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COSTA D'AVORIO

Tra il 23 e il 24 luglio del 2000, l'86,53% dei voti...

Tra il 23 e il 24 luglio del 2000, l'86,53% dei voti validi espressi in un referendum nazionale ha approvato l'adozione di una nuova Costituzione, che oltre ad abbassare l'età di voto dai 21 ai 18 anni, prevede anche l'abolizione della pena di morte

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Tra il 23 e il 24 luglio del 2000, l'86,53% dei voti validi espressi in un referendum nazionale ha approvato l'adozione di una nuova Costituzione, che oltre ad abbassare l'età di voto dai 21 ai 18 anni, prevede anche l'abolizione della pena di morte. Il referendum è stato il primo passo verso la transizione a un governo civile dopo il colpo di stato militare del dicembre 1999, il primo nel paese, che aveva portato al potere il generale Robert Guei, uno dei più strenui sostenitori del referendum costituzionale. La pena di morte era di fatto abolita nel paese. Felix Houphouet-Boigny, il primo Presidente della Costa d'Avorio, al potere dal 1960 al 1993, si era opposto alla pena di morte e non aveva autorizzato alcuna esecuzione. Inoltre, il successivo Presidente, Henri Konan Bédié non aveva ratificato una legge approvata nel 1995 dal Parlamento che prevedeva l'estensione della pena capitale al furto con violenza e durante il suo mandato non aveva autorizzato esecuzioni. L'articolo 2 della nuova Costituzione, approvata con il referendum del 23 e 24 luglio, stabilisce che: "toute sanction tendant à la privation de la vie humaine est interdite" ("è vietata qualunque pena che preveda la soppressione della vita umana"). In Costa d'Avorio la Costituzione prevale sulla legge penale, dunque i tribunali non possono più emettere condanne a morte. Fra le norme previste dalla nuova Costituzione, oltre all'abolizione della pena di morte e all'abbassamento dell'età di voto da 21 a 18 anni, ci sono l'interdizione delle mutilazioni genitali e altri diritti politici e civili. La Costa d'Avorio da diversi decenni era in pratica abolizionista, anche se la pena di morte era rimasta formalmente in vigore. L'omicidio, il tradimento e la diserzione erano considerati reati passibili di pena capitale. Nel 1995 l'Assemblea Nazionale aveva approvato una legge che estendeva la condanna a morte alla rapina aggravata e prevedeva esecuzioni pubbliche, ma l'allora presidente Henri Konan Bédié non ha mai promulgato la legge.