USA - Texas. La Texas Court of Criminal Appeals ha sospeso l’esecuzione di Paul Storey che era fissata per il 12 aprile.
USA - Texas. La Texas Court of Criminal Appeals ha sospeso l’esecuzione di Paul Storey che era fissata per il 12 aprile.
La Texas Court of Criminal Appeals ha sospeso l’esecuzione di Paul Storey che era fissata per il 12 aprile. Il caso viene rimandato a una corte di grado inferiore per esaminare quanto asserito dalla difesa, ossia che la pubblica accusa abbia presentato “prove false” quando ha sostenuto che i familiari della vittima chiedevano la pena di morte. Il 27 marzo (vedi) erano stati gli stessi Glenn e Judy Cherry, genitori di Jonas Cherry, 28 anni, bianco, ucciso il 16 ottobre 2006 durante una rapina, a chiedere un provvedimento di clemenza per Paul Storey, 32 anni, nero. In questi casi di solito il provvedimento di clemenza è la commutazione della condanna a morte in ergastolo senza condizionale. Storey è stato condannato a morte nel 2008. In una lettera alle autorità, che i coniugi Cherry hanno reso pubblica, hanno scritto: “L’esecuzione di Paul Storey non riporterà indietro nostro figlio, non ci darà soddisfazione, né ci porterà conforto o ci darà pace”. I Cherry hanno anche pubblicato un video, in cui illustrano la loro posizione. Tra le altre cose, vorrebbero risparmiare alla famiglia di Storey quello stesso tipo di dolore che hanno provato loro per la perdita di un figlio. “Non siamo mai stati favorevoli alla pena di morte, ma comunque, oltre a questo, ci provoca dolore il pensiero che a causa della morte di nostro figlio una persona venga scientemente uccisa. Pensiamo soprattutto alla madre e alla nonna di Storey, se è ancora viva, e all’idea che debbano vedere fisicamente l’esecuzione del loro congiunto. Loro sono innocenti, non hanno colpa di quello che è successo”. A favore di Storey si è recentemente schierato anche uno dei giurati popolari che ne decretò la condanna a morte, Sven Berger. Berger, 36 anni, bianco, ingegnere informatico. In una serie di dichiarazioni alla stampa e in una dichiarazione giurata consegnata ai difensori di Storey ha detto che nessuno all’epoca del processo era stato informato dei deficit cognitivi dell’imputato, e che di sicuro lui, ma forse altri giurati, avrebbero votato diversamente. Inoltre Berger ha lamentato che la pubblica accusa ha tenuto i giurati all’oscuro del fatto che il complice di Storey, Mike Porter, aveva ottenuto proprio dalla pubblica accusa un accordo per una condanna all’ergastolo senza condizionale in cambio della testimonianza contro Storey, quando è del tutto evidente che tra i due la personalità preminente fosse Porter. Berger ha detto che l’aver appreso questa circostanza lo ha fatto infuriare. Inoltre ha accusato i procuratori di aver tenuto la giuria all’oscuro del fatto che già all’epoca del processo i familiari della vittima avessero chiesto di non condannare a morte Storey. “Tutte circostanze che avrebbero sicuramente indotto me a votare diversamente, e credo anche altri giurati”. Con la sentenza di oggi, la Corte di 1° grado viene chiamata a riesaminare il caso e valutare se un diverso comportamento della pubblica accusa avrebbe potuto portare ad un diverso esito processuale.
- (Fonti: Dallas Morning News, 07/04/2017)
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