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USA - Delaware. La Corte Suprema di stato ha annullato l’annullamento della condanna a morte di Jermaine M. Wright

USA - Delaware. La Corte Suprema di stato ha annullato l’annullamento della condanna a morte di Jermaine M. Wright

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La Corte Suprema di stato ha annullato 4-1 l’annullamento della condanna a morte di Jermaine M. Wright che era stata decisa il 3 gennaio 2012 (vedi) dal giudice John A. Parkins Jr.. Wright, 39 anni, nero, era stato condannato a morte nel 1992 con l’accusa di aver ucciso, durante una rapina ad un negozio di liquori il 14 gennaio 1991, il commesso Phillip Seifert, 66 anni. Il giudice Parkins aveva definito “molto deboli se non inesistenti” le prove contro Wright. Nessuna prova fisica, l’arma del delitto non è stata ritrovata, nessuna impronta digitale o di scarpa, nessuna immagine di videocamere di sorveglianza, e testimoni che non lo hanno riconosciuto nel corso di confronti. A parte una confessione videoregistrata, che però il giudice Parkins ha ridimensionato, definendola “chiaramente rilasciata in condizioni anormali da una persona sotto l’effetto dell’eroina”, contro Wright c’era solo la testimonianza di un detenuto che asseriva di averlo sentito confessare il crimine, ma anche questa testimonianza in seguito è stata ritrattata. Il giudice Parkins ha poi rilevato che alcuni importanti elementi che avrebbero potuto essere molto favorevoli per la difesa erano stati tenuti nascosti dalla pubblica accusa. Il giudice Parkins, in una motivazione di 101 pagine ha definito “molto deboli se non inesistenti” le prove contro Wright. Nessuna prova fisica, l’arma del delitto non è stata ritrovata, nessuna impronta digitale o di scarpa, nessuna immagine di videocamere di sorveglianza, e testimoni che non lo hanno riconosciuto nel corso di confronti. A parte una confessione videoregistrata, che però il giudice Parkins ha ridimensionato, definendola “chiaramente rilasciata in condizioni anormali da una persona sotto l’effetto dell’eroina”, contro Wright c’era solo la testimonianza di un detenuto che asseriva di averlo sentito confessare il crimine, ma anche questa testimonianza in seguito è stata ritrattata. Il giudice Parkins ha poi rilevato che alcuni importanti elementi che avrebbero potuto essere molto favorevoli per la difesa erano stati tenuti nascosti dalla polizia, la quale peraltro non aveva letto correttamente all’imputato i suoi diritti. Contro la sentenza di Perkins l’11 gennaio 2012 aveva proposto appello la pubblica accusa (vedi). La Corte Suprema oggi ha stabilito che il giudice Perkins non avrebbe dovuto occuparsi del tema della confessione contestata, perché era già stata affrontata compiutamente nei ricorsi presentati dall’imputato in precedenza.
FONTI
  • (fonti: The News Journal, 24/05/2013)