UZBEKISTAN. AL VIA PROCESSI CAPITALI CONTRO TESTIMONI SCOMODI
sono iniziati i primi processi ai testimoni oculari arrestati dalle autorità uzbeke all’indomani delle stragi di Andizhan, avvenute il 12-13 maggio 2005, che videro le Forze di sicurezza aprire il fuoco indiscriminatamente sulla folla di dimostranti,
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sono iniziati i primi processi alle persone arrestate dalle autorità uzbeke all’indomani delle stragi di Andizhan, avvenute il 12-13 maggio 2005, che videro le Forze di sicurezza aprire il fuoco indiscriminatamente sulla folla di dimostranti, uccidendo con ogni probabilità centinaia di civili.
Le persone sotto processo farebbero parte delle migliaia di testimoni oculari - inclusi giornalisti indipendenti, attivisti per i diritti umani e membri dell’opposizione politica – arrestati dalle autorità nel tentativo di nascondere la verità sulla strage.
Secondo le organizzazioni per i diritti umani, numerosi imputati potrebbero essere condannati a morte, al termine di processi iniqui.
In base alla versione governativa, sarebbero stati “terroristi” armati e non le Forze di sicurezza ad uccidere i dimostranti. Molti dei morti – aggiungono le autorità – sarebbero stati a loro volta “terroristi”.
Desta particolare preoccupazione il caso di Saidzhakhon Zainabitdinov, presidente dell’organizzazione uzbeka per i diritti umani 'Appello', presente ad Andizhan il 13 maggio e arrestato il 21 maggio, dopo aver fornito alla stampa internazionale una testimonianza assai diversa dalla versione ufficiale.
Zainabitdinov sarebbe stato accusato di 'diffondere informazioni con lo scopo di seminare il panico' e di 'terrorismo', un reato che comporta la pena di morte.
Qualora i processi si concludessero con delle condanne capitali, il rischio di esecuzioni sarebbe concreto, nonostante lo scorso agosto il presidente uzbeko Islam Karimov abbia decretato l'abolizione della pena di morte nel Paese. L’entrata in vigore del provvedimento avverrà infatti nel 2008.
Le persone sotto processo farebbero parte delle migliaia di testimoni oculari - inclusi giornalisti indipendenti, attivisti per i diritti umani e membri dell’opposizione politica – arrestati dalle autorità nel tentativo di nascondere la verità sulla strage.
Secondo le organizzazioni per i diritti umani, numerosi imputati potrebbero essere condannati a morte, al termine di processi iniqui.
In base alla versione governativa, sarebbero stati “terroristi” armati e non le Forze di sicurezza ad uccidere i dimostranti. Molti dei morti – aggiungono le autorità – sarebbero stati a loro volta “terroristi”.
Desta particolare preoccupazione il caso di Saidzhakhon Zainabitdinov, presidente dell’organizzazione uzbeka per i diritti umani 'Appello', presente ad Andizhan il 13 maggio e arrestato il 21 maggio, dopo aver fornito alla stampa internazionale una testimonianza assai diversa dalla versione ufficiale.
Zainabitdinov sarebbe stato accusato di 'diffondere informazioni con lo scopo di seminare il panico' e di 'terrorismo', un reato che comporta la pena di morte.
Qualora i processi si concludessero con delle condanne capitali, il rischio di esecuzioni sarebbe concreto, nonostante lo scorso agosto il presidente uzbeko Islam Karimov abbia decretato l'abolizione della pena di morte nel Paese. L’entrata in vigore del provvedimento avverrà infatti nel 2008.
— FONTI
- (Fonti: Apcom, Amnesty International, 20/09/2005)
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