TORTURA. D’ELIA, ‘NO’ ALLA LOGICA DEL FINE CHE GIUSTIFICA I MEZZI
il segretario di Nessuno tocchi Caino, Sergio D'Elia
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il segretario di Nessuno tocchi Caino, Sergio D'Elia, ha stigmatizzato le torture inflitte a detenuti iracheni da funzionari delle forze americane ed ha detto che il fine non può giustificare i mezzi, nemmeno quando si tratta di una guerra contro il terrorismo.
In una nota diffusa oggi, D'Elia afferma tuttavia che è solo grazie alla libertà di stampa esistente negli Stati Uniti che la vicenda Eè potuta venire alla luce. ''Dei torturati in regimi dittatoriali, autoritari, illiberali - ha osservato - non è dato sapere nulla, semplicemente perché lì non c’é libertà di stampa, quindi di inchiesta e prova indipendenti''.
Per il segretario di NtC le democrazie non sono di per sé immuni da queste pratiche'' e la proposta di regolamentare la tortura che viene avanzata da campioni dei diritti civili come Alan Dershowitz ''è non solo rivelatrice di un fenomeno che esiste ma anche di una logica aberrante: quella della guerra al terrorismo e della sicurezza come fine che giustifica i mezzi''.
''Quante scosse elettriche e in quali parti del corpo possiamo infliggere? A quanti gradi sotto zero o sopra zero possiamo sottoporre un detenuto perché la tortura sia accettabile, non eccessiva, ma proporzionata al risultato della prevenzione e della legittima difesa?'', si chiede.
''Quand’anche noi riuscissimo a salvare vite umane innocenti grazie al fatto che torturando un terrorista sapremmo dove è collocata una bomba, quante altre bombe o uomini-bomba
innescheremmo grazie all’imbarbarimento generale che la tortura di stato avrà provocato?'', si chiede ancora.
''La forza e la sicurezza di uno stato - afferma poi l'esponente radicale - sta innanzitutto nel diritto, cioè nel limite che noi poniamo a noi stessi, al nostro sacrosanto senso di giustizia, di rivalsa, di legittima difesa, e il limite in questo caso è stabilito dalla inviolabilità della persona detenuta''.
In una nota diffusa oggi, D'Elia afferma tuttavia che è solo grazie alla libertà di stampa esistente negli Stati Uniti che la vicenda Eè potuta venire alla luce. ''Dei torturati in regimi dittatoriali, autoritari, illiberali - ha osservato - non è dato sapere nulla, semplicemente perché lì non c’é libertà di stampa, quindi di inchiesta e prova indipendenti''.
Per il segretario di NtC le democrazie non sono di per sé immuni da queste pratiche'' e la proposta di regolamentare la tortura che viene avanzata da campioni dei diritti civili come Alan Dershowitz ''è non solo rivelatrice di un fenomeno che esiste ma anche di una logica aberrante: quella della guerra al terrorismo e della sicurezza come fine che giustifica i mezzi''.
''Quante scosse elettriche e in quali parti del corpo possiamo infliggere? A quanti gradi sotto zero o sopra zero possiamo sottoporre un detenuto perché la tortura sia accettabile, non eccessiva, ma proporzionata al risultato della prevenzione e della legittima difesa?'', si chiede.
''Quand’anche noi riuscissimo a salvare vite umane innocenti grazie al fatto che torturando un terrorista sapremmo dove è collocata una bomba, quante altre bombe o uomini-bomba
innescheremmo grazie all’imbarbarimento generale che la tortura di stato avrà provocato?'', si chiede ancora.
''La forza e la sicurezza di uno stato - afferma poi l'esponente radicale - sta innanzitutto nel diritto, cioè nel limite che noi poniamo a noi stessi, al nostro sacrosanto senso di giustizia, di rivalsa, di legittima difesa, e il limite in questo caso è stabilito dalla inviolabilità della persona detenuta''.
— FONTI
- (Fonti: ANSA, 03/05/2004)
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