Sono reati capitali quelli previsti dalla Sharia
Sono reati capitali quelli previsti dalla Sharia
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Sono reati capitali quelli previsti dalla Sharia.
Il tribunale penale non può emettere una condanna a morte senza il consenso di tutti i giudici che presiedono la corte e la sentenza non può venire eseguita prima della ratifica del sultano.
Le condanne a morte vengono mandate al Gran Mufti dell’Oman, il quale è autorizzato a confermarle o a commutarle. Egli rivede i casi insieme a due consiglieri di questioni giudiziarie e penali.
L’esecuzione di una donna incinta viene rimandata fino al parto: se il bambino nasce vivo, l’esecuzione viene posticipata di 2 anni per permettere l’allattamento, mentre se il bambino muore l’esecuzione viene effettuata 40 giorni dopo il decesso.
Le esecuzioni non possono avvenire durante feste nazionali o durante la Eid (Eid-al-Fitr, la festa della “rottura del digiuno” alla fine del mese di Ramadan).
Nel 2015, l’Oman avrebbe effettuato due esecuzioni tramite fucilazione, secondo Amnesty International. Le ultime esecuzioni erano avvenute nel 2009, quando l’Oman ha giustiziato quattro prigionieri.
La guerra alla droga
Il 5 ottobre 2015, il sultano Qaboos Bin Saeed ha approvato emendamenti alla legge sulla droga e le sostanze psicotrope, introducendo sanzioni più severe, tra cui la pena di morte e l’ergastolo, per trafficanti e spacciatori di droga.
Secondo la legge modificata, la pena di morte o il carcere a vita possono essere imposti alle seguenti persone: trafficanti di droga; recidivi di reati di droga; dipendenti pubblici responsabili della lotta al narcotraffico riconosciuti colpevoli di traffico di droga; persone che usano minori o orfani per commettere reati di droga; persone coinvolte in bande del narcotraffico internazionale; persone che abusano del loro potere e immunità per commettere o facilitare reati di droga.
Le Nazioni Unite
Il 16 dicembre 2020, l'Oman ha nuovamente votato contro la risoluzione per una moratoria delle esecuzioni capitali all’Assemblea generale delle Nazioni Unite.
Il tribunale penale non può emettere una condanna a morte senza il consenso di tutti i giudici che presiedono la corte e la sentenza non può venire eseguita prima della ratifica del sultano.
Le condanne a morte vengono mandate al Gran Mufti dell’Oman, il quale è autorizzato a confermarle o a commutarle. Egli rivede i casi insieme a due consiglieri di questioni giudiziarie e penali.
L’esecuzione di una donna incinta viene rimandata fino al parto: se il bambino nasce vivo, l’esecuzione viene posticipata di 2 anni per permettere l’allattamento, mentre se il bambino muore l’esecuzione viene effettuata 40 giorni dopo il decesso.
Le esecuzioni non possono avvenire durante feste nazionali o durante la Eid (Eid-al-Fitr, la festa della “rottura del digiuno” alla fine del mese di Ramadan).
Nel 2015, l’Oman avrebbe effettuato due esecuzioni tramite fucilazione, secondo Amnesty International. Le ultime esecuzioni erano avvenute nel 2009, quando l’Oman ha giustiziato quattro prigionieri.
La guerra alla droga
Il 5 ottobre 2015, il sultano Qaboos Bin Saeed ha approvato emendamenti alla legge sulla droga e le sostanze psicotrope, introducendo sanzioni più severe, tra cui la pena di morte e l’ergastolo, per trafficanti e spacciatori di droga.
Secondo la legge modificata, la pena di morte o il carcere a vita possono essere imposti alle seguenti persone: trafficanti di droga; recidivi di reati di droga; dipendenti pubblici responsabili della lotta al narcotraffico riconosciuti colpevoli di traffico di droga; persone che usano minori o orfani per commettere reati di droga; persone coinvolte in bande del narcotraffico internazionale; persone che abusano del loro potere e immunità per commettere o facilitare reati di droga.
Le Nazioni Unite
Il 16 dicembre 2020, l'Oman ha nuovamente votato contro la risoluzione per una moratoria delle esecuzioni capitali all’Assemblea generale delle Nazioni Unite.
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