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Maryland

USA - Maryland. Un sondaggio del Washington Post registra che le posizioni sulla pena di morte sono cambiate molto poco dal 2007.

USA - Maryland. Un sondaggio del Washington Post registra che le posizioni sulla pena di morte sono cambiate molto poco dal 2007.

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Un sondaggio condotto dal quotidiano Washington Post registra che rispetto all’ultimo sondaggio di 3 anni fa le posizioni sulla pena di morte sono cambiate molto poco. Oggi il 60% degli abitanti del Maryland è favorevole alla pena di morte, e nel 2007 la percentuale era la stessa. Oggi il 32% è contrario, nel 2007 la percentuale era più alta, il 35%. Posti davanti all’alternativa tra pena di morte e ergastolo senza condizionale, oggi il 49% preferisce l’ergastolo, mentre nel 2007 erano il 52%. A preferire la pena di morte anche in alternativa all’ergastolo senza condizionale oggi sono il 40%, nel 2007 erano il 43%. Dividendo il campione del sondaggio pere area politica, il 75% dei Repubblicani è favorevole alla pena di morte, il 67% degli Indipendenti, e il 48% dei Democratici. Divisi per razza, il 70% dei bianchi è favorelove, mentre tra i neri i favorevoli sono il 43%. Divisi per sesso, il 65% degli uomini è favorevole, contro un 54% delle donne. Dal 19 dicembre 2006 (vedi) in Maryland è in corso una moratoria “de facto”, generata dalla sentenza della Corte d’Appello del Maryland che dichiarava incostituzionale la legge allora in vigore in quanto il protocollo dell’iniezione letale era stato emanato direttamente dall’amministrazione penitenziaria, senza il vaglio, previsto dalla legge, di una commissione parlamentare. Da allora, secondo diversi osservatori, il governatore Martin O'Malley, un Democratico contrario alla pena di morte, avrebbe rallentato la convalida del nuovo protocollo, al punto che gli osservatori concordano che nessuno dei 5 detenuti del braccio della morte del Maryland potrà essere giustiziato prima delle prossime elezioni di novembre. Più volte O'Malley ha appoggiato disegni di legge abolizionisti, che però non hanno mai ottenuto la maggioranza del parlamento.
FONTI
  • (fonti: Washington Post, 11/05/2010)