UGANDA. ESECUZIONI ‘DEVASTANTI’ ANCHE PER IL BOIA
in occasione della Giornata mondiale contro la pena di morte, è stato presentato a Kampala un Rapporto della Federazione Internazionale per i Diritti Umani (FIDH) che descrive il metodo di esecuzione usato nella Prigione di Luzira.
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in occasione della Giornata mondiale contro la pena di morte, è stato presentato a Kampala un Rapporto della Federazione Internazionale per i Diritti Umani (FIDH) che descrive il metodo di esecuzione usato nella Prigione di Luzira.
“Sfida alla Pena Capitale” – questo il titolo del Rapporto – si avvale della ricerca svolta dal dott. Richard Wild, docente di criminologia presso l’Università di Greenwich a Londra.
E’ stato lo stesso Wild a presentare le conclusioni della ricerca, secondo cui la procedura adottata a Luzira per l’impiccagione è tale da diffondere terrore nella sezione in cui sono rinchiusi i condannati a morte ed in cui avvengono le esecuzioni.
“Le modalità di esecuzione - evidenzia il Rapporto - hanno un effetto devastante tanto sui detenuti quanto sul personale carcerario.
“Nella camera della morte di Luzira, unico posto in Uganda in cui si praticano esecuzioni, possono essere impiccate fino a tre persone nello stesso momento.
I prigionieri vengono condotti dalle guardie carcerarie nella camera delle esecuzioni, poi gli vengono legate le gambe ed il cappio viene posto intorno al collo.
Poi il nodo scorsoio viene stretto, levando quasi il respiro al prigioniero.
Successivamente viene messo in piedi su un tavolo che, mediante l’azione su una leva, si apre lasciando cadere il detenuto verso il basso.
Il nodo si trova sul lato destro della testa del condannato, con la corda che provoca la rottura dell’osso del collo, uccidendolo all’istante.
Il Rapporto della FIDH riporta le parole di un condannato a morte, Mugerwa Nyansio: “Ricordo il giorno in cui le guardie si sono fermate davanti alla nostra cella e hanno chiamato fuori tre miei compagni. Li hanno portati via tutti in una volta. Piangevano, urlavano.
Così ho visto portar via - per essere giustiziati - tre compagni, con i quali ho condiviso giorni e notti. Sono rimasto da solo nella cella”.
“Sfida alla Pena Capitale” – questo il titolo del Rapporto – si avvale della ricerca svolta dal dott. Richard Wild, docente di criminologia presso l’Università di Greenwich a Londra.
E’ stato lo stesso Wild a presentare le conclusioni della ricerca, secondo cui la procedura adottata a Luzira per l’impiccagione è tale da diffondere terrore nella sezione in cui sono rinchiusi i condannati a morte ed in cui avvengono le esecuzioni.
“Le modalità di esecuzione - evidenzia il Rapporto - hanno un effetto devastante tanto sui detenuti quanto sul personale carcerario.
“Nella camera della morte di Luzira, unico posto in Uganda in cui si praticano esecuzioni, possono essere impiccate fino a tre persone nello stesso momento.
I prigionieri vengono condotti dalle guardie carcerarie nella camera delle esecuzioni, poi gli vengono legate le gambe ed il cappio viene posto intorno al collo.
Poi il nodo scorsoio viene stretto, levando quasi il respiro al prigioniero.
Successivamente viene messo in piedi su un tavolo che, mediante l’azione su una leva, si apre lasciando cadere il detenuto verso il basso.
Il nodo si trova sul lato destro della testa del condannato, con la corda che provoca la rottura dell’osso del collo, uccidendolo all’istante.
Il Rapporto della FIDH riporta le parole di un condannato a morte, Mugerwa Nyansio: “Ricordo il giorno in cui le guardie si sono fermate davanti alla nostra cella e hanno chiamato fuori tre miei compagni. Li hanno portati via tutti in una volta. Piangevano, urlavano.
Così ho visto portar via - per essere giustiziati - tre compagni, con i quali ho condiviso giorni e notti. Sono rimasto da solo nella cella”.
— FONTI
- (Fonti: New Vision, 11/10/2005)
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