TENNESSEE (USA): GIUSTIZIATO 29 ANNI DOPO TRIPLICE OMICIDIO
Cecil Johnson, un nero di 53 anni, è stato giustiziato in Tennessee con iniezione letale, 29 anni dopo un triplice omicidio rispetto al quale l’uomo si è sempre detto innocente.
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Cecil Johnson, un nero di 53 anni, è stato giustiziato in Tennessee con iniezione letale, 29 anni dopo un triplice omicidio rispetto al quale l’uomo si è sempre detto innocente. Poco prima dell'esecuzione, il condannato aveva causato una vivace discussione in seno alla Corte Suprema degli Stati Uniti quanto alla possibilità di sospendere l’esecuzione a così tanto tempo dalla condanna.
Nel suo insieme, il più alto organo giudiziario Usa ha rifiutato di occuparsi dell'ultimo ricorso del condannato, decisione che implica l'approvazione di almeno quattro dei nove giudici. Ma il decano dell'istituzione, per la seconda volta in tre settimane, ha preso la penna per denunciare la procedura.
"L’attesa stessa sottopone i detenuti del braccio della morte a decenni di reclusione in condizioni particolarmente dure e disumanizzanti" scrive il giudice John Paul Stevens, uno dei più progressisti della Corte Suprema. Il giudice ha ricordato l'assenza di "prove materiali che collegano Cecil Johnson ai crimini" e il fatto che lo Stato del Tennessee ha impiegato dodici anni per dargli accesso agli elementi che avrebbero potuto minare la testimonianza oculare contro di lui.
In un parere separato, in forma di risposta, uno dei giudici più conservatori della Corte, Clarence Thomas, ha ricordato che Stevens aveva già protestato il 10 novembre, stavolta contro lo Stato della Virginia, perché aveva programmato l'esecuzione di un condannato troppo presto. E in effetti in quel caso non erano stati esauriti tutti i suoi ricorsi. "La visione del giudice Stevens è, a quanto pare, che gli Stati non agiscono mai a tempo" ironizza il giudice Thomas per cui Cecil Johnson, che ha moltiplicato gli appelli, è il solo responsabile del lungo rinvio.
In media negli Stati Uniti un condannato a morte passa dodici anni nel braccio della morte prima di essere giustiziato. Johnson è il 49esimo prigioniero messo a morte negli Stati Uniti nel 2009, il sesto nel Tennessee da quando questo stato ha ristabilito la pena di morte nel 1976.
Nel suo insieme, il più alto organo giudiziario Usa ha rifiutato di occuparsi dell'ultimo ricorso del condannato, decisione che implica l'approvazione di almeno quattro dei nove giudici. Ma il decano dell'istituzione, per la seconda volta in tre settimane, ha preso la penna per denunciare la procedura.
"L’attesa stessa sottopone i detenuti del braccio della morte a decenni di reclusione in condizioni particolarmente dure e disumanizzanti" scrive il giudice John Paul Stevens, uno dei più progressisti della Corte Suprema. Il giudice ha ricordato l'assenza di "prove materiali che collegano Cecil Johnson ai crimini" e il fatto che lo Stato del Tennessee ha impiegato dodici anni per dargli accesso agli elementi che avrebbero potuto minare la testimonianza oculare contro di lui.
In un parere separato, in forma di risposta, uno dei giudici più conservatori della Corte, Clarence Thomas, ha ricordato che Stevens aveva già protestato il 10 novembre, stavolta contro lo Stato della Virginia, perché aveva programmato l'esecuzione di un condannato troppo presto. E in effetti in quel caso non erano stati esauriti tutti i suoi ricorsi. "La visione del giudice Stevens è, a quanto pare, che gli Stati non agiscono mai a tempo" ironizza il giudice Thomas per cui Cecil Johnson, che ha moltiplicato gli appelli, è il solo responsabile del lungo rinvio.
In media negli Stati Uniti un condannato a morte passa dodici anni nel braccio della morte prima di essere giustiziato. Johnson è il 49esimo prigioniero messo a morte negli Stati Uniti nel 2009, il sesto nel Tennessee da quando questo stato ha ristabilito la pena di morte nel 1976.
— FONTI
- (Fonti: Apcom, 03/12/2009)
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