TEXAS (USA): ALFRED DEWAYNE BROWN 154° ‘ESONERATO’ NEGLI USA
Il Death Penalty Information Center ha aggiunto con il n° 154 Alfred Dewayne Brown, 33 anni, nero, alla
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Il Death Penalty Information Center ha aggiunto con il n° 154 Alfred Dewayne Brown, 33 anni, nero, alla sua lista degli “esonerati” dal braccio della morte. Dal comunicato del DPIC si apprendono ulteriori dettagli sul caso. Come è noto, Brown venne accusato di due omicidi compiuti nel corso di una rapina. Contro di lui non esistevano prove fisiche, ma solo alcune testimonianza indirette, più la testimonianza di uno dei due uomini accusati, in concorso con Brown, degli omicidi.
Brown non aveva un alibi preciso, ma disse che all’ora degli omicidi era in casa della fidanzata, e ricordava di aver fatto una telefonata. I tabulati di quella telefonata non vennero mai acquisiti al processo. I difensori di Brown continuarono a cercare il tabulato anche dopo la condanna, e lo trovarono nel 2013 a casa di un poliziotto, che disse di averlo ritrovato mentre preparava un trasloco.
Oggi il DPIC spiega il ruolo della giornalista Lisa Falkenberg, che anche per gli articoli scritti sul caso Brown quest’anno ha vinto il Premio Pulitzer. La Falkenberg è riuscita a raccogliere testimonianze sul fatto che l’allora fidanzata di Brown, Sharonda Simon, avesse subito interrogatori chiaramente volti ad intimidirla, comprendenti minacce di imputazione per falsa testimonianza, fino all’averla arrestate per 7 settimane fino a quando la donna non rinunciò a difendere Brown. Sharonda Simon ha recentemente ritrattato la vecchia testimonianza che era stata usata per smentire l’alibi di Brown, ed in una nuova testimonianza scritta e giurata ha confermato la versione di Brown. Dal 2007 i difensori di Brown sostengono di avere le prove che il reato è stato commesso da un altro uomo, con precedenti per rapina, e collegamenti con gli altri due imputati. I difensori di Brown nel 2008 avevano chiesto che il Dna della persona da loro indicata venisse comparato con quello trovato sulla scena del crimine, ma la richiesta venne negata.
Brown è il prosciolto numero 154, il 13° del Texas, e il 4° negli Usa nel corso del 2015.
Brown non aveva un alibi preciso, ma disse che all’ora degli omicidi era in casa della fidanzata, e ricordava di aver fatto una telefonata. I tabulati di quella telefonata non vennero mai acquisiti al processo. I difensori di Brown continuarono a cercare il tabulato anche dopo la condanna, e lo trovarono nel 2013 a casa di un poliziotto, che disse di averlo ritrovato mentre preparava un trasloco.
Oggi il DPIC spiega il ruolo della giornalista Lisa Falkenberg, che anche per gli articoli scritti sul caso Brown quest’anno ha vinto il Premio Pulitzer. La Falkenberg è riuscita a raccogliere testimonianze sul fatto che l’allora fidanzata di Brown, Sharonda Simon, avesse subito interrogatori chiaramente volti ad intimidirla, comprendenti minacce di imputazione per falsa testimonianza, fino all’averla arrestate per 7 settimane fino a quando la donna non rinunciò a difendere Brown. Sharonda Simon ha recentemente ritrattato la vecchia testimonianza che era stata usata per smentire l’alibi di Brown, ed in una nuova testimonianza scritta e giurata ha confermato la versione di Brown. Dal 2007 i difensori di Brown sostengono di avere le prove che il reato è stato commesso da un altro uomo, con precedenti per rapina, e collegamenti con gli altri due imputati. I difensori di Brown nel 2008 avevano chiesto che il Dna della persona da loro indicata venisse comparato con quello trovato sulla scena del crimine, ma la richiesta venne negata.
Brown è il prosciolto numero 154, il 13° del Texas, e il 4° negli Usa nel corso del 2015.
— FONTI
- (Fonti: DPIC, 10/06/2015)
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