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USA - Texas. La Texas Court of Criminal Appeals NON ha commutato la condanna a morte di Paul Storey.

USA - Texas. La Texas Court of Criminal Appeals NON ha commutato la condanna a morte di Paul Storey.

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La Texas Court of Criminal Appeals NON ha commutato la condanna a morte di Paul Storey. Storey, ora 34 anni, nero, è accusato di aver ucciso, il 16 ottobre 2006 durante una rapina, Jonas Cherry, 28 anni. L’8 maggio 2018 (vedi) il giudice Everett Young della Tarrant County, incaricato di riesaminare il caso di Storey, aveva raccomandato una commutazione della condanna a morte in ergastolo senza condizionale. L’esecuzione di Storey era fissata per il 12 aprile 2017. 5 giorni prima, il 7 aprile (vedi) la Texas Court of Criminal Appeals aveva sospeso l’esecuzione, disponendo che il caso venisse rimandato a una corte di grado inferiore per esaminare quanto asserito dalla difesa, ossia che la pubblica accusa avesse presentato “prove false” quando aveva sostenuto che i familiari della vittima chiedevano la pena di morte. Il 27 marzo 2017 (vedi) erano stati gli stessi genitori della vittima, Glenn e Judy Cherry, a chiedere un provvedimento di clemenza per Storey. A favore di Storey si era schierato anche uno dei giurati popolari che ne aveva decretato la condanna a morte, Sven Berger. In una serie di dichiarazioni alla stampa e in una dichiarazione giurata consegnata ai difensori di Storey aveva detto che nessuno all’epoca del processo era stato informato dei deficit cognitivi dell’imputato, e che di sicuro lui, ma forse altri giurati, avrebbero votato diversamente. Inoltre Berger ha lamentato che la pubblica accusa aveva tenuto i giurati all’oscuro del fatto che il complice di Storey, Mike Porter, aveva ottenuto proprio dalla pubblica accusa un accordo per una condanna all’ergastolo senza condizionale in cambio della testimonianza contro Storey, quando è del tutto evidente che tra i due la personalità preminente fosse Porter. Berger aveva detto che l’aver appreso questa circostanza lo aveva fatto infuriare. Inoltre aveva accusato i procuratori di aver tenuto la giuria all’oscuro del fatto che già all’epoca del processo i familiari della vittima avessero chiesto di non condannare a morte Storey. “Tutte circostanze che avrebbero sicuramente indotto me a votare diversamente, e credo anche altri giurati”. Il giudice Young ha appurato che effettivamente la pubblica accusa aveva mentito quando aveva chiesto ai giurati di emettere una condanna a morte “perché lo volevano i familiari”, e che questo fatto, assieme agli altri evidenziati dalla difesa, sollevano il “ragionevole dubbio” che uno o più dei giurati popolari, se informati correttamente, avrebbero potuto giungere ad una conclusione diversa. Seguendo la procedura, il giudice Young ha formulato una “raccomandazione”, e l’ha inviata alla Corte d’Appello. Ma la Corte d’Appello oggi ha deciso di non accogliere la raccomandazione. Nella sentenza la TCCA ha spiegato che stava prendendo l'inusuale passo di opporsi al giudice del processo, che, ha riconosciuto, "è nella posizione migliore per valutare la credibilità dei testimoni". La Corte d’Appello non ha contestato che i difensori di Storey nel processo di primo grado non fossero a conoscenza dell'opposizione dei Cherrys alla condanna a morte, ma ha argomentato che uno degli avvocati che hanno seguito le fasi d’appello - che ora è morto – potesse esserlo. Per la precisione, la Conte d’Appello sostiene che non ci siano prove che non lo fosse. I giudici hanno anche stabilito che, dal momento che il padre di Cherry ha affermato di aver spesso parlato delle sue opinioni sulla pena di morte, l'avvocato d'appello, Robert Ford, avrebbe potuto scoprirlo attraverso "l'esercizio di una ragionevole diligenza". La Corte d’Appello ritiene quindi che le “irregolarità” della pubblica accusa nel processo di primo grado siano superate in rilevanza dal comportamento del difensore.

FONTI
  • (Fonti: texastribune.org, 02/10/2019)