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Un ente indipendente preposto al monitoraggio di come i paesi applicano il Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici, ha riscontrato violazioni in cinque paesi

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Un ente indipendente preposto al monitoraggio di come i paesi applicano il Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici, ha riscontrato violazioni in cinque paesi. Tre dei casi considerati dalla Commissione Diritti Umani nel corso della sua ultima riunione tenutasi a Ginevra dal 17 marzo al 4 aprile 2003, riguardavano la pena di morte in Bielorussia e nelle Filippine. I casi sono il n. 886/1999 e il n. 887/1999 (Bondarenko v. Bielorussia, Lyashkevich v. Bielorussia), in particolare, riguardavano il diritto di una famiglia di venire informati del luogo in cui il proprio parente � stato giustiziato. Sono stati presentati da due madri i cui figli sono stati giudicati colpevoli di omicidio, condannati a morte e giustiziati prima della formale registrazione dei loro casi da parte della Commissione e prima che le richieste di misure di protezione fossero indirizzate allo Stato. Gli autori sostengono che le fucilazioni hanno avuto luogo in segreto e che nessuna informazione � stata data alle famiglie, n� la data di esecuzione n� il luogo in cui i loro figli sono stati seppelliti. La Commissione ha richiamato la propria giurisprudenza sull'inadempienza da parte di uno Stato dei suoi obblighi previsti dal Protocollo Opzionale in caso di non rispetto di una domanda di misure di protezione (Piandiong v. Filippine, adottate il 19 ottobre 2000). Tuttavia ha concluso che questa giurisprudenza non � applicabile ai casi in questione, perch� le esecuzioni hanno avuto luogo prima della registrazione e prima che le richieste di misure di protezione venissero indirizzate allo Stato. Riguardo all'esecuzione, la Commissione ha concluso che il segreto riguardo alla data di esecuzione e al luogo di sepoltura e il rifiuto di restituire ai famigliari i cadaveri, ha l'effetto di intimidare o punire le famiglie lasciandole intenzionalmente in uno stato di incertezza e stress mentale. Ha deciso dunque che l'iniziale rifiuto da parte delle autorit� di notificare agli autori le date previste delle esecuzioni, e il loro successivo rifiuto di notificare agli autori il luogo di sepoltura dei figli, rappresenta un trattamento inumano degli autori, in violazione dell'articolo 7 del Patto. Dei 150 stati che hanno aderito al Patto, 104 hanno riconosciuto la competenza della Commissione a esaminare i reclami individuali sotto la loro giurisdizione riguardo alla violazione dei diritti umani. La procedura � prevista dal Primo Protocollo Opzionale al Patto. Per le decisioni, v. l'indirizzo Internet http://www.unhchr.ch/tbs/doc.nsf, cliccare su CCPR Human Rights Committee, e quindi su jurisprudence.
FONTI
  • (Fonti: M2 Presswire, UN Information Service, 15/05/2003)