USA - Arizona. Il giudice federale Neil Wakei ha approvato un nuovo protocollo di iniezione letale.
USA - Arizona. Il giudice federale Neil Wakei ha approvato un nuovo protocollo di iniezione letale.
Il giudice federale Neil Wake, che dopo l’esecuzione difettosa di Joseph Wood del 23 luglio 2014 (vedi) aveva sospeso tutte le esecuzioni, oggi ha approvato un accordo tra Amministrazione Penitenziaria e un gruppo di 7 detenuti del braccio della morte per un nuovo protocollo di iniezione letale. Uno degli avvocati che rappresentano i detenuti, Dale Baich, ritiene che sia la prima volta che un protocollo di esecuzione venga redatto prendendo atto di una nutrita serie di modifiche proposte dai detenuti. In Arizona le esecuzioni sono in stallo da quando l’esecuzione di Wood durò quasi 2 ore. All’epoca il protocollo era basato su due farmaci, Midazom e Idromorfone. Una serie di detenuti del braccio della morte, rappresentati dagli avvocati dello studio Sidley Austin di Los Angeles, e del Federal Public Defender's Office di Phoenix hanno avviato una serie di azioni legali contro il protocollo di esecuzione, e la pretesa dell’Amministrazione Penitenziaria, ai sensi di una recente legge che aumenta il livello di segretezza attorno alle esecuzioni, di non spiegare le proprie condotte. Di questi ricorsi si è occupando il giudice federale Neil Wake, che sul tema ha tenuto diverse udienze (vedi 28/10/2015, 24/06/2016, 12/06/2017). l’Amministrazione ha reso noto di aver modificato il proprio protocollo accogliendo più d’uno dei rilievi fatti dagli avvocati difensori. Già nel dicembre 2016 l’Amministrazione aveva concordato con i detenuti che non avrebbe più utilizzato il Midazolam, né altri tipi di paralizzanti muscolari. Secondo i detenuti infatti questa fascia di medicinali, che nel classico protocollo a tre farmaci costituivano il 2° passaggio, impediscono ai muscoli del volto di mostrare eventuali segni di dolore, ma non garantiscono affatto che il dolore non ci sia, anzi paradossalmente, se ci fosse, lo nasconderebbe. Il nuovo protocollo sarebbe basato su un singolo farmaco, ossia una overdose di barbiturici, sulla cui scelta l’Amministrazione si riserva una certa libertà di scelta viste le molte difficoltà di reperimento degli ultimi anni. La scelta deve essere effettuata con un certo anticipo, e comunicata ai difensori dei condannati che possono obiettare. Nella versione precedente del protocollo l’Amministrazione si assegnava assoluta autonomia sul se e quando modificare, anche all’ultimo momento, i farmaci letali da usare. Inoltre l’Amministrazione ha aumentato le fasi delle esecuzioni che devono avvenire con il controllo visivo dei testimoni, comprenso il momento in cui il farmaco viene introdotto in vena. Infine, rispetto ad una bozza precedente che aveva suscitato polemiche (vedi 15/02/2017), viene eliminato un punto invero assai particolare: "I difensori del detenuto o terzi che agiscano in favore del detenuto possono fornire al Dipartimento o il Pentobarbital o il Sodio Tiopentale, se possono procurarseli da una farmacia, farmacista, laboratorio artigianale, industria o intermediario che siano in possesso di certificazione o autorizzazione”. Prendendo atto che in effetti l’acquisto di farmaci letale richiede il possesso di una licenza medica, l’Amministrazione rinuncia all’idea che il condannato a morte si compri da solo il farmaco con cui essere ucciso.
- (Fonti: Reuters, 22/06/2017)
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