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USA - North Carolina. Studio: "I costi nascosti della pena di morte in North Carolina"

USA - North Carolina. Studio: "I costi nascosti della pena di morte in North Carolina"

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Studio: "I costi nascosti della pena di morte in North Carolina". Un nuovo studio condotto dal Center for Death Penalty Litigation ha cercato di calcolare i costi di 56 processi in cui la pubblica accusa ha chiesto la pena di morte, senza ottenerla. Il CDPL è una associazione con sede in North Carolina che fornisce aiuto legale gratuito ai detenuti nel braccio della morte dello stato. Lo studio, dal titolo “Sotto processo per la loro vita: I costi nascosti degli errori della pubblica accusa nei casi capitali in North Carolina” ("On Trial for Their Lives: The Hidden Costs of Wrongful Capital Prosecutions in North Carolina") esamina i costi finanziari e umani di casi nei quali i pubblici ministeri hanno perseguito la pena di morte, nonostante una chiara mancanza di prove, con conseguente assoluzione o archiviazione del procedimento. Lo studio ha individuato 56 casi dal 1989 ad oggi. Le 56 persone che sono state assolte in caso di un processo o prosciolte quando la pubblica accusa ha ritirato le accuse prima del dibattimento, hanno scontato un totale di 112 anni di prigione non dovuta, e per soli costi degli avvocati difensori lo stato ha speso 2,4 milioni di dollari. Secondo gli autori dello studio, questi casi sono paragonabili a quelli delle persone mandate ingiustamente nei bracci della morte. “Abbiamo trovato casi in cui rappresentanti dello stato hanno nascosto prove a discarico, hanno usato prove scientifiche di bassa qualità, ed hanno fatto pressioni improprie sui testimoni. In diversi casi non c’erano prove concrete, e l’ipotesi d’accusa era basata solo sulla parola di testimoni molto inaffidabili, come compagni di detenzione o persone accusate dello stesso reato che hanno ottenuto pene più leggere per la loro collaborazione, o sulla parola di informatori retribuiti. Testimonianze di questo livello erano al centro di circa il 60% dei procedimenti che abbiamo analizzato”. Oltre ai costi finanziari e di tempo, lo studio descrive anche gli altri effetti che le accuse sbagliate hanno avuto sulle persone: “Oltre al fatto che molta gente è stata ridotta sul lastrico, lo stato non ha nemmeno l’accortezza di ripulire la fedina penale di queste persone. Dopo essere stati prosciolti, sta a loro rivolgersi ad una corte per ottenere la cancellazione dell’arresto e dell’imputazione, procedura lunga e costosa. Coloro che già vivevano ai margini della società hanno avuto ulteriori difficoltà a trovare un lavoro, e alcuni, dopo il rilascio dal carcere, sono diventati dei senza fissa dimora”. Gli autori terminano mettendo in contrapposizione quelle che dovrebbero essere le finalità dell’uso della pena di morte con quello che loro hanno rilevato: “Una punizione così seria come un’esecuzione dovrebbe essere perseguita solo nei casi assolutamente certi, i casi con le prove più forti, e in cui le circostanze rendono l’imputato particolarmente responsabile delle sue azioni. In pratica dovrebbe essere usata solo contro “i peggiori tra i peggiori”. Eppure la realtà è completamente diversa. Questo studio svela un sistema in cui la minaccia della morte è usata, nella maggior parte dei casi, senza relazione con la forza dell’impianto probatorio”.
FONTI
  • (Fonti: DPIC, 22/06/2015)