TENNESSEE. “E' VIETATA PER I CANI, NON USATELA SU DI ME”
Abu-Ali Abdur ’Rahman, 54enne condannato a morte del Tennessee, sfida il metodo dell’iniezione letale usato nello stato per le esecuzioni, sostenendo che la miscela iniettata ai condannati provochi inutili sofferenze.
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Abu-Ali Abdur ’Rahman, 54enne condannato a morte del Tennessee, sfida il metodo dell’iniezione letale usato nello stato per le esecuzioni, sostenendo che la miscela iniettata ai condannati provochi inutili sofferenze. Un legale di Abdur’Rahman ha chiesto alla Corte Suprema del Tennessee di ordinare al dipartimento penitenziario dello Stato la modifica del metodo di esecuzione, compreso il divieto di usare il pancuronium bromide, o Pavulon, nelle iniezioni letali. Il Pavulon non è consentito dall’American Veterinary Medical Association per l’eutanasia degli animali, poiché può essere alla base di estrema sofferenza non visibile dai presenti a causa del suo effetto paralizzante. I dipartimenti penitenziari del Paese sostengono invece che non ci sono prove che i farmaci usati nell’iniezione letale, compreso il Pavulon, causino altro che una morte relativamente indolore.
Ma Abdur ’Rahman, attraverso il suo avvocato Bradley MacLean, pone questa domanda ai giudici: «Lo sapete che stanno per giustiziarmi con qualcosa che non potrebbero usare su un cane?».
L'uomo è stato condannato alla pena capitale nel 1987 per un omicidio commesso l’anno precedente con un coltello. Contro la sentenza si erano mobilitate diverse associazioni per i diritti dei carcerati che sostenevano che l'uomo non avesse avuto, durante il processo, una difesa adeguata. E, in particolare, che non fossero state prese in considerazione delle attenuanti legate alla sua infanzia difficile. Da piccolo era infatti stato sottoposto a percosse e violenze da parte del padre, un poliziotto militare, che era arrivato a fargli ingoiare un pacchetto di sigarette come punizione per aver fumato e, non contento, dopo che il giovane aveva rigettato lo aveva costretto a ingoiare il suo stesso vomito. Abdur 'Rahman aveva anche vissuto il trauma del suicidio del fratello e di diversi tentati suicidi da parte della sorella. Tutti elementi che però non hanno modificato la sentenza. Nel tentativo di bloccare la sua esecuzione, Abdur 'Rahman ha presentato altri appelli presso le corti federali.
Ma Abdur ’Rahman, attraverso il suo avvocato Bradley MacLean, pone questa domanda ai giudici: «Lo sapete che stanno per giustiziarmi con qualcosa che non potrebbero usare su un cane?».
L'uomo è stato condannato alla pena capitale nel 1987 per un omicidio commesso l’anno precedente con un coltello. Contro la sentenza si erano mobilitate diverse associazioni per i diritti dei carcerati che sostenevano che l'uomo non avesse avuto, durante il processo, una difesa adeguata. E, in particolare, che non fossero state prese in considerazione delle attenuanti legate alla sua infanzia difficile. Da piccolo era infatti stato sottoposto a percosse e violenze da parte del padre, un poliziotto militare, che era arrivato a fargli ingoiare un pacchetto di sigarette come punizione per aver fumato e, non contento, dopo che il giovane aveva rigettato lo aveva costretto a ingoiare il suo stesso vomito. Abdur 'Rahman aveva anche vissuto il trauma del suicidio del fratello e di diversi tentati suicidi da parte della sorella. Tutti elementi che però non hanno modificato la sentenza. Nel tentativo di bloccare la sua esecuzione, Abdur 'Rahman ha presentato altri appelli presso le corti federali.
— FONTI
- (Fonti: Corriere della Sera, Ap, 08/06/2005)
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