USA: PROCURA FEDERALE NON CHIEDERÀ CONDANNA A MORTE DI AHMED ABU KHATTALA
la pubblica accusa federale non chiederà la pena di morte per Ahmed Abu Khattala, accusato di aver
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la pubblica accusa federale non chiederà la pena di morte per Ahmed Abu Khattala, accusato di aver ucciso 4 cittadini statunitensi durante l’attacco terroristico contro l’Ambasciata degli Stati Uniti in Libia del 2012.
L’annuncio è stato fatto dal Department of Justice, il ministero della giustizia con sede a Washington, e tradizionalmente le decisioni di questa importanza vengono concordate con il capo del governo, che negli Stati Uniti è il Presidente della Repubblica.
Barak Obama nel corso della sua presidenza ha più volte annunciato ma poi rinviato un esame complessivo del sistema giudiziario, del sovraffollamento carcerario, delle pene troppo alte per reati non violenti, e della pena di morte. La decisione di non chiedere la pena di morte per Khattala viene ad un anno di distanza da quando, nel maggio scorso, la procura federale chiese (e ottenne) la condanna a morte per un altro caso di terrorismo, quello del giovane ceceno Dzhokhar Tsarnaev condannato per la strage della Maratona di Boston del 2013.
Nel comunicare la propria intenzione, la procura federale non ha messo in rilievo particolari input politici, rispondendo ai giornalisti, membri dello staff hanno parlato piuttosto della più volte riscontrata difficoltà ad ottenere una condanna a morte da una giuria popolare di Washington (dove si terrà il processo), a cui andrà aggiunta la difficoltà a far testimoniare quei cittadini libici che hanno permesso le indagini, ma che non è detto siano disposti oggi a mettersi in evidenza, considerate le particolari condizioni di instabilità politica della Libia.
Risale a pochi mesi fa, a novembre, la prima richiesta di pena di morte da parte della nuova Procuratrice Generale, Loretta E. Lynch, che nelle udienze di conferma davanti al Senato nell’aprile 2015 aveva definito la pena di morte “una punizione efficace”. La Lynch ha disposto che la procura federale chieda la pena di morte nei confronti di Noe Aranda-Soto, un immigrato illegale che in Texas è accusato di traffico di esseri umani e della morte di due immigrati clandestini a seguito di un incidente automobilistico.
Nel caso del libico Abu Khattala non è stata fissata la data del processo, che sarà presieduto dal giudice Christopher R. Cooper. Abu Khattala è accusato di aver comandato il gruppo di estremisti islamici denominato Ansar al-Sharia che tra l’11 e il 12 settembre 2012 ha attaccato l’ambasciata degli Stati Uniti a Bengasi, uccidendo l’ambasciatore J. Christopher Stevens e altri 3 cittadini statunitensi.
Abu Khattala è stato catturato in Libia con una operazione delle forze speciali nel maggio 2004.
L’annuncio è stato fatto dal Department of Justice, il ministero della giustizia con sede a Washington, e tradizionalmente le decisioni di questa importanza vengono concordate con il capo del governo, che negli Stati Uniti è il Presidente della Repubblica.
Barak Obama nel corso della sua presidenza ha più volte annunciato ma poi rinviato un esame complessivo del sistema giudiziario, del sovraffollamento carcerario, delle pene troppo alte per reati non violenti, e della pena di morte. La decisione di non chiedere la pena di morte per Khattala viene ad un anno di distanza da quando, nel maggio scorso, la procura federale chiese (e ottenne) la condanna a morte per un altro caso di terrorismo, quello del giovane ceceno Dzhokhar Tsarnaev condannato per la strage della Maratona di Boston del 2013.
Nel comunicare la propria intenzione, la procura federale non ha messo in rilievo particolari input politici, rispondendo ai giornalisti, membri dello staff hanno parlato piuttosto della più volte riscontrata difficoltà ad ottenere una condanna a morte da una giuria popolare di Washington (dove si terrà il processo), a cui andrà aggiunta la difficoltà a far testimoniare quei cittadini libici che hanno permesso le indagini, ma che non è detto siano disposti oggi a mettersi in evidenza, considerate le particolari condizioni di instabilità politica della Libia.
Risale a pochi mesi fa, a novembre, la prima richiesta di pena di morte da parte della nuova Procuratrice Generale, Loretta E. Lynch, che nelle udienze di conferma davanti al Senato nell’aprile 2015 aveva definito la pena di morte “una punizione efficace”. La Lynch ha disposto che la procura federale chieda la pena di morte nei confronti di Noe Aranda-Soto, un immigrato illegale che in Texas è accusato di traffico di esseri umani e della morte di due immigrati clandestini a seguito di un incidente automobilistico.
Nel caso del libico Abu Khattala non è stata fissata la data del processo, che sarà presieduto dal giudice Christopher R. Cooper. Abu Khattala è accusato di aver comandato il gruppo di estremisti islamici denominato Ansar al-Sharia che tra l’11 e il 12 settembre 2012 ha attaccato l’ambasciata degli Stati Uniti a Bengasi, uccidendo l’ambasciatore J. Christopher Stevens e altri 3 cittadini statunitensi.
Abu Khattala è stato catturato in Libia con una operazione delle forze speciali nel maggio 2004.
— FONTI
- (Fonti: DPIC, 10/05/2016)
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