Tra il 1994 e il 2003, i tribunali del Ruanda hanno trattato oltre 5.000 casi di genocidio...
Tra il 1994 e il 2003, i tribunali del Ruanda hanno trattato oltre 5.000 casi di genocidio e condannato a morte 698 persone.
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Tra il 1994 e il 2003, i tribunali del Ruanda hanno trattato oltre 5.000 casi di genocidio e condannato a morte 698 persone.
Alison Des Forges, una consulente di Human Rights Watch, ha dichiarato che i sopravvissuti al genocidio hanno bisogno di sentire e vedere che giustizia è stata fatta sicché il processo di riconciliazione in Ruanda possa andare avanti. Ma, ha aggiunto, la pena di morte non è l’unica strada. "Posso capire come persone che abbiano perduto i propri cari o che siano state mutilate fisicamente possano sentire che nulla meno della pena di morte sarebbe soddisfacente. Eppure, altre forme di punizione possono essere più dure e uno che rischia di passare la sua vita in galera può in effetti essere più efficacemente punito rispetto a uno che fosse semplicemente giustiziato."
Benoit Kaboyi, incaricato delle questioni sulla giustizia per IBUKA, l’associazione dei sopravvissuti, ha detto di vedere nella pena di morte un deterrente efficace. "Per quanto mi riguarda, quando penso alla pena di morte non penso in termini di unità e riconciliazione. Considero solo che questi crimini sono stati compiuti e che deve esserci un corrispettivo come punizione. La pena capitale è importante perchè insegna ai responsabili e alla società in generale che chi commette crimini così efferati sarà punito in egual misura”.
Il procuratore generale del Ruanda Jean De Dieu Mucyo ha dichiarato che in attesa di rivedere la legge esistente, il che potrebbe rendersi necessario, qualsiasi decisione sulle sentenze capitali già comminate dovrebbe tener conto dei punti di vista diversi dei ruandesi e degli osservatori internazionali. "La pena di morte è scritta nella nostra legge ed essa non è cambiata. É un grosso dibattito, importante per tutti i ruandesi, non è una questione che interessa solo una parte della società: ciò che noi forse potremmo chiedere è che sia stabilito un luogo di confronto in cui la gente possa esprimersi al riguardo”.
— FONTI
- (Fonti: All Africa, 10/12/2004)
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