ha fatto ricorso presso la Corte d’Appello del 4° Circuito, allungando i tempi della ripetizione del processo. Tecnicamente però l’imputato non è più un condannato a morte, e quindi è stato trasferito dalla Sussex I State Prison alla vicina Sussex II State Prison. Qui è stato posto in isolamento. Secondo le autorità carcerarie, l’isolamento sarebbe consigliato dalla celebrità assunta dal caso giudiziario, che potrebbe indurre qualche detenuto ad aggredire Wolfe “per farsi un nome”.
Nella sua ordinanza di 23 pagine il giudice Jackson considera “nel migliore dei casi, inconsistente” la versione delle autorità carcerarie, e ritiene invece che l’intento sia chiaramente punitivo. Per questi motivi, considerato l’aggravamento delle condizioni psico-fisiche di Wolfe, il giudice Jackson ha disposto che, seppure non più condannato a morte, Wolfe debba essere ricondotto nel braccio della morte, dove le condizioni di vita sono meno dure rispetto a quelle attuali.
A emettere la strana ordinanza è stato il giudice federale Raymond A. Jackson, che il 12 luglio 2011 aveva annullato il verdetto di colpevolezza e la relativa condanna a morte di Justin Wolfe, 30 anni, bianco, citando una serie di gravissime irregolarità della pubblica accusa che potevano far pensare che Wolfe fosse stato “incastrato”.
Wolfe era stato condannato a morte nella William County con l’accusa di aver fatto uccidere, il 15 marzo 2001, Daniel Petrole Jr., 21 anni, uno spacciatore di marijuana con cui avrebbe avuto un debito.
Contro di lui testimoniò Owen Barber, che confessò di aver sparato lui a Petrole, e in cambio di questa testimonianza ottenne una condanna a 38 anni. In seguito Barber ha ritrattato la sua deposizione.
A luglio il giudice Jackson aveva stabilito che i due rappresentanti della pubblica accusa, Paul Ebert e Richard Conway hanno ignorato e/o nascosto elementi cruciali che avrebbero aiutato Wolfe nella sua difesa. Il giudice ha scritto: “Le azioni di Ebert e Conway erano volte a privare Wolfe di ogni possibile difesa, in un caso in cui la vita dell’imputato dipendeva dal verdetto della giuria. La Corte trova che queste azioni non siano solo incostituzionali in quanto non hanno garantito un equo processo all’imputato, ma anche odiose”.
Jackson aveva dato 120 giorni di tempo alla Pubblica Accusa per ripetere il processo, ma l’accusa ha fatto ricorso presso la Corte d’Appello del 4° Circuito, allungando i tempi della ripetizione del processo. Tecnicamente però l’imputato non è più un condannato a morte, e quindi è stato trasferito dalla Sussex I State Prison alla vicina Sussex II State Prison. Qui è stato posto in isolamento. Secondo le autorità carcerarie, l’isolamento sarebbe consigliato dalla celebrità assunta dal caso giudiziario, che potrebbe indurre qualche detenuto ad aggredire Wolfe “per farsi un nome”.
Nella sua ordinanza di 23 pagine il giudice Jackson considera “nel migliore dei casi, inconsistente” la versione delle autorità carcerarie, e ritiene invece che l’intento sia chiaramente punitivo. Per questi motivi, considerato l’aggravamento delle condizioni psico-fisiche di Wolfe, il giudice Jackson ha disposto che, seppure non più condannato a morte, Wolfe debba essere ricondotto nel braccio della morte, dove le condizioni di vita sono meno dure rispetto a quelle attuali.
— FONTI
- (Fonti: Richmond Times-Dispatch, 03/12/2011)
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