TUNISIA: LEADER ISLAMISTA SOSTIENE LA PENA CAPITALE
Rached Ghannouchi, capo del partito islamista al governo in Tunisia, ha dichiarato di sostenere
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Rached Ghannouchi, capo del partito islamista al governo in Tunisia, ha dichiarato di sostenere l'applicazione della pena di morte, descrivendola come una "legge naturale", in un’intervista televisiva la cui messa in onda è prevista per stasera.
"Noi diciamo che la pena capitale è una legge naturale, un’anima per un’anima. E chi minaccia la vita di un altro deve sapere che anche la sua vita è minacciata", ha detto il capo del partito Ennahda al canale d'informazione France 24.
Gli è stato chiesto, in particolare, sulla punizione per gli stupratori, dopo una serie di casi di stupro in Tunisia, compreso quello di una bambina di tre anni ripetutamente violentata dal custode di una scuola materna, che ha causato shock e rabbia nel Paese.
"Questo crimine deve essere punito nel modo più severo possibile e direi di sì, con la pena di morte", ha detto Ghannouchi.
"Lo stupro è come una condanna a morte per una donna e per tutta la famiglia."
Ai sensi del codice penale tunisino, stupro, omicidio, atti di terrorismo e complotto contro lo Stato sono punibili con la morte, tuttavia in Tunisia non sono state effettuate esecuzioni dal 1991.
Amna Guellali, rappresentante tunisino di Human Rights Watch, si è detta rammaricata per i commenti di Ghannouchi, che seguono gli sforzi dei gruppi per i diritti umani affinché l'abolizione della pena di morte venga inserita nella nuova costituzione, in corso di elaborazione.
"Si tratta di una battuta d'arresto, considerato che la Tunisia ha una moratoria sulla pena di morte. E’ una sfida a tutto questo ed è abbastanza grave ", ha detto alla AFP.
Secondo Guellali, il leader islamista ha pubblicamente espresso la posizione di diversi membri del suo partito, che credono che la pena di morte sia "qualcosa di naturale, un obbligo nell'Islam e una giusta pena per ... un'atrocità che è stata commessa."
Ennahda, che guida la coalizione di governo in Tunisia, è spesso accusato dall'opposizione laica e dagli attivisti per i diritti umani di cercare di islamizzare la società e di imporre le principali regole della Sharia, la legge islamica.
"Noi diciamo che la pena capitale è una legge naturale, un’anima per un’anima. E chi minaccia la vita di un altro deve sapere che anche la sua vita è minacciata", ha detto il capo del partito Ennahda al canale d'informazione France 24.
Gli è stato chiesto, in particolare, sulla punizione per gli stupratori, dopo una serie di casi di stupro in Tunisia, compreso quello di una bambina di tre anni ripetutamente violentata dal custode di una scuola materna, che ha causato shock e rabbia nel Paese.
"Questo crimine deve essere punito nel modo più severo possibile e direi di sì, con la pena di morte", ha detto Ghannouchi.
"Lo stupro è come una condanna a morte per una donna e per tutta la famiglia."
Ai sensi del codice penale tunisino, stupro, omicidio, atti di terrorismo e complotto contro lo Stato sono punibili con la morte, tuttavia in Tunisia non sono state effettuate esecuzioni dal 1991.
Amna Guellali, rappresentante tunisino di Human Rights Watch, si è detta rammaricata per i commenti di Ghannouchi, che seguono gli sforzi dei gruppi per i diritti umani affinché l'abolizione della pena di morte venga inserita nella nuova costituzione, in corso di elaborazione.
"Si tratta di una battuta d'arresto, considerato che la Tunisia ha una moratoria sulla pena di morte. E’ una sfida a tutto questo ed è abbastanza grave ", ha detto alla AFP.
Secondo Guellali, il leader islamista ha pubblicamente espresso la posizione di diversi membri del suo partito, che credono che la pena di morte sia "qualcosa di naturale, un obbligo nell'Islam e una giusta pena per ... un'atrocità che è stata commessa."
Ennahda, che guida la coalizione di governo in Tunisia, è spesso accusato dall'opposizione laica e dagli attivisti per i diritti umani di cercare di islamizzare la società e di imporre le principali regole della Sharia, la legge islamica.
— FONTI
- (Fonti: AFP, 02/04/2013)
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