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USA - Arizona. Il rapporto sulla esecuzione di Joseph Wood, durata 2 ore, non rileva errori.

USA - Arizona. Il rapporto sulla esecuzione di Joseph Wood, durata 2 ore, non rileva errori.

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Il rapporto sulla esecuzione di Joseph Wood, durata 2 ore, non rileva errori. Reso noto oggi il rapporto “indipendente” commissionato dall’amministrazione penitenziaria dopo l’esecuzione di Wood effettuata il 23 luglio, che creò molto scalpore perché l’uomo rantolò per 2 ore, e gli vennero iniettati più volte i farmaci letali prima che, 2 ore dopo, venisse dichiarato morto. In realtà quella che avrebbe dovuto essere una commissione “indipendente” è stata una commissione composta in gran parte da dipendenti o ex-dipendenti dell’amministrazione penitenziaria, il cui lavoro è stato poi rivisto da due società di consulenza (CGL e l’associata Correctional Solutions) apparentemente esterne, ma anche queste composte da ex dirigenti dell’amministrazione penitenziaria. Il risultato è stato per molti versi tautologico: l’esecuzione è avvenuta rispettando tutte le norme, è stata compiuta da personale perfettamente formato e dal comportamento improntato ai più alti standard di professionalità, e il protocollo allora in vigore non era dissimile da quello in uso in altri stati. Elencate tutte queste cose positive, il rapporto non spiega cosa è andato storto. Le esecuzioni normalmente durano 10 minuti, quella di Wood durò 10 volte di più, invece di una dose di Midazolam e 1 di Idromorfone gliene furono iniettate complessivamente 15. Nelle 50 pagine del rapporto, in gran parte occupate dalla descrizione del protocollo di esecuzione dello stato, secondo Dale Baich, una delle avvocatesse di Wood, non c’è risposta alla domanda “cosa è andato storto”. Nel rapporto c’è la testimonianza del medico che ha seguito l’esecuzione, il quale ha dichiarato di aver “percepito” che i lamenti di Wood erano un riflesso condizionato, non un indicazione di sofferenza. Anche il medico non sa dare indicazioni circa le cause della eccessiva durata dell’agonia di Wood. Il rapporto poi cita l’autopsia compiuta da Gregory Hess, titolare dell’ufficio apposito della Pima County. Hess sostiene che il boccheggiare e ansimare sono “normali risposte fisiche al morire”, aggiunge che l’autopsia non ha rilevato nulla di anomalo, e non è chiaro perché l’esecuzione non sia andata come era previsto che andasse. Ultima opinione, quella di un “esperto di sanità dell’amministrazione penitenziaria” non meglio identificato, il quale non sa indicare le cause dell’anomalo esito dell’esecuzione. Charles Ryan, direttore dell’amministrazione penitenziaria, contestualmente alla pubblicazione dei risultati del rapporto ha inviato una lettera al governatore Jan Brewer nella quale sostiene che “Nonostante la lunghezza dell’esecuzione, il detenuto Wood è rimasto pesantemente sedato per tutto il tempo”. Aggiunge poi che il protocollo di esecuzione dello stato è “adeguato”. Gli avvocati di Wood, che già avevano cercato di far rinviare l’esecuzione sostenendo che lo stato non dovrebbe tenere segreti i dettagli principali del protocollo di esecuzione, hanno già presentato un ricorso postumo davanti ad una corte federale nell’interesse degli altri condannati a morte. La decisione era stata rinviata dal giudice federale in attesa che venisse pubblicato il rapporto odierno. Un altro ricorso, presentato dal quotidiano The Arizona Republic e da altri media contro la “secrecy law” che consente all’amministrazione penitenziaria di non rispondere alla stampa circa alcuni dettagli delle esecuzioni è ancora pendente.
FONTI
  • (Fonti: The Republic | azcentral.com, 22/12/2014)